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Soundtrack: "Lo hobbit - La battaglia delle cinque armate" di Howard Shore

19 gennaio 2015 Soundtrack 0 Commenti
Lo hobbit - La battaglia delle cinque armate

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * * ½

Un po’ come fatto da John Williams con Guerre Stellari, anche Howard Shore confeziona la musica per l’esalogia tolkeniana di Peter Jackson attorno alla materiale tematico, basandola sulla coerenza che mira a un approccio sinfonico omogeneo e uniforme…


L’esalogia tolkieniana di Peter Jackson si conclude all’insegna di un enorme punto interrogativo che non riguarda solo, varrà la pena di precisarlo subito, l’operazione produttiva in sé ma si estende anche al contributo musicale di Howard Shore. L’interrogativo si può riassumere come segue: ha senso, ossia è legittimo – al netto del tornaconto commerciale – dilatare un romanzo di nemmeno 300 pagine qual è Lo Hobbit a una trilogia per complessive quasi nove ore di proiezione? Nel caso del Signore degli Anelli la cosa aveva senz’altro un significato diretto, testuale, ma qui sembra gravare in maniera determinante il sospetto di una serialità forzosa e automatica, cui nuoce – anziché giovare – la tinta epica e altisonante, ormai superata, di una regia tronfia ma svogliata, e ineluttabilmente orfana di autentiche idee. Ora, nelle sue note del booklet Jackson confessa quasi con ingenuità di essersi appoggiato, qui come non mai, al lavoro di Shore per garantire continuità e fascinazione al racconto.

E veniamo al punto. Non diversamente – sul piano teorico e tecnico – dall’esalogia williamsiana di Star Wars, anche quella di Shore si fonda basilarmente sul lavoro intorno al materiale tematico e sulla coerenza con un approccio sinfonico che mira a una tavolozza timbrica omogenea, uniforme. Mentre però nel caso di Williams i Leitmotiv si muovono e mutano insieme ai personaggi, spesso anticipandone la comparsa e comunque interagendo all’interno di partiture adrenalinicamente instabili e ipermotorie, qui la scarsità di sviluppi psicologici e la sostanziale staticità dei characters, eccezion fatta per alcune accentuazioni, si riverbera nel trattamento musicale, sfociando in un metodo compilatorio, enunciativo grazie al quale i temi affiorano evocativi, mnemonici, spesso nulla più che accennati o molto ritardati, sullo sfondo di un continuum musicale che li assorbe e li sposta riposizionandoli in corrispondenza della messa a fuoco progressiva dei personaggi. In sintesi estrema, l’approccio di Williams è dinamico, mobile; quello di Shore statico, asseverativo.
Un tragitto orizzontale, dunque, più che trasversale, inserito in uno score che si caratterizza soprattutto per l’esasperazione di un colore scuro, denso, grave, sottolineato – come già avveniva nella Desolazione di Smaug – dalla direzione severa e solenne dell’orchestratore Conrad Pope alla guida della magnifica New Zealand Symphony Orchestra. Il colore che, ad esempio, domina, dilaga in “Fire and water”, imponente bassorilievo dalla densità strumentale pastosa, magniloquente, con la linea dei violini spesso raddoppiata dal coro (di nuovo su testi di Philippa Boyens) e la perentoria riproposizione di uno dei temi più corruschi ed elementari della partitura; per converso, oboe e cello che dialogano liricamente in “Shores of the long lake”, precedendo una celestiale enunciazione accordale degli archi, sottolineano l’altro aspetto fondante della partitura, ossia un trasparente, cangiante camerismo che si esplica nei numerosi – anche se brevi – interventi solisti, sovente chiamati a ricordarci alcuni dei temi che costituirono l’ossatura di Un viaggio inaspettato e La desolazione di Smaug: il tema dello Shire, quello dell’Anello, di Tauriel, di Smaug, di Gandalf… Uno schieramento wagneriano di Leitmotiv che tuttavia – e torniamo al punto – non sembra possedere più l’energia motoria, l’incandescenza e l’urgenza dialettica dei primi due capitoli (per non parlare della Trilogia dell’Anello), accontentandosi invece di raccordarli vicendevolmente con pagine di altissimo mestiere. Strutturalmente, lo score si appoggia moltissimo alla sezione degli archi, in particolare dei violini, chiamati a volte a suonare con uno spiazzante, malevolo effetto di “scordatura” (“Beyond sorrow and grief” e “Mithril”); ma non manca l’abituale ricorso a strumenti particolari come il gamelan indonesiano (un’orchestra composta di metallofoni, xilofoni, tamburi e gong) o le campane tibetane, o il shakuhachi (flauto dritto giapponese), che in questo caso concorrono a formare, insieme agli archi, il tema di Smaug caricandolo ed enfatizzandolo emotivamente a sottolinearne il crescente ruolo protagonistico. Non si tratta di esibizioni esotiche quanto della ricerca da parte di Shore di un suono che ricostruisca, trasformandolo, il ruolo e il significato dei singoli temi: e, tra questi, quello di Thorin, sinistro e irrequieto, è forse uno di quelli che maggiormente cerca di rendere la mutazione negativa del personaggio.
A tale proposito, ha senz’altro ragione Doug Adams quando, nelle sue al solito preziose note di copertina, rileva che intere famiglie tematiche migrano qui da un personaggio all’altro in funzione dello scorrere della narrazione; tuttavia ciò avviene senza evidenti scossoni né alterazioni di rilievo: ad esclusione forse del tema di Tauriel, il cui profilo energico e aggressivo è parzialmente attutito da una linea melodica gentile e intenerita. Altre pagine con cui avevamo familiarizzato, in primis il tema dello Shire, sono confinate a rapide, spettrali epifanie, come in “The ruins of Dale” mentre la vena più autenticamente cupa, ombrosa del compositore affiora in pagine come “Bred for war”, che insieme a “Battle for the Mountain” è forse il momento più rappresentativo di una musica da battaglia, ottenuto con il largo ricorso a ostinati, l’abbagliante, violento appello degli ottoni (tuba e tromboni) e un diffuso impiego di dissonanze esplosive e destabilizzanti. Notevolissima sotto questo aspetto appare anche, in apertura del secondo CD nella versione deluxe, “The darkest hour” nella quale si manifesta con chiarezza il metodo adottato in questa circostanza da Shore: ossia la ricerca di una continuità espressiva attraverso la fedeltà a una tavolozza timbrica omogenea, wagnerianamente avvolgente, più che attraverso l’appello a singoli temi o episodi. Da qui, inevitabilmente, uno strisciante sentimento di monotonia che grava un po’ su tutta la partitura, solo parzialmente attenuato da pagine energiche e volitive come “Sons of Durin” e “Ravenhill”, peraltro assimilabili a una “action music” abbastanza di routine, o trasognate come “The fallen”. “To the death” sembra voler esasperare le caratteristiche di schiacciante, brutale violenza della partitura, a contrasto con il cromatismo tenue e vibratile degli archi di “Courage and wisdom”, mentre “There and back again” sembra accennare, in un clima da féerie mendelssohniana, una serie di fluttuanti variazioni intorno al tema dello Shire, e riserva ai violini l’esposizione evocatrice e fantasmatica del motivo dell’Anello; così come uno dei due bonus track (l’altro è la riproposta di “Thrain” dall’extended edition di La desolazione di Smaug), “Dragon sickness”, elabora in un tessuto strumentale impressionistico e mutevole il tema del drago.

Arricchita anche dalla presenza del cantante e attore scozzese Billy Boyd con la sua “The last goodbye”, questa problematica partitura lascia in conclusione un’impressione che in un certo senso suona anche come previsione: essa troverà cioè la propria forma più compiuta e risolta probabilmente in una “Hobbit Symphony” sul modello della “Lord of the Rings Symphony”. In quella cornice e struttura, cioè, l’elaborazione classica dei temi e la loro contestualizzazione in un respiro espositivo ampio e maestoso potranno giovarsi di quell’estensione e quella valorizzazione che qui paiono faticare a imporsi.


La copertina del CD di Lo Hobbit: la battaglia delle cinque armateTitolo: Lo Hobbit: la battaglia delle cinque armate (The Hobbit: The Battle of the Five Armies)

Compositore: Howard Shore

Etichetta: WaterTower Music, 2014

Numero dei brani: 11 + 12
Durata: 49′ 11” + 59′ 36”


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