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Soundtrack: "Cenerentola" di Patrick Doyle

20 luglio 2015 Soundtrack 0 Commenti
Cenerentola

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * * * ½

Perfettamente in continuità con l’universo disneyano, la Cenerentola di Kenneth Branagh si avvale di una partitura di Patrick Doyle che di questa continuità sembra quasi voler essere garante. E il risultato finale probabilmente sarebbe piaciuto anche allo stesso Walt Disney…


Appaiono davvero sorprendenti la duttilità e l’immediatezza con le quali Patrick Doyle, nella sua fidelizzazione ormai venticinquennale con il cinema di Kenneth Branagh, riesce a seguire il regista irlandese anche nelle sue svolte più imprevedibili e anomale: era accaduto con il blockbuster supereroico Thor, e accade ora con questa Cenerentola, rilettura della celebre fiaba perraultiana tutta interna alla logica disneyana ma intrisa di un climax e una cultura che si direbbero quasi “viennesi” (non è un caso, ricordiamolo, che al castello bavarese di Neuschwanstein sia ispirato il castello del “logo” disneyano). E proprio a questo retroterra imperiale, mitteleuropeo, sembra ispirarsi la partitura del compositore, da cui traspira un romanticismo gentile e vintage, una discorsività scorrevole e scintillante, fluidamente carezzevole, di modello dichiaratamente ottocentesco e a tratti volutamente salottiero, nella quale sembra di scorgere riferimenti consapevoli alla tavolozza sonora che Paul J. Smith e Oliver Wallace cesellarono nel 1950 per la Cenerentola cartoonistica disneyana.

Nel suo procedere cronologico anche nell’album della Disney italiana, la partitura si apre con alcune pagine di trasparente nitore, caratterizzate dal cantabile degli archi (“Un’infanzia dorata”, “Un grande segreto”), per incupirsi via via su tonalità minori e cariche di mestizia (“Una nuova famiglia”). Ma ecco che in “Vita e risate” fa capolino un primo riferimento spiccatamente neoclassico, in forma di un valzer (solo il primo assaggio del cospicuo comparto ballabili dello score) dalle movenze graziosamente mozartiane; di nuovo un melodismo solare, fluente attraverso l’enucleazione di un morbido tema ascendente si fa strada in “Il primo ramo”; la spinetta e i cenni corali, in forma di uno “scherzo” delicato e velato di malinconia, di “Carina e ariosa” precedono il primo episodio luttuoso e dichiaratamente drammatico della partitura, “Orfana”: una meditazione per archi sul tema precedente ma più compiuta sul versante melodico e nella fisionomia in cui poi ricorrerà spesso, in forma di adagio struggente e denso, con una seconda parte più lieve e mossa. L’assolo triste e concentrato del violoncello, in “Il cervo”, prepara un galop energico e rutilante, nel miglior stile del Doyle d’azione ed epico, affidato ad archi e corni, che si placa in una pagina ancora affidata al ruolo solista degli archi (violino e cello) e al flauto, in un’atmosfera idilliaca e rasserenante, mentre nuovamente un tempo di valzer sommesso e punteggiato da staccati dei legni si fa notare in “Ricco da perdere la testa”. La drammatica progressione degli archi di “Fata madrina” prelude, tra uno scintillio di campanelli e un sussurro di coro femminile, a una serie di evoluzioni degli archi sfocianti in un tremolo modulato e in una luminosa, liberatoria apertura finale; Doyle non abusa di toni accesi né di magniloquenza, preferendo una “féerie” quasi mendelssohniana, incantatrice, a colori troppo vistosi. Vale anche per “Zucchine e topolini”, pagina comicamente costruita secondo alternanze dinamiche e procedure di mickeymousing, ossia canoni dichiaratamente cartoonistici (altro omaggio ai compositori di riferimento, negli anni d’oro, della Casa Madre); “Tu cara andrai al ballo!” è l’apoteosi, nei violini, del tema di Cenerentola e in senso più lato del suo riscatto, in un’esposizione calorosa e redentrice.

Il “Valzer reale” apre il ricchissimo capitolo dei ballabili di questa partitura, ossia quello dove i modelli classici, le forme canoniche del cerimoniale viennese e gli spiriti degli Strauss si fanno più avvertibili: qui in un delicato ma vivace disegno contrappuntato degli archi, dalla scrittura tenue e sbarazzina. Di nuovo il “Cinderella’s theme”, per archi e coro, dilaga in “Chi è costei?”, intrecciandosi con un’esposizione per archi e piano del primo tema più crepuscolare. Il contrappunto fra le due idee melodiche trova così sviluppi drammaturgicamente e musicalmente sorprendenti, offrendo materiale anche per i successivi pezzi chiusi: semplicemente sublime è, ad esempio, il centrale “Valzer dell’amore” costruito su una serie di variazioni per archi del primo tema in una irresistibile scalata al registro più sfavillante; non meno geniale il “Valzer champagne”, dove i riferimenti alla “Felix Austria” si fanno quasi concretamente tangibili nello stacco dei tempi e del rubato. Anche la gagliardia della “Polka di Parigi” evoca con straordinaria immediatezza la sfavillante comunicatività della Vienna asburgica. La magica rarefazione di archi e celesta intarsia il primo tema in “Un giardino segreto”, ribadendo quella felicità lirica e quella lucentezza melodica che sono caratteristiche precipue dello stile doyliano. La “Polka militare” fa ancora parte di quel reparto danzante che costituisce la nervatura portante della partitura, qui accesa di un virtuosismo strumentale quasi rossiniano; virtuosismo che impregna anche i successivi “Dovevi scegliere proprio quella?” e soprattutto lo scatenato “All’inseguimento della zucca”, che nelle evoluzioni vertiginose degli archi e nel ritmo concitato è forse la pagina più d’azione dell’intero lavoro, sigillata dalla serie di scale discendenti finali a spezzare l’incantesimo. In una palpitante alternanza di stati d’animo, “La scarpetta” è un breve ma composto adagio per archi dalle tonalità incupite, che si accentuano nel mèlos solitario e desolato dell’oboe in “Sogni infranti” sino a un drammatico crescendo. Fanfare squillanti di stampo baroccheggiante risuonano in “Ricerche nel regno” che contiene sottotraccia, quasi a evocarne la presenza, una serie di variazioni del valzer dell’amore, per lasciar posto in “Ella e Kit” a un duetto discreto, sussurrato tra archi e pianoforte. Ancora il pianoforte e il flauto dialogano inizialmente in “Coraggio e gentilezza” distendendosi progressivamente, con l’intervento della celesta, nell’assaporare il tema del valzer, divenuto finalmente autentico love theme e quasi naturalmente fatto confluire nel tema di Cenerentola, vero trionfatore conclusivo tra una festa di campane.

Il breve ma significativo contributo di canzoni si apre con “Liberi”, versione italiana su testo di David Poggiolini di “Strong”, nell’originale cantata da Sonna Rele, che nell’attacco svela qualche assonanza con la celeberrima, horneriana “My heart will go on” da Titanic: se ne fa carico la voce potente e insieme duttile della nostra Arisa, in un’interpretazione appassionata e coinvolgente. Seguono, quasi doverosamente, due omaggi al soundtrack disneyano originario del 1950, firmato da Smith e Wallace; dapprima con “A dream is a wish your heart makes” (in italiano era “I sogni son desideri”), interpretato dalla protagonista Lily James, poi con una gustosissima versione di “Bibbidi-Bobbidi-Boo” a impegnare la fata madrina Helena Bonham-Carter, maliziosa e spiritosa. Due lasciti del passato che attestano la continuità del film di Branagh con l’universo disneyano; continuità della quale la partitura di Patrick Doyle è in un certo senso la miglior garante, con risultati che certamente non sarebbero dispiaciuti a papà Walt.


La copertina del CD di CenerentolaTitolo: Cenerentola (Cinderella)

Compositore: Patrick Doyle

Etichetta: Walt Disney Records, 2015

Numero dei brani: 30

Durata: 84′ 08”


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