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"Psycho" di Gus Van Sant

28 novembre 1999 Recensioni 0 Commenti
Psycho

Uip, 23 Aprile 1999 – Piatto

Innamorata di un uomo sposato, Marion cede alla tentazione di cambiare vita fuggendo con 40.000 dollari che doveva portare in banca per conto dell’uomo per cui lavora. Durante un lungo viaggio in automobile viene sorpresa da un temporale e decide di fermarsi nell’isolato Motel Bates…


Il pensiero di un remake del film che ha rivoluzionato il cinema horror sembra il delirio di un malato di mente. Eppure Gus Van Sant ha cercato a cercato a lungo di convincere i produttori della Universal a realizzare questo progetto, ma solo adesso, facendo veder loro gli Oscar vinti da Will Hunting, è riuscito a convincerli. E in fondo il pubblico ha risposto discretamente bene.

Vince Vaughn e il Bates Motel in PsychoPsyco, l’originale, ha infranto molte delle regole del cinema, e soprattutto di Hollywood. Era una sequenza di colpi inaspettati, di situazioni sorprendenti, proprio perché, volutamente, non rispettava alcuna regola che lo spettatore si aspettava di veder rispettata. Sono passati 40 anni e il pubblico è cambiato molto, e proprio per via del primo Psyco non si aspetta più alcune cose, e se ne aspetta altre. Nell’idea di rifare il film inquadratura per inquadratura, rispettando l’originale il più possibile, Van Sant ha tradito completamente lo spirito di Hitchcock. E in alcuni casi sembra persino dimostrare di non averlo proprio capito. Prova ne è la scelta di Anne Heche nel ruolo della fuggiasca Marion Crane. La scena della doccia – famosa almeno quanto quella della scalinata di Odessa de La Corazzata Potemkin – ha la potenza che ha soprattutto perché vede la grande star essere brutalmente uccisa dopo neanche mezz’ora di film. Nello scegliere la Heche, bravina ma tutt’altro che un nome importante del cinema, questo elemento viene totalmente perso.

Anne Heche in PsychoLa sceneggiatura è scritta, di nuovo, da Joseph Stefano, che a dir la verità non ha avuto una carriera particolarmente radiosa. A parte il film di Hitchcock di suo si ricordano, negli Stati Uniti più che in Europa, The Black Orchid (1958), il film-Tv A Death of Innocence (1971) e il più recente Two Bits (1985). Stefano è il classico esempio di persona intrappolata in un ruolo, anche se di solito capita con gli attori, proprio com’è capitato ad Anthony Perkins.

La storia è in realtà basata su un romanzo di Robert Bloch, che è però probabilmente la cosa peggiore che Bloch abbia mai scritto, ben lontana da American Gothic e Sinceramente vostro, Jack lo squartatore. Vista l’origine poco nobile, il primo Psyco sembra un’eccezione, il lavoro di un genio che è riuscito a ribaltare delle pessime premesse. Questo particolare avrebbe  dovuto convincere chiunque a lasciar perdere l’idea di farne un remake, invece Van Sant ha insistito.

William H. Macy in PsychoLa scena più bella di questa nuova versione – l’unica che funzioni davvero bene – è quella in cui Marion, mentre guida, si immagina le reazioni della gente di Phoenix alla sua fuga.  Tutto il resto non è niente di eccezionale. Il problema sta proprio nel modo in cui il film è stato rifatto. Van Sant, che in altri suoi lavori ha dimostrato di essere un buon regista, qui è dirige con mano assolutamente impersonale, senza stile. Sarebbe stato molto più interessante, più accattivante e probabilmente anche più soddisfacente, provare a narrare la stessa storia da un’altra angolazione, girando il film in un altro modo. Invece Van Sant era interessato soltanto a presentare una versione aggiornata, a colori, del film di Hitchcock al pubblico di giovani che non l’ha mai visto. Ma allora che differenza c’è con la colorazione elettronica dei grandi film del passato?


La locandina statunitense di PsychoTitolo: Psycho (Id.)
Regia: Gus Van Sant
Sceneggiatura: Joseph Stefano
Fotografia: Chris Doyle
Interpreti: Vince Vaughn, Anne Heche, William H. Macy, Julianne Moore, Viggo Mortensen, Robert Forster, Chad Everett, James Remar, Philip Baker Hall, Anne Haney, Rance Howard, Rita Wilson, James LeGros, Steven Clark Pachosa
Nazionalità: USA, 1998
Durata: 1h. 46′


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