Alberto Cassani, 9 Agosto 1998: Capolavoro
Uip, 30 Ottobre 1998

Salvate il soldato Ryan

W O W di Steven Spielberg W O W


“Il Segretario di Stato desidera esprimere il proprio rammarico per la perdita di suo figlio, il soldato Ryan, nella battaglia di Omaha Beach, il 6 Giugno 1944. Segue lettera di conferma.”
     “Saving Private Ryan - The book of the film

Foto di gruppo per i protagonisti del filmImmaginate di ricevere questo telegramma. Immaginate di riceverne tre. Nello stesso giorno. Potete ben capire perché lo stato maggiore dell’esercito statunitense voglia evitare a tutti i costi che la signora Ryan ne riceva anche un quarto, quello riguardante il suo figlio minore, James, se è vero che non sapere che fine ha fatto tuo figlio è peggio che saperlo morto. Viene approntata una squadra speciale di otto uomini, che per la maggior parte non si erano mai incontrati, con il compito di ritrovare il paracadutista disperso e riportarlo a casa a tutti i costi.

Lo sbarco in NormandiaAbbiamo un “miglior film sulla prima guerra mondiale” (“Orizzonti di Gloria”), abbiamo un “miglior film sulla guerra del Vietnam” (“Full Metal Jacket”), abbiamo persino un miglior film sulla battaglia di Grenada (“Gunny”), ma non abbiamo un “miglior film sulla seconda guerra mondiale”. Fino ad ora. “Private Ryan” non è solo il miglior film mai girato sul secondo conflitto mondiale, è uno dei più bei film di guerra di tutti i tempi, di qualsiasi guerra si tratti. Fino ad ora è di gran lunga il miglior film dell’anno (previsione: 7 Oscar. Film, regia, attore, sceneggiatura, montaggio, fotografia ed effetti speciali sonori. E magari anche make-up, effetti speciali visivi e attore non protagonista). Non deve sorprendere più di tanto il fatto che sia opera di Steven Spielberg, un regista che si tende a ricordare più per i suoi “pop-corn movies” (“E.T.”, “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, “Jurassic Park”) che per le opere serie (con l'esclusione di “Schindler’s List”). In realtà Spielberg aveva dimostrato già anni fa di trovarsi completamente a proprio agio con i temi seri dirigendo “Il colore viola”, un capolavoro assoluto ma tutto sommato sempre poco considerato dalla critica. Il ricordo di questo splendido film veniva puntualmente oscurato da quello del deludente “L’impero del sole”, e anche “Schindler’s List” aveva perso punti dopo lo sfortunato ma bellissimo “Amistad”. Negli ultimi anni Spielberg si è dedicato soprattutto alla produzione di questi famosi “pop-corn movies”, più (“Deep Impact”) o meno (“Men in Black”) riusciti. “Private Ryan” ce lo restituisce come il grande regista che sa sempre trovare il modo migliore per arrivare al cuore dello spettatore, che sa sempre trovare il modo migliore di raccontare una storia. In questo caso il modo migliore è prendere lo spettatore a calci nello stomaco.

Tom HanksQuesto film è l’esatto opposto del “pop-corn movie”. Anzi, non prendeteli proprio i pop-corn, se non volete star male: la prima mezz’ora è veramente massacrante. Una cruda ricostruzione di una parte dello sbarco in Normandia, a tutt’oggi la singola battaglia a cui gli Americani sono più affezionati. Qui non ci viene risparmiato nulla della violenza della guerra, dal plotone massacrato appena si aprono le porte dell’anfibio al soldato che cerca di portare in salvo un compagno, non rendendosi conto che ormai ne rimane solo la parte superiore. Devo dire che mi ha dato fastidio, quando il film è uscito, il fatto che tutti i critici americani mettessero l’accento sull’eccessiva violenza della prima mezz’ora senza dire praticamente nulla del resto del film (e mi pare che i giornalisti italiani stiano facendo lo stesso). Quando poi sono finalmente andato a vedere il film, dopo mezz’ora di proiezione, quando la battaglia era finita, la spiaggia era stata conquistata e i personaggi si sono messi a parlare di salvare il soldato Ryan, ho pensato “OK, sono passato, è andata”. Invece non era passato un accidente! Dopo cinque minuti hanno ripreso a spararsi addosso e hanno smesso alla fine del film! C’è tensione pura per due ore e mezza. C’è sangue, violenza, c’è battaglia per tutto il film. Non c’è un attimo di respiro. La battaglia iniziale non è nulla in confronto a quella finale, all’omicidio che ci viene presentato in tutta la sua crudezza. Per questo, non per la prima mezz’ora, il film è difficile da digerire, e tutto sommato merita di essere vietato, tant’è che lo stesso Spielberg non l’ha fatto vedere ai propri figli, nascondendo le cose più crude durante le loro visite sul set. Però penso sarebbe stato meglio avere anche in Italia un tipo di divieto simile a quello che c’è negli Stati Uniti, in cui i minori possono entrare al cinema se accompagnati da un adulto. Trovo sia giusto dare la possibilità al genitore  di decidere cosa il proprio figlio possa o non possa guardare. In questo caso, poi, sarebbe molto importante mostrare il film ai ragazzi che stanno studiando la seconda guerra mondiale, perché le immagini, seppur dure, valgono più di mille parole scritte sui libri di testo. È difficile resistere alla vista di un soldato chiaramente in stato di shock che cammina lentamente tra i cadaveri, si ferma, raccoglie il proprio braccio destro e riprende a camminare. O quella del petto di un soldato, in cui sono chiaramente visibili quattro fori di proiettili da cui esce sangue a fiumi. È dura, ma la guerra non è una passeggiata nei boschi.

Tom Hanks, Matt Damon e Edward BurnsLa guerra che ci viene presentata non è quella degli eroi alla John Wayne; non ci sono eroi in questo film, perché in guerra non si può essere un eroe, si può solamente essere fortunato e riuscire a portare la pelle a casa. La guerra a cui ci troviamo davanti durante la proiezione è quella degli uomini comuni, alla Tom Hanks. Accanto al due volte premio Oscar (sulla strada per il terzo) si muovono, tra gli altri, Ed Burns, che qualche anno fa con “I fratelli McMullen” sembrava essere diventato il nuovo astro nascente della cinematografia americana, e Matt Damon (il soldato Ryan), che gli ha rubato il titolo lo scorso anno con “Will Hunting”, oltre ai bravissimi Tom Sizemore e Jeremy Davies. Un grande cast, sempre all’altezza della bella sceneggiatura di Robert Rodat, ma ancora una volta mi trovo a dire che i pregi di un film vanno ben oltre la bravura degli attori. Un buon cast può creare un buon film, ma ci vuole di più per fare un grande film. Ci vuole un bravo regista ed una bella sceneggiatura. In questo caso ci sono entrambi, e il risultato è un grande film. L’unica nota stonata, e scusate il gioco di parole, è la musica, la cosa peggiore che John Williams abbia mai fatto. Non riesce mai veramente a supportare le immagini, ma forse non ce n’era veramente bisogno.

Jeremy DaviesSpielberg si è avvalso della collaborazione di diversi reduci dell’Operazione Overlord (o D-Day che dir si voglia) per essere sicuro di dare una visione realistica della vicenda, senza preoccuparsi delle critiche che avrebbe senz’altro ricevuto da parte dei benpensanti e di chi vuole “proteggere i bambini da tutta la violenza dei film”. Gli importava così poco delle possibili critiche che ci ha persino mostrato dei soldati americani uccidere a sangue freddo dei tedeschi disarmati e poi frugarne i cadaveri in cerca di oggetti di un qualche valore. Certo, alle volte ha un po’ esagerato (il sangue sulla lente della macchina da presa si poteva evitare) ma il suo tentativo è lodevole, e non solo perché è perfettamente riuscito. E poi... perché se faccio vedere gli indiani come faceva John Ford nei suoi film vengo attaccato da tutti perché “non era così”, e se invece faccio vedere la guerra in tutta la sua crudezza vengo attaccato da tutti perché “è troppo reale”?

Ci vediamo sulla spiaggia


Percorsi tematici

Intervista a Robert Rodat - a cura di George Khouri.

A.I. - Intelligenza Artificiale - di Steven Spielberg; con Haley Joel Osment, Jude Law.
Always - Per sempre - di Steven Spielberg; con Richard Dreyfuss, Holly Hunter, John Goodman.
E.T. - L'Extra-Terrestre W O W - di Steven Spielberg; con Henry Thomas, Drew Barrymore, Peter Coyote.
La guerra dei mondi - di Steven Spielberg; con Tom Cruise, Dakota Fanning, Tim Robbins.
Incontri ravvicinati del terzo tipo - di Steven Spielberg; con Richard Dreyfuss, François Truffaut, Teri Garr, Melinda Dillon.
Minority Report - di Steven Spielberg; con Tom Cruise, Samantha Morton, Colin Farrell, Max Von Sydow.
Munich - di Steven Spielberg; con Eric Bana, Daniel Craig, Ciarán Hinds, Mathieu Kassovitz.
I predatori dell'arca perduta - di Steven Spielberg; con Harrison Ford, Karen Allen, Paul Freeman.
Prova a prendermi - di Steven Spielberg; con Leonardo DiCaprio, Tom Hanks.
Lo squalo
- di Steven Spielberg; con Roy Scheider, Robert Shaw, Richard Dreyfuss.
The Terminal
- di Steven Spielberg; con Tom Hanks, Stanley Tucci.


La locandina statunitenseTitolo: Salvate il soldato Ryan (Saving Private Ryan)
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Robert Rodat
Fotografia: Janusz Kaminski
Interpreti: Tom Hanks, Ed Burns, Tom Sizemore, Matt Damon, Jeremy Davies, Adam Goldberg, Barry Pepper, Giovanni Ribisi, Vin Diesel, Ted Danson, Max Martini, Joerg Stadler, Dylan Bruno, Paul Giamatti, Dennis Farina, Harve Presnell, Dale Dye, Ryan Hurst, Leland Orser, Nick Brooks, Harrison Young, Daniel Cerqueira, Demetri Goritsas, Ian Porter, Gary Sefton
Nazionalità: USA, 1998
Durata: 2h. 26'