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Soundtrack: "Pacific Rim" - "Warcraft" di Ramin Djawadi

12 settembre 2016 Soundtrack 0 Commenti
Warcraft: L'inizio

Francesco Carbonaro, in collaborazione con Colonne Sonore* * ½* * * ½

Ramin Djawadi, esponente in vista della scuola che fa capo ad Hans Zimmer, ha assimilato la lezione impartitagli dal maestro ma al contempo infonde nelle sue composizioni una componente personale che lo ha reso iconico nel panorama musicale e cinematografico…


Appartenente alla scuola di Hans Zimmer, Ramin Djawadi è sicuramente uno dei compositori più in voga dell’ultimo periodo. Celebre per aver composto le musiche di una delle serie televisive di maggior successo, Il trono di spade il compositore di origine tedesche è tra i più ricercati del panorama cinematografico. Dopo aver lavorato a un blockbuster come Iron Man, Djawadi ha commentato nel 2013 un film dalle grandi proporzioni come Pacific Rim. Per il film di Del Toro, Djawadi elabora una partitura dal carattere imponente che già, al momento della visione, colpisce per una sua identità massiccia e corposa, nel modo che Zimmer e i suoi allievi sanno infondere.
Il primo omonimo brano che apre lo score costituisce l’essenza della partitura ma non il suo totale. Il carattere massiccio dato dalla chitarra elettrica e dall’uso «robusto» degli archi saranno la componente sulla quale anche i successivi brani (“Gipsy danger”, “For my family” e “The breach”) avviteranno la loro essenza ma non ne sarà un costituente esclusivo. In “Canceling the apocalypse”, ad esempio, il clima musicale frastagliato dei primi brani lascia spazio a una maggiore distensione degli archi che spiegano il tema musicale (e non solo) della pellicola.
Davanti a robot e mostri alti quanto palazzi, l’imponenza era, probabilmente, la componente che Del Toro ha chiesto al compositore e, su questa strada, Ramin Djawadi si è mosso; basti pensare al tema dei kaiju che in “Just a memory” fa la sua comparsa. All’antipodo si situa il tema nostalgico di “Mako” nel quale interviene la distensione del coro e degli archi che creano una pagina musicale dal volto diverso rispetto alle altre ma che, anche qui, conserva la sua patina di grandiosità la quale, come detto, costituisce l’essenza di tutta la partitura. Grandiosità, dunque, che si riverbera nell’orchestrazione, massiccia e imponente, fatta di ottoni (“2500 tons of awesome”) e percussioni (“To fight monsters, we created monsters”) che costituiscono l’intelaiatura di base sulla quale Djawadi costruisce il sistema tematico che si intreccia a elementi dalla forte componente «impressionistica» la quale è certamente il primo impulso che agisce sullo spettatore/ascoltatore.
Al fine di proseguire sulla strada della «grandiosità» il compositore fa ricorso a una serie di espedienti; primo tra tutti l’uso dell’elettronica (“Jaeger tech”), ormai entrata protagonista nella prassi compositiva degli allievi zimmeriani, e la predilezione percussionistica (pensiamo a Tom Holkenborg, conosciuto come Junkie XL) che agisce come elemento unificante di tutte le partiture e qui declinata anche su scala «tribale» (“Double event”).
Su queste componenti Ramin Djawadi scrive una partitura che affonda le sue radici in una pluralità di mezzi volti a un unico obiettivo e, dunque, funzionali al progetto cinematografico. Si potrebbe dire che il compositore assolve al suo compito di tradurre in note le immagini, di rendere sonoro il visibile, di trasporre in musica l’imponenza dell’azione cinematografica. Guardando in questa direzione il lavoro di Djawadi risulta quanto mai assolto; se, invece, allarghiamo il nostro sguardo ci accorgeremo che la partitura per Pacific Rim manca di profondità, di quella sana complessità che solo in pochi oggi riescono a trasporre in musica. Tuttavia non era questo l’obiettivo del film in primis e della musica di conseguenza. L’alta fruibilità del prodotto cinematografico si riverbera sulla sua componente musicale che, in quanto tale, appare funzionale e gradevole.

Su una strada analoga il compositore tedesco prosegue per scrivere la partitura di un altro film dalle grandi proporzioni, Warcraft. Tratto dal celebre videogioco, il film si può annoverare al filone fantasy sul quale Ramin Djawadi ha lavorato a partire dal citato Il trono di spade. Fin dal primo brano (“Warcraft”) l’influenza della sua precedente esperienza si fa sentire; l’uso di percussioni e di archi volto alla creazione di un tessuto musicale dal carattere seducente che rimane nelle orecchie dello spettatore è una delle caratteristiche sulle quali, come avevamo notato per il precedente lavoro, il compositore lavora maggiormente. Tuttavia, per il film di Duncan Jones Djawadi effettua anche un’operazione di contorno che in Pacific Rim mancava. Vi è, infatti, il tentativo di creare un prodotto sfaccettato e variamente declinato. Vari tasti sui quali il compositore sembra suonare, creano un’atmosfera cangiante all’interno della partitura di Warcraft; al di là del processo di semplice attrazione, qui vi è una maggiore consapevolezza espressiva che si declina a vari livelli ognuno dei quali ha una sua cifra stilistica ben precisa. In “The horde”, ad esempio, abbiamo il clima musicale degli orchi, caratterizzato da una forte componente tenebrosa che fa da contraltare all’elemento musicale distintivo degli uomini. Quasi in un rapporto bifronte, il compositore qui mostra di sapere usare diversi mezzi espressivi; in “Honor” gli archi si sovrappongono creando quello che costituisce uno dei brani più riusciti dell’intera partitura. Al tema di apertura ripreso in “The forest ambush” si accosta quello dedicato al personaggio principale; in “Lothar” esso fa la sua comparsa per la prima volta e fa da contrappunto in termini orchestrali e tematici al brano seguente “Gul’dan”. Mentre “Lothar” è dal carattere più disteso e più tipicamente “epico”, il tema del «malvagio» è invece la sua nemesi e ciò si dimostra nella sua tenebrosa essenza di cui avevamo avuto sentore nel brano “The horde”. Un intreccio interessante dei temi fa la sua comparsa in “The beginning” nel quale, come in un gioco di ruolo, vengono presentate le squadre in campo, ognuna contraddistinta dalla sua «bandiera musicale».
A queste atmosfere ben definite si accostano momenti di sospensione, attesa, quasi di incanto (non a caso è di magia che si parla) che costituiscono i brani “Strong bones”, dove fanno la loro comparsa fiati evocativi, “The book” e “The incantation”. Il mare sonoro si increspa di nuovo in “Two world collading” nel quale è palese l’esperienza precedente; come per il tema dei kaiju qui, infatti, ottoni e archi si uniscono per ricreare quella massività tipica della composizione antecedente. Di grande impatto e complessità è il brano “Llane’s decision” nel quale è presente quell’elemento di costruzione e coesione che in Pacific Rim mancava quasi del tutto; qui i temi delle varie razze si intrecciano, si uniscono in quella lotta di fiati e percussioni che contraddistingue il brano. Nel campo di battaglia, qui figurato dalla pagine di spartito, si scontrano e duellano componenti dalla differente natura che cozzano l’un l’altro, riportando in musica il clangore delle armi che si trasforma in battito di percussioni in “Mag’kora” nel quale percepiamo qualcosa di familiare già ascoltato nei “Main Titles” de Il trono di spade. Il brano conclusivo “For Azeroth” costituisce il degno epilogo di una colonna sonora che compie un notevole passo in avanti rispetto alla precedente; un più alto lavoro sui temi e sulle atmosfere qui delineate con maggiore precisione e definizione. Un gioco nel quale le varie componenti musicale assumono un’esatta valenza semantica all’interno delle dinamiche strategiche delineate dal compositore.

Ramin Djawadi, esponente in vista della scuola che fa capo a Zimmer, dimostra di aver assimilato la lezione impartitagli dal maestro ma, al contempo, infonde nelle sue composizioni una componente personale che lo ha reso iconico nel panorama musicale e cinematografico. La sua musica potrebbe essere ascritta al filone «di consumo» ma, nonostante tutto, sembra conservare una propria individualità non di tipo orchestrale ma una caratterizzazione organica e tematica che manca in molti compositori, suoi compagni di viaggio.


La copertina del CD di Pacific RimTitolo: Pacific Rim (Id.)

Compositore: Ramin Djawadi

Etichetta: Sony Classical, 2013

Numero dei brani: 25

Durata: 58′ 35”


La copertina del CD di Warcraft - L'inizioTitolo: Warcraft – L’inizio (Warcraft)

Compositore: Ramin Djawadi

Etichetta: Back Lot Music, 2016

Numero dei brani: 19

Durata: 60′ 46”


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