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"Salvate il Soldato Ryan" di Steven Spielberg

9 agosto 1998 Recensioni 44 Commenti
Salvate il soldato Ryan

Uip, 30 Ottobre 1998 – Straordinario WOW

Quando il generale Marshall apprende che la famiglia Ryan dell’Iowa ha perduto tre figli in guerra e che un quarto è stato paracadutato oltre le linee nemiche in Normandia, dà ordine che sia ritrovato e rimandato a casa. L’incarico è affidato al capitano Miller che, con sei uomini e un interprete parte alla sua ricerca…


Foto di gruppo per i protagonisti di Salvate il soldato RyanRaramente il cinema ha saputo produrre pellicole davvero di grande valore a proposito della Seconda Guerra Mondiali. Salvate il soldato Ryan non è solo una di queste rare pellicole, ma è anche uno dei più bei film di guerra di tutti i tempi. E non deve sorprendere più di tanto che sia opera di Steven Spielberg, un nome che si tende ad associare più facilmente ai pop-corn movies tipo E.T., Incontri ravvicinati del terzo tipo o Jurassic Park che ad opere impegnate.
Lo sbarco in Normandia in Salvate il soldato RyanIn realtà Spielberg aveva dimostrato di trovarsi perfettamente a proprio agio anche con i temi seri già nel 1985, quando aveva diretto l’ottimo Il colore viola. E se è vero che il successivo L’impero del sole era tutt’altro che riuscito, è anche vero che i meriti cinematografici di Schindler’s List sono pari a quelli umani e che Amistad sfiora il capolavoro. Private Ryan ci restituisce uno Spielberg che sa mescolare tematiche forti con ambientazioni importanti  e momenti di grande spettacolo, uno Spielberg che sa trovare il modo migliore per raccontare una storia e arrivare al cuore dello spettatore. E in questo caso, il modo migliore è prendere lo spettatore a calci nello stomaco.

Tom Hanks in Salvate il soldato RyanIl film si apre con una ricostruzione estremamente cruda di una parte dello sbarco in Normandia, a tutt’oggi la singola battaglia a cui gli statunitensi sono più legati. Qui non ci viene risparmiato nulla della violenza della guerra, dal plotone massacrato appena si aprono le porte dell’anfibio al soldato che cerca di portare in salvo un compagno, non rendendosi conto che ormai ne rimane solo la parte superiore. Ma non è solo questa mezz’ora iniziale ad essere scioccante, perché i colpi di fucile riprendono presto e non si placano fino alla fine. C’è sangue e violenza per tutto il film, c’è tensione per due ore e mezza, perché anche quando i personaggi della squadra di recupero parlano semplicemente tra di loro attraversando la campagna francese Spielberg è bravo a trasmettere quella sensazione di paura e smarrimento che loro provano in ogni momento. E in realtà, la battaglia iniziale non è nulla in confronto a quella finale, all’omicidio che ci viene presentato in tutta la sua crudezza. Per questo, non (solo) per la prima mezz’ora, il film è difficile da digerire. Ma così è la guerra, e il film ce la presenta senza veli colorati di rosa. È difficile sopportare la vista di un soldato chiaramente in stato di shock che cammina lentamente tra i cadaveri, si ferma, raccoglie il proprio braccio destro e riprende a camminare. O quella del petto di un soldato, in cui sono chiaramente visibili quattro fori di proiettili da cui esce sangue a fiumi. È dura, ma la guerra non è una passeggiata nei boschi.

Tom Hanks, Matt Damon e Edward Burns in Salvate il soldato RyanLa guerra che Spielberg ci presenta non è quella degli eroi alla John Wayne. Non ci sono eroi in questo film, perché in guerra non si può essere un eroe: si può solamente essere fortunato e riuscire a portare la pelle a casa. La guerra che ci troviamo davanti durante la proiezione è quella degli uomini comuni, alla Tom Hanks. Accanto al due volte premio Oscar si muovono, tra gli altri, Ed Burns e Matt Damon, oltre ai bravissimi Tom Sizemore e Jeremy Davies. Un grande cast, sempre all’altezza della bella sceneggiatura di Robert Rodat, ma ancora una volta i pregi di un film vanno ben oltre la bravura degli attori. Un buon cast può creare un buon film, ma ci vuole di più per fare un grande film. Ci vuole un bravo regista ed una bella sceneggiatura. In questo caso ci sono entrambi, e il risultato è un grande film.

Jeremy Davies in una scena di Salvate il soldato RyanSpielberg si è avvalso della collaborazione di diversi reduci dello sbarco in Normandia per essere sicuro di dare una visione realistica della vicenda, senza preoccuparsi delle critiche che avrebbe senz’altro ricevuto da parte dei benpensanti e di chi vuole «proteggere i bambini da tutta la violenza dei film». Gli importava così poco delle possibili critiche che ci ha persino mostrato dei soldati statunitensi uccidere a sangue freddo dei tedeschi disarmati e poi frugarne i cadaveri in cerca di oggetti di un qualche valore. Certo il sangue che sporca la lente della macchina da presa è una delle rare cose esagerate, ma il suo tentativo è lodevole, e non solo perché è perfettamente riuscito.


La locandina statunitenseTitolo: Salvate il soldato Ryan (Saving Private Ryan)
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Robert Rodat
Fotografia: Janusz Kaminski
Interpreti: Tom Hanks, Ed Burns, Tom Sizemore, Matt Damon, Jeremy Davies, Adam Goldberg, Barry Pepper, Giovanni Ribisi, Vin Diesel, Ted Danson, Max Martini, Joerg Stadler, Dylan Bruno, Paul Giamatti, Dennis Farina, Harve Presnell
Nazionalità: USA, 1998
Durata: 2h. 49′


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Attualmente ci sono 44 commenti a questo articolo:

  1. La verità scrive:

    il film è difficile da digerire.
    Almeno hai avuto il coraggio di scriverlo,peccato che tu non l’abbia messo come intestazione del film.Questa pellicola è la più grande farsa mascherata da capolavoro che il cinema abbia mai potuto partorire.Dal punto di vista registico,del sonoro,degli effetti speciali e della colonna sonora il film merita tutti i riconoscimenti che ha ricevuto.Il resto è spazzatura melensa.Ottima la sceneggiatura?con che coraggio si può definire ottima una sceneggiatura come questa,infarcita di luoghi comuni che fanno venire la nausea al solo sentirli più dei corpi mutilati,un’escalation di ovvietà sulla seconda guerra mondiale concentrate tutte assieme.Attori lasciati a loro stessi,senza un approfondimento,stereotipati fra il codardo,il coraggioso,il saggio,persino il religioso.E i cattivi,ovviamente stereotipati anch’essi.”che ci ha persino mostrato dei soldati statunitensi uccidere a sangue freddo dei tedeschi disarmati ” o ma che cattivone che è stato,tanto poi nel corso del film gli americani diventano tutti autentici eroi,mentre i tedeschi tornano ad essere stupidi,codardi quando è necessario,senza cuore sempre quando è necessario.Una pellicola tecnicamente perfetta,ma con una storia vergognosa.Ma forse è ancora più vergognoso che in rete siano presenti recensioni come questa che idolatrano un fiore di plastica senza profumo.

  2. Alberto Cassani scrive:

    Ma anche i personaggi di Ombre rosse sono stereotipati e sono tutti buoni (tranne gli indiani, che sono tutti cattivissimi), e allora? Lo sono perché serve che siano così, esattamente come serve in questo film. Questo non è un film sugli uomini, è un film sulla guerra, e proprio per questo è necessario che i personaggi siano dei caratteri, dei “tipi”. Che però non parlano per luoghi comuni come qualcuno vuol far credere. Ma se poi uno mi viene a dire che alla fine fanno tutti gli eroi allora diamo definizioni diverse alla parola “eroe”, visto che i personaggi di Spielberg combattono perché è l’unico modo che hanno per provare a salvare la pelle, non certo per proteggere la Patria o la Libertà. Esattamente come quelli di Ombre rosse.

  3. Sebastiano scrive:

    Non scherziamo!
    Questo e’ uno dei pochi film di Spielberg che fanno di lui un regista veramente degno della storia del cinema.
    Lo scrivo da fanatico di questo “pasticcione”.
    La gente lo abbinera’ sempre a “ET”, “Indiana Jones”, “Jurassic Park”, ma i suoi capolavori credo siano sono questo , “Lo squalo”, “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, “Schindler’s List”, “Munich” e forse “Minority Report “.

    Lunga vita al re!

  4. Alberto Cassani scrive:

    Io al posto di Munich e Minority Report metterei assolutamente Amistad, che è un grandissimo film ma non se l’è filato nessuno.

  5. Fabrizio scrive:

    Bah, i personaggi sono stereotipati ma autentici: quello di Tom Hanks, come altri, è splendido, altro che lasciato a se stesso. Nessuno dei personaggi è un superuomo, sono scriccioli dinanzi alla guerra e, come dice il Capitano Miller e come qualcuno qui ha già sottolineato, combattono per tornare a casa, non per mostrare la propria superiorità (“non mi importa chi sia questo Ryan… ma se serve a farmi tornare a casa da mia moglie e dai miei figli, questa è a mia missione”).

    Il personaggio del soldato tedesco “cattivo” è perfettamente verosimile, perchè verosimile è la sua evoluzione. Egli è disposto a dire e fare qualunque cosa pur di essere risparmiato, poi, una volta recuperato dalle sue truppe si riallinea al clima di guerra, perchè l’alternativa sarebbe stata diventare un disertore o farsi ammazzare in battaglia. In una delle sequenze più belle del film, uccide in combattimento, senza pietà, uno dei soldati appartenenti alla squadra che l’aveva catturato e poi lasciato andare, ma risparmia quello che gli aveva salvato la vita.

    L’unica cosa che forse Spielberg si poteva risparmiare è la bandiera americana sventolante che, in dissolvenza, chiude il film. Per il resto “Salvate il soldato Ryan” è tutto tranne che un’opera sul patriottismo o sugli stereotipi di guerra.

  6. Sebastiano scrive:

    Bravo Fabrizio.
    Concordo anche sulle scene finali, ma non bastano per scalfire il valore del film.

    Per Alberto: forse dobbiamo aprire una discussione su Munich, alla pagina relativa.

  7. Manulele scrive:

    Che poi la bandiera americana, come detto da voi in dissolvenza, è virato al grigio, come da una celebre foto (di non mi ricordo quale artista) dal forte valore anti-bellico…

  8. Alberto Cassani scrive:

    Che poi, quella bandiera non è una bandiera qualunque ma quella del cimitero di guerra di Omaha Beach. È un omaggio ai caduti in quella guerra e in quella battaglia in particolare, ma per molti di ristrette vedute la bandiera a stelle e striscie è sempre e solo un simbolo dell’imperialismo statunitense.
    Ricordo che all’ultimo mondiale di calcio ci furono polemiche perché dopo un gol del Ghana il difensore africano John Paintsil sventolò per festeggiare una bandiera di Israele, semplicemente perché lui all’epoca giocava là (poi passò al West Ham, ora è al Fulham): tutti sembravano incapaci di andare oltre la semplicistica equazione che vuole Israele come un male fascista. Gli Stati Uniti e i loro simboli, per molti sono la stessa cosa, ma sarebbe ora di chiedersi perché negli Stati Uniti fanno film come questo e invece noi facciamo Il sangue dei vinti

  9. capolavoro
    5 oscar meritatissimi

  10. Fabrizio scrive:

    Sulla bandera, voglio dire: a me piace l’effetto e non mi ha dato nessun fastidio. Diciamo che più che altro non la trovo necessaria (beh, poi son scelte e Spielberg ha fatto la sua, che va benissimo).

  11. Alberto Cassani scrive:

    Eh, ma se è per questo non era necessario neanche che Spielberg facesse la comparsata alla fine di Schindler’s LIst per mettere la rosa sulla tomba di Schindler. Si vede che in entrambi i casi ci teneva…

  12. SPLENDIDO FILM DI SPIELBERG
    UN REGISTA CHE SA DIRIGERE QUALSIASI TIPO DI FILM
    CASSANI COSA NE PENSI DI PLATOON?
    IO LO TROVATO MOLTO BELLO SECONDO ME UNO DEI MIGLIORI DI OLIVER STONE

  13. AH CASSANI SCORDAVO
    MIO PADRE MI HA CONSIGLIATO COME FILM DI GUERRA DI VEDERE LA GRANDE GUERRA DI MARIO MONICELLI CON ALBERTO SORDI E VITTORIO GASSMAN
    COM’è?
    NON SO SE LO HAI VISTO MA IO HO 21 ANNI E NON LO MAI VISTO PERCHè E UN FILM MOLTO DATATO
    SICCOME COME TU SAI FACCIO COLLEZIONISMO VORREI AVERE PRIMA UN TUO PARERE PRIMA DI COMPRARLO

  14. Alberto Cassani scrive:

    Platoon l’ho visto all’epoca della sua uscita e devo dire che non mi ricordo assolutamente niente. La grande guerra, invece, è un film molto bello che consiglio assolutamente.

  15. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Giuseppe Caschetto, se ti serve un film di guerra accurato e bello ti consiglio IL GIORNO PIù LUNGO. Dura tre ore ma non annoia. Ha il ritmo veloce e il bianco e nero non disturba anzi da tutto il fascino epico di un cinegiornale dell’epoca. Fotografia ed effetti speciali perfetti.
    Bellissimo film con il grande John Wayne e Sean Connery.

  16. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Ormai tutti sanno che qualunque cosa diano a spilberg lui la dirige con piglio e bravura. Lui, scorsese e kubrick ( che ora è morto ) sono i migliori della loro generazione.

    Il film dura 2 ore e 50.

  17. Guido scrive:

    Rimanendo in tema di film di guerra, Alberto, hai visto “Three Kings” con George Clooney e Mark Wahlberg?
    Nonostante sia grottesco, e quindi non ponibile sullo stesso piano di “Salvate…” l’ho trovato eccellente. Tu che ne pensi?

  18. Alberto Cassani scrive:

    “Three Kings” è un film che ho snobbato alla grande all’epoca, ma a quanto mi dicono da più parti merita una rivalutazione non solo cinematografica, per cui farò in modo di vederlo magari questa estate.

  19. Riccardo scrive:

    si giuseppe è un film che ha 5 oscar meritatissimi ma anche quello al miglior film ci stava.

  20. Riccardo scrive:

    Un film singolare nella filmografia di spielberg.
    i primi 24 minuti sono già entrati nell’antologia del cinema con la loro crudezza e realismo ( uomini che saltano per aria con le bombe, sangue a litri, interiora ecc…) la seconda parte è magistrale, il duello finale è semplicemente epico.
    grande film di spielberg 5 oscar meritatissimi.
    superiore di poco a la sottile linea rossa, altro grandissimo film di guerra.

  21. Riccardo scrive:

    La stellina è di nuova aggiunta forse?

    Alberto: quali sono i film di Spielberg che ti sono piaciuti di più?
    Secondo me Lo Squalo, E.T, Incontri Ravvicinati, Il colore viola, Jurassic Park, Schindler’s List, questo, Munich e forse Minority Report sono i suoi capolavori.

  22. Alberto Cassani scrive:

    No, la stellina c’è sempre stata.
    I suoi film che preferisco sono questo, “Incontri ravvicinati” e “Amistad”. “Lo squalo” e “Prova a prendermi” in seconda fascia, poi via via tutti gli altri. “Minority” e “AI” non mi sono proprio piaciuti.

  23. Riccardo scrive:

    Alberto, l’uomo che mette la rosa sulla tomba di schindler è liam neeson non spielberg.

  24. Alberto Cassani scrive:

    Davvero? Mi è sempre sembrato fosse Spielberg, ma non ho il dvd per riguardare la scena.

  25. Andrea scrive:

    E’ Liam Neeson.
    Alla fine ogni attore compare insieme, se vivente, al personaggio che ha interpretato.

  26. Anonimo scrive:

    il film è interessante e molto tragico e fa capire molto bene come avvenivano le guerre.ma sopratutto le conseguenze di orrore e distruzioni che provocano le guerre sul territorio e le persone.
    consiglio a tutti di vederlo

  27. Plissken scrive:

    Questa è la prima volta che mi trovo in (parziale) disaccordo con Cassani su di un fronte e totale disaccordo su di un altro.

    Non che il film non mi sia piaciuto, ma non mi pare di molto superiore a molti altri in tema e per molti versi concordo con chi sopra ha detto che i personaggi appaiono a volte “stereotipati”.

    Certo tecnicamente è un capolavoro, e ripeto per non essere equivocato che il film m’è parso valido, però non mi sentirei di definirlo straordinario. Mi ha colpito di più “Il nemico alle porte” giusto per rimanere “in tema” oppure per andare sul minimalista “Vittime di guerra”, meno intenso su molti fronti ma più “bastardo” in altri.

    Comunque “Salvate il soldato Ryan” è da vedersi assolutamente… anzi, magari me lo riguardo per vedere se ne ho un’impressione diversa.

    A proposito… il “totale” disaccordo è riferito ad “Amistad” che personalmente ritengo pessimo.

  28. Alberto Cassani scrive:

    Secondo me “Amistad” è in assoluto il miglior film di Spielberg…
    Qui è vero che i personaggi sono stereotipati, ma è proprio la base della sceneggiatura quella di far riferimento a uomini “normali”, anche banali. “Il nemico alle porte” è successivo quindi esula necessariamente dal discorso della recensione, mentre il film di De Palma è sicuramente valido ma gioca su un terreno più facile, ossia le brutture della guerra del Vietnam. Tra l’altro, in quanto a durezza di scene di battaglia c’è quella iniziale di “Orizzonti di gloria” che non scherza mica…

  29. Plissken scrive:

    Caspita… nulla da eccepire riguardo le considerazioni inerenti il film in oggetto, quelli di Annaud e De Palma ed il mitico Orizzonti di gloria, ma non pensavo che ritenessi “Amistad” addirittura il miglior film di Spielberg.

    Non mi sorprende tanto ciò che affermi (visto che è il tuo mestiere, saprai bene quel che dici) ma il fatto che io ne abbia un’idea tanto malvagia: ne ho un ricordo un po’ sfuocato questo sì, ma sono certo di esserne rimasto assai deluso.

    Strano davvero, cercherò di rivederlo.

  30. Leandro scrive:

    Trovo assurdo che sia stato definito mediocre un film del calibro di “La sottile linea rossa” e capolavoro “Salvate il soldato Ryan”, due film apparentemente appartenenti allo stesso filone ma in realtà profondamente diversi.
    LSLR si sofferma sulle paure e le angosce dei soldati quanto SISR si sofferma sulle pallottole! Niente da dire sul livello estetico della messinscena, che nelle sequenze di combattimento (l’80% del film) sono rese in maniera spettacolare, anche troppo (non a caso il film ha generato il filone più famoso di videgame: Call of Duty), e nello spettacolo si sa che Spielberg e un maestro ma qui per me si sofferma la sua bravura! La sua filosofia è assolutamente limitata e di parte e trasuda eroismo e patriottismo da tutte le parti: gli americani buoni buoni, altro che non ci sono eroi in questo film!( l’unico ad aver paura è ovviamente nell’ottica del film un codardo!) e i tedeschi al solito spietati( quando i nostri eroi ne lasciano vivo uno, questi li ripaga ritornando tra le truppe tedesche! Non bisogna mai fidarsi dei tedeschi, sono troppo cattivi!) Ovviamente a conferma di tutto, vi è la solita bandiera americana che sventola all’ inizio e alla fine del film, come simbolo di coraggio e lealtà! Sembra di rivedere uno di quei vecchi film bellici anni ’60, forse con un pò di umanità in più!
    In LSLR non viene mostrata nessuna fazione, gli americani e i giapponesi sono descritti come popoli che combattono una guerra assurda!
    Ovviamente se il pubblico preferisce il crepitio delle pallottole ai sentimenti, i buoni che alla fine vincono grazie al classico bombardamento finale, e la tanto amata bandiera americana che sventola rassicurante, allora Salvate il Soldate Ryan è perfetto, ma se si vuole guardare oltre le chiazze di sangue sullo schermo andate a cercare altrove!

  31. Alberto Cassani scrive:

    Mi piacerebbe che, una volta tanto, si potesse discutere di questo film senza citare quello di Malick, che non ha niente a che fare con quello di Spielberg se non l’anno di produzione e il fatto di essere ambientati durante la stessa guerra (anche se dall’altra parte del mondo). I difetti di “Ryan” sono ovvi, comunque, ma proprio non riesco a capire come si possano definire i suoi protagonisti degli eroi, quando viene detto più volte che fanno ciò che fanno perché sono obbligati dei superiori, che non gli frega niente di salvare Ryan e che non vedono l’ora di tornarsene a casa…

  32. Leandro scrive:

    Il mio spontaneo riferimento al film di Malick deriva dalla diversa visione che si ha della guerra, e perché secondo me anche LSLR vanta di una bellissima ( e lunga ) scena di guerra, senza che però questa prenda il sopravvento sui sentimenti dei protagonisti!

  33. Alberto Cassani scrive:

    Leandro, capico il tuo punto di vista, ma di film di guerra ne sono stati girati millemila, di cui magari una metà buona ambientati durante la Seconda Guerra Mondiale, eppure si finisce sempre a paragonare questi due… Insomma, anche “Apocalypse Now” offre una visione completamente diversa della guerra, anche “Orizzonti di Gloria”, anche “Per chi suona la campana”… Insomma, sembra sempre che ci sia un dualismo alla Coppi-Bartali, tra i sostenitori di “Ryan” e quelli della “Sottile Linea Rossa”, ma come dici anche tu sono due film diversissimi come stile e come ritratto che offrono della guerra, per cui non capisco perché paragonarli e soprattutto perché negare che l’uno possa avere una sua dignità in virtù dell’esistenza dell’altro. Che poi il film di Malick io l’ho odiato, ma non certo perché avevo amato quello di Spielberg…

  34. Fabrizio scrive:

    Per Leandro.

    “l’unico ad aver paura è ovviamente nell’ottica del film un codardo!) e i tedeschi al solito spietati( quando i nostri eroi ne lasciano vivo uno, questi li ripaga ritornando tra le truppe tedesche! Non bisogna mai fidarsi dei tedeschi, sono troppo cattivi!)”

    Sì, però alla fine il tedesco “cattivo” risparmia l’americano che gli aveva salvato la vita. Quindi non è vero che Spielberg ha voluto demonizzare “il nemico” a tutti i costi. A me l’intero evolversi della situazione è sembrato semplicemente realistico. Perché nella realtà sarebbe stato facile che andasse così. Il soldato tedesco catturato dalle truppe americane avrebbe fatto e detto di tutto pur di salvarsi la vita, ma poi chiaramente si sarebbe riunito alle sue truppe, primo per mettersi al sicuro, e secondo perché altrimenti avrebbe rischiato di essere fucilato in quanto disertore.

  35. Alberto Cassani scrive:

    Ma infatti, credo che in generale si tenda a sopravvalutare la possibilità che un soldato in guerra decida di disertare. E’ sempre stato un evento rarissimo, in ogni conflitto e in ogni esercito, e ci sarà pure un motivo…

  36. Marco scrive:

    Albe, del “Colore Viola” che pareri hai?

  37. Alberto Cassani scrive:

    Bello ma non bellissimo. Tira un po’ troppo al melodramma, però si vedeva già che Spielberg aveva nelle sue corde anche il film serio.

  38. Marco scrive:

    D’accordo con te. Una sforbiciata a due o tre scene che rallentano un pò nel ritmo l’avrei fatta, però ben girato e scritto con ottime interpreti.
    Non condivido con quelli che affermano che abbia un happy-end forzato.
    Quincy Jones alle musiche è la ciliegina sulla torta.
    Pensi che abbia colto l’occasione per girare un film impegnato (dopo i film di serie B prodotti precedentemente) ed anche per aggraziarsi un pò la civiltà (non mi viene un temrine più appropiato) nera?
    Affilerà maggiormente la serietà con “Schindler’s List”.

  39. Alberto Cassani scrive:

    La scelta di girare quel film si presta secondo me a due possibili interpretazioni, a seconda dell’opinione che si ha di Hollywood: Spielberg ha voluto dirigere un film serio per provare a dare un impulso diverso alla sua carriera, mettendo in piedi comunque una macchina produttiva di primo livello in grado di realizzare un guadagno economico enorme; oppure la lobby giudaica che manovra Hollywood ha sfruttato Spielberg per aggirare l’embargo che l’autrice del romanzo, fervente filopalestinese, ha posto contro la pubblicazione del suo libro in Israele, stato nei confronti del quale ha sempre avuto parole di fuoco.

  40. Marco scrive:

    Ottima recensione che mi trova d’accordo in tutto.
    Non amo i film di guerra ma questo e FMJ sono stati in grado di non annoiarmi durante la visione.

    Grandissima la regia, veramente. Sceneggiatura non buonissima ma valida al servizio di Spielberg.
    Nessuno menziona il superbo montaggio del fidato Kahn?
    Colonna sonora che si fa sentire poco durante il film, dato che si è voluto dare maggior spazio al sonoro, giustamente ed ottimamente, ma che fa la sua bella figura durante i titoli di coda.
    Buone prove generali di tutti gli attori.

    Per i detrattori di “Amistad”: provate solo a vedere (e sentire) l’arringa finale di Hopkins e poi ditemi che ne pensate. D’accordo anch’io con Albe, bellissimo film.

  41. Marco scrive:

    Albe due parole su “Schindler’s List”?

  42. Alberto Cassani scrive:

    E’ uno dei rari film di cui miglioro il giudizio ogni volta che lo vedo. Tra l’altro ha forse il miglior tema musicale mai scritto da John Williams.

  43. Marco scrive:

    Mi trovi d’accordo. Capolavoro cinematografico. Eccelso in tutto.
    Apprezzato anche il fatto che non vuole essere strappalacrime durante il film ma solo nella commovente scena finale girata al cimitero.

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