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"Molto forte incredibilmente vicino" di Stephen Daldry

10 maggio 2012 Recensioni 4 Commenti
CineFile

Warner, 23 Maggio 2012 – Drammatico

Oskar è un bambino che soffre dopo aver perso il padre l’undici settembre 2001. Cerca per tutta New York la serratura di una chiave trovata per caso, credendo che sia l’indizio di una “missione” lasciatagli dal padre…


Thomas Horn e Tom HanksPer noi italiani è “l’undici settembre”, per gli statunitensi è il “nine-eleven”, per il piccolo protagonista di Molto forte incredibilmente vicino è «il giorno più brutto». Tratto dal romanzo di Jonathan Safran Foer, questo film di Stephen Daldry racconta la storia di un bambino di rara intelligenza e spiccata curiosità esplorativa, che dopo la morte del padre (Tom Hanks) nell’attentato alle torri gemelle, vede l’aggravarsi delle sue fobie nel relazionarsi col mondo esterno e l’impossibilità di andare avanti senza una spiegazione dell’accaduto. Oskar (il bravissimo Thomas Horn) cerca il perché di ogni cosa; il papà sfruttava questo suo voler sapere facendogli intraprendere delle missioni esplorative sulla scia di indizi che lo spronassero a sconfiggere le sue paure, come quella dell’altalena.

Thomas Horn e Max von Sydow«Se il sole esplodesse, per otto minuti non ce ne accorgeremmo, perché tanto serve alla luce per arrivare fino a noi» dice il piccolo un anno dopo l’accaduto. Sentendo che quei minuti col padre stavano finendo Oskar, applica un senso al ritrovamento di una chiave nascosta, convincendosi che trovando la serratura avrebbe fatto la volontà di suo padre. La sua tragedia interiore, che è stata quella reale di tante persone, cerca conforto in un percorso che lo allontana dalla soluzione ma lo avvicina agli altri, soprattutto alla mamma. Combatte se stesso, i suoi disagi, le sue paure, cresce. Esce da sotto il letto, dove si era girato, negandosi alla famiglia e allo spettatore, che dall’altra parte della realtà prova a capire le sue, di scelte.

Sandra Bullock e Thomas HornE’ un personaggio che nonostante abbia uno sguardo intenso e denso di rabbia, intenzioni e domande – che la regia sottolinea più volte col primo piano – non si lascia penetrare, perché crede che nessuno riesca a pensare come lui. Lo spettatore si mette allora al fianco della mamma (Sandra Bullock) e osserva da fuori, con le preoccupazioni e le lacrime di chi non può fare niente.

Thomas Horn in una scenaQuesto film è un dramma ma è anche un percorso di crescita, di ricerca continua – «don’t stop looking» diceva uno degli indizi del padre – di un bambino che fallendo trova se stesso, scopre il valore degli incontri e accetta l’esistenza del non-senso. Ci sono spunti molto brillanti in sceneggiatura che lavorano sul tema del significato delle cose e delle persone, come il gioco degli ossimori, la ricerca delle foto del padre su internet, l’uso della chiave (oggetto che apre mille possibilità). Si aggiungono inserti di ironia pura e semplice – come quando Oskar scende in metropolitana con la maschera a gas, pretende di avere un mausoleo o usa la radio per comunicare con la nonna – che punteggiano scene cariche di tensione emotiva. Scenografia e luci lavorano insieme in modo coerente alla situazione di sfondo, tratteggiando una New York sempre nebbiosa, scura, con poche luci e colori. Il merito più grande di tutto il film sta però nella costruzione della storia, che procede per frammenti, flashback, riproponendo narrativamente lo stato in cui si trova una persona quando perde qualcuno: il presente sembra non scorrere e i ricordi irrompono a bloccare il futuro.


La locandinaTitolo: Molto forte incredibilmente vicino (Extremely Loud & Incredibly Close)
Regia: Stephen Daldry
Sceneggiatura: Eric Roth
Fotografia: Chris Menges
Interpreti: Tom Hanks, Thomas Horn, Sandra Bullock, Zoe Caldwell, Max von Sydow, Viola Davis, Jeffrey Wright, John Goodman, Dennis Hearn, Paul Klementowicz, Julian Tepper
Nazionalità: USA, 2011
Durata: 2h. 09′


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Attualmente ci sono 4 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Una visione alternativa all’attacco delle Torri.
    Buonissima la regia che non fa pesare (la noia è dietro l’angolo) un film drammatico e abbastanza lento ma, appunto, Daldry è bravo a tenere viva l’attenzione dello spettatore con le ricerche ossessive di Oskar.
    Finale discretamente emozionante, sicuramente il libro ha emozionanto di più.
    Lo script ha il pregio di non possedere punti morti.
    Tutto questo è stato possibile, secondo me, grazie alla favolosa prestazione del giovane Thomas Horn, da tenere d’occhio sicuramente.
    Brave comunque le star presenti.
    Buona fotografia (che immortala una New York sempre nebbiosa) e scenografia.
    Azzeccate le musiche di Desplat.
    Albe l’hai visto?

  2. Alberto Cassani scrive:

    Non l’ho visto, dissuaso da alcuni pareri negativi di colleghi fidati. Però avendo amato il titolo precedente di Safran Foer sia nella sua versione letteraria sia in quella cinematografica, non escludo di recuperarlo con calma a primavera.

  3. Sebastiano scrive:

    Se ti riferisci a “Ogni cosa e’ illuminata” non ci sono paragoni: anche io adoro sia il libro che la versione cinematografica, per nulla facile da ricavare, ma “Molto forte…” per me e’ ok.
    Max von Sydow e’ da applausi a scena aperta.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Sì, sì: ovviamente parlavo di “Ogni cosa è illuminata”.

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