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"Man on Wire" di James Marsh

25 ottobre 2008 Recensioni 0 Commenti
Tommaso Tocci, 25 Ottobre 2008: Arguto
Disponibile in home-video

Il racconto del tentativo – coraggioso e illegale – compiuto il 7 agosto 1974 da parte dell’acrobata francese Philippe Petit di tirare un cavo metallico tra le due Torri Gemelle del World Trade Center e camminarci sopra. La cosa fu definita come un crimine artistico tipico del XX secolo…


Vanno forte nei documentari, le corde. Ne La morte sospesa era una corda verticale a tenere legati i destini di due uomini in pericolo. In questo Man on Wire gli sguardi vengono catturati da un cavo orizzontale, teso tra due edifici, preferibilmente famosi e molto alti. Sopra al cavo c’è Philippe, circense francese eccentrico ed entusiasta. Che cammina, va, torna, si siede, gioca. Il regista James Marsh ne ripercorre l’impresa più famosa, una passeggiata sospeso tra le Torri Gemelle, alternandola con l’esplorazione del personaggio, delle sue motivazioni e dell’irresistibile fascinazione per le camminate ad alta quota. Dall’infanzia del protagonista fino al 1974, anno in cui il blitz al World Trade Center fu portato a termine con successo, il film è un racconto originale che rimbalza per i Festival (raccogliendo anche bei premi) già da parecchi mesi, indagando il mistero di uno dei tanti uomini che rischiano la vita per passione.

Marsh alterna tre soluzioni narrative: le parole filmate del vero Philippe e dei suoi compagni di avventura, i materiali autentici (foto e video) che testimoniano le sue gesta e un terzo elemento storicamente molto insidioso, la ricostruzione finzionale di alcuni eventi che accompagna i racconti dei protagonisti. Il merito principale del regista è quello di riuscire qua e là a tramutare un espediente potenzialmente didascalico e scialbo in sprazzi di cinema interessantissimi, come nelle sequenze dedicate all’intrusione notturna del gruppetto nel WTC.

Con un’iconografia a metà tra l’espressionismo tedesco e il teatro dei mimi, Marsh descrive la suggestiva ‘ascensione’ dei personaggi verso la cima dell’edificio lasciando correre a briglia sciolta l’ambiguità comico-poetica che puntella tutta la storia. È pur vero che molto del lavoro lo fa comunque Philippe, il cui brio da solo dona al film un’angolatura surreale; la curiosa sensazione è che in definitiva non sia l’impresa in sé a catalizzare l’attenzione, quanto piuttosto la nuda figura del protagonista unita ai suddetti guizzi di regia (altro tema ricorrente è la presenza sorniona delle forze dell’ordine ad arginare Philippe). Per questo il film funziona peggio quando Marsh cerca il pathos o l’emotività culminante.

Man on Wire è un film sulla storia di un uomo, ma è anche un film sulla storia di due torri, come è evidente pure prima che Marsh giustapponga in split screen le immagini di un WTC in costruzione e di un giovane acrobata su un filo. Questo legame genetico fa risuonare ancora più forte l’eco del non detto, di ciò che sarà (che è stato). È una nota amara ma subdola, assente dal film perchè Marsh è attento a concentrarsi sullo specifico dei suoi truffatori dilettanti, che vanno all’assalto del tetto evitando le guardie. Una scelta che funziona, ed è uno straniamento che si dimentica pur tenendolo a mente.


Titolo: Man on Wire
Regia: James Marsh
Sceneggiatura:
Fotografia: Igor Martinovic
Interpreti: Philippe Petit, Annie Allix, Jean-Louis Blondeau, Ardis Campbell, David Demato, David Forman, David Roland Frank, Barry Greenhouse, Aaron Haskell, Jean François Heckel, Paul McGill, Jim Moore, Alan Welner, Robert Sciglimpaglia
Nazionalità: Regno Unito – USA, 2008
Durata: 1h. 30′


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