|
Davide Baldazzi, 7 Giugno 2003: Confuso |
Warner,
16 Maggio 2003
|
PerdutoAmor
di Franco Battiato
Esordio
di Franco Battiato alla regia, "PerdutoAmor" è un film
impossibile da riassumere.
Le vicende si snodano in un arco di tempo che va dall'inizio degli anni
'50 fino al 1968, tra la Sicilia e Milano. Protagonista, un ragazzo
appassionato di musica, che possiamo seguire nella sua crescita, dall'infanzia
fino ai vent'anni: difficilissimo dire qualcosa in più di una
trama che sembra inesistente.
"PerdutoAmor" probabilmente ambisce ad essere un ritratto
di artista da giovane; e non è difficile immaginare quanto della
vita e delle esperienze personali di Battiato vi sia raccontato.
Nella
prima parte vediamo infatti il protagonista - Ettrore Corvaja - bambino
nella Sicilia degli anni '50; e qui Battiato ci stupisce, offrendoci
un'immagine insolita delle donne meridionali del tempo.
Figlio (e nipote) di una sarta rinomata, Ettore vive in un tranquillo
ambiente piccolo-borghese nel quale la presenza femminile prevale senza
incertezze. Le donne si dimostrano inaspettatamente dinamiche e attive:
autonome dai mariti, sanno conquistarsi l'indipendenza economica e soprattutto
gestiscono la vita quotidiana con assoluta libertà.
È in questa prima parte del film che Battiato riesce ad inanellare
alcune sequenze di grande suggestione, con le quali sembra voler rappresentare
ciò che è inesplicabile: quell'infinito universo di sottili
sensazioni, di intime suggestioni, che colpiscono l'animo dell'artista
nella sua osservazione del quotidiano, e che contribuiscono a formare
la sua sensibilità. Il passaggio di un transatlantico di fronte
alla costa (evidente l'omaggio al Rex evocato da Fellini in "Amarcord"),
l'incanto della natura, ma anche una semplice festa in maschera - o
una lezione di cucito - sono tutti episodi di cui l'artista bambino
sa cogliere (forse ancora inconsciamente) il significato che agli altri
resta nascosto, e che sedimentano nel suo animo come humus prezioso.
Purtroppo
però tutto questo si perde in un grande mare di immagini ed episodi
diversi. Battiato sembra voler mettere troppa "carne al fuoco":
il ritratto della Sicilia anni '50, incurabilmente fatalistica e chiusa
alla modernità, ma allo stesso tempo terra magica ed iniziatica;
il ritratto di una coppia in crisi (i genitori di Ettore), che riesce
a trovare un proprio (inspiegato) equilibrio, alcuni personaggi "bizzarri":
tutto viene amalgamato in un racconto non sempre coerente e spesso confuso,
che lascia lo spettatore interdetto, con una sgradevole sensazione di
estraneità al film.
La
storia di Ettore prosegue con le sue esperienze di adolescente: il primo
amore, la formazione culturale. Fanno la loro comparsa due "maestri
di vita": un caustico professore di filosofia ed un indolente nobiluomo
marxista.
La
sceneggiatura (scritta da Battiato insieme a Manlio Sgalambro) diviene
però quanto mai oscura, e cede senza più resistenze alla
tentazione (fino a quel punto faticosamente dominata) di una concettualizzazione
estrema, di una rappresentazione puramente astratta, che raggela lo
spettatore per la sua staticità. Staticità che si rispecchia
perfettamente nell'organizzazione dello spazio scenico adottata dal
regista, che coordina i movimenti degli attori in modo tale da creare
un'impressione di fastidiosa rigidità, e di artificiosità
della messa in scena.
L'ultima
parte del film si svolge a Milano, dove Ettore approda per realizzare
le sue ambizioni di musicista. In un mondo diverso, in cui la contestazione
sessantottina domina la scena, una nuova esperienza lo attende: l'esoterismo
e la filosofia tantrica. E così finalmente, istruito sulle pratiche
di meditazione e di introspezione orientali, arrabattandosi tra impieghi
precari ed esibizioni di incerto successo, Ettore arriva ad affermare
il suo talento d'artista, ma, sorprendentemente, non nel settore musicale.
Il film si chiude con le parole dello stesso Sgalambro, che ribadisce
quello che tanti artisti siciliani ci hanno già raccontato: la
fuga di Ettore è solo illusoria, la Sicilia prima o poi rivendica
sempre per sé i suoi figli.
Per
tutta la sua durata, "PerdutoAmor" è un lungo omaggio
alla musica leggera italiana. Ovviamente Battiato sa scegliere in modo
sapiente le canzoni più significative di ogni periodo, e sa amalgamarle
bene con le immagini che scorrono sullo schermo. Lunghissima è
poi la serie di comparsate che vedono come protagonisti alcuni dei più
significativi esponenti della musica d'autore italiana di oggi e di
ieri.
L'esordio di Battiato alla regia però non risulta affatto convincente.
Anche se alcuni intuizioni sono sicuramente affascinanti (molto bello,
ad esempio, nella prima parte dell'opera è il trascolorare frequente
dal giorno alla notte), il regista si dimentica troppo presto che un
film dev'essere prima di tutto un racconto per immagini. In particolare
un film come questo, che non vuole narrare una storia, ma ambisce a
rappresentare la complessa crescita di un animo umano.
Si
tratta di un'opera colta, raffinata, ricchissima di suggestioni intellettuali,
in cui Sgalambro e Battiato hanno riversato molto del loro mondo poetico.
Peccato però che il risultato sia così freddo: domina
il cervello, ma sono state dimenticate le emozioni.
Percorsi
tematici
Musikanten
- di Franco Battiato;
con Alejandro Jodorowskj, Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni.
Titolo:
PerdutoAmor
Regia:
Franco Battiato
Sceneggiatura:
Franco Battiato, Manlio Sgalambro
Fotografia:
Marco Pontecorvo
Interpreti:
Corrado Fortuna, Donatella Finocchiaro, Gabriele Ferzetti, Ninni Bruschetta,
Tiziana Lodato, Nicole Grimaudo, Anna Maria Gherardi, Lucia Sardo, Manlio
Sgalambro, Rada Rassimov, Francesco De Gregori, Giovanni Lindo Ferretti,
Luca Vitrano
Nazionalità:
Italia, 2003
Durata:
1h. 27'
|