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Soundtrack: "Che strano chiamarsi Federico" di Andrea Guerra

22 giugno 2015 Soundtrack 0 Commenti
Che strano chiamarsi Federico

Massimo Privitera, in collaborazione con Colonne Sonore* * * ½

La colonna sonora di Che strano chiamarsi Federico è marcata dalla nostalgia per un cinema e per le sue musiche che furono e che ormai non ricompaiono più, ma anche per ambienti, personaggi, suoni e storie che il grande cinema italiano del passato che ci ha regalato…


Che strano chiamarsi Federico, una bella colonna sonora effetto nostalgia come il film a cui appartiene: nostalgia per un Cinema e le sue musiche che furono e che oramai, purtroppo, non ricompaiono più; nostalgia per ambienti, personaggi, suoni e storie che il nostro Grande Cinema del passato ci ha regalato e che oggi nella maggior parte dei casi non ci dona nemmeno col pensiero.

Andrea Guerra in qualità di creatore di musiche ed Ettore Scola in qualità di creatore di immagini e riflessioni si uniscono omaggiando uno dei nostri geniali creatori di storie sul grande schermo, Federico Fellini, con un film documento, album di ricordi, linguaggio metacinematografico, dietro le quinte di un tempo lontano in cui le idee nascevano come fiumi in piena e si riversavano nel buio della sala di un cinemino di città o di paese suscitando emozioni, risa e tremori con la velocità di un treno in corsa, facendoci innamorare, sobbalzare di paura, eccitare, pensare e ripensare con la gioia nel cuore.
Scola ricorda e racconta se stesso da giovane che conosce e collabora, facendo nascere una profondissima amicizia, con l’altrettanto giovane (undici anni più vecchio di lui!) Fellini nella redazione del giornale satirico romano “Marc’Aurelio”, narrando un periodo che va dalla fine degli anni 30 agli inizi degli anni 50, percorrendo la strada del racconto di formazione e maturazione di Fellini come giornalista, vignettista, sceneggiatore e futuro regista di grandissimi attori del calibro di Mastroianni e Sordi. Proseguendo il racconto con immagini di repertorio stranote mischiate a immagini nuove ricostruite nei celebri teatri di posa di Cinecittà tanto amati e frequentati da Fellini, con l’aiuto di giovani attori che interpretano i due registi-amici. Un docufilm di eccezionale intensità emotiva e visiva, che della finzione scenica e della sua irreale realtà ne fa un testamento sincero, commosso, elegiaco e spiritoso, in occasione del ventennale della morte di Federico Fellini (il film è dell’anno scorso e la colonna sonora esce solo adesso…), accompagnato dall’acutissima versatilità compositiva di Andrea Guerra che, parafrasando molti incisi o temi del sodale del regista riminese Nino Rota, ricrea quelle sonorità e atmosfere tipiche del loro Cinema partendo da Lo sceicco bianco finendo con Prova d’orchestra.
Il pluripremiato e nominato compositore Guerra, con oltre cento colonne sonore al sua attivo tra cinema e televisione, noto anche all’estero (Hotel Rwanda, Nine, La ricerca della felicità, Misure straordinarie), compone una partitura davvero entusiasmante, che calza come un guanto di velluto su di una mano delicatissima alle immagini che commenta, in uno di quei rari casi in cui proprio mentre guardi il film noti fortemente la sua musica che è un valore aggiunto importante e non semplice tappezzeria.

“Provini di spiaggia” è il pezzo che apre la colonna sonora, e con quel suo oscillante e sarcastico motivetto rotiano per eccellenza, da film muto alla Stanlio e Ollio o Charlot, scandisce fin da subito le atmosfere della pellicola, di chi si sta parlando e della spensieratezza delle rimembranze di un passato glorioso, con quel piano sbarazzino, la tromba con sordina cinguettante e gli archi in ostinato, una vera e propria scorribanda sonora divertentissima: una traccia in cui vi è tutta l’essenza della musica di Nino Rota per Fellini. “Ingresso al Marc’Aurelio” è tema leggero e carico di ricordi sinceramente toccanti. “In redazione” è una bossa nova tenerissima e sognante. “Al varietà” come dice il titolo stesso è uno scoppiettante tripudio di ottoni, con trombe in primo piano, e fiati per una ballata da cabaret di un dì. “C’è Federico” per piano e archi e maracas è il tema portante di Fellini giovane che mostra tutto il suo lato fanciullesco e vivace, con questa sorta di tango irriverente. “Pre lucciola” intenerisce l’ascoltatore con la sua brevissima essenza dolceamara. “Che strano chiamarsi Federico (la lucciola)” è una ballata ironica dal sapore mediterraneo per fisarmonica, marranzano, piano e chitarra. “Narratore al bar” è variante del tema principale danzereccio più veloce e ancora più derisorio, in cui i tratti sonori in comune con Rota si fanno più marcati.
“Madonnaro” parte lento con piano e clarinetto e voce gracchiante in un dialetto incomprensibile quasi come fosse una ninnananna fiabesca e folle al contempo, subentrando a poco a poco altri strumenti come la fisarmonica e la spinetta, e il tema primario si fa poesia rotiana e alla Piovani (altro collaboratore, dopo la scomparsa del fedele Rota, di Fellini). “Scena baci” è una danza ondulante popolare tra mandolini e fisarmoniche dal retrogusto acre. “Teatro 5 Marcello” profuma di nostalgici frammenti di pensiero su note leggiadre e soffici. In “Narratore al mare” ricompare il tema mediterraneo, anzi siculo al 100%, con voce roca e fiati malandrini e piano cantilenante. “Ultima fuga” è un pezzo che resuscita il “Pinocchio” felliniano che si aggira per i teatri di posa di Cinecittà, correndo di qua e di là, con un crescendo orchestrale di magistrale compiutezza esecutiva.

Molti brani tornano in variazioni di arrangiamento e strumentazione ma con la stessa carica espressiva per suggellare un album citazionistico e godibilissimo che fa ancor di più amare il film di Ettore Scola.


La copertina del CDTitolo: Che strano chiamarsi Federico

Compositore: Andrea Guerra

Etichetta: Cinevox Records, 2014

Numero dei brani: 20

Durata: 35′ 20”


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