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Soundtrack: Scappa - Get Out di Michael Abels

16 aprile 2018 Soundtrack 0 Commenti
Scappa - Get Out

Luca Salis, in collaborazione con Colonne Sonore* * * * ½

Essere in grado di fare un passo indietro, spesso e volentieri ci dà più vantaggi di quanti ne potremmo ottenere procedendo sempre troppo spavaldi. E’ questo che ha fatto Michael Abels componendo la colonna sonora dell’horror prodotto dalla Blumhouse…


Per la sua prima opera filmica, Scappa – Get Out, Jordan Peele si è affidato al compositore Michael Abels, al lavoro anch’egli sulla sua prima colonna sonora. Prima di questo incarico, Abels si era già affermato nella composizione concertistica moderna e nell’arrangiamento. Non si tratta, dunque, dell’ultimo arrivato. Per questo score deve confrontarsi con il genere horror: anche se gli viene attribuita una sfumatura satirica, il lavoro di Jordan Peele presenta una sceneggiatura molto interessante per il genere, coniugando bene il concetto di macabro e di suspense. Al compositore è richiesto di tenersi vicino alle atmosfere della musica nera (in modo particolare i canti dei riti africani, un pizzico di canti delle piantagioni e blues) e l’aria che si respira nella sua OST è proprio pregna di queste influenze.

Fin dai primi brani, Abels gioca con i suoni e con le voci. In “Prologue” dei colpi di violino che volutamente non distinguono nessun ritmo, si muovono su un suono prolungato e indefinito degli archi: le assonanze che utilizza Abels sembrano ispirate direttamente alle musiche di James Newton Howard per Signs, ma qui in maniera più rude ed essenziale, risultando estremamente efficace. Il brano “Sikiliza kwa wahenga” (che tradotto significa “ascolta gli spiriti”) è, invece, un suggestivo insieme di voci disperate e inquietanti che sembrano rivolgersi direttamente al protagonista, e già in questo pezzo si riscontrano gli elementi armonici e ritmici derivati dalla musica nera. Il tema d’amore “Chris & Rose” ci appare “bugiardo”: se non fosse per le dissonanze nascoste sullo sfondo sotto gli archi, che invece creano una linea melodica da farfalle nello stomaco, il brano sembrerebbe raccontare solo un sentimento profondo d’amore fra i due personaggi, ma in realtà lascia presagire il macabro svolgersi degli eventi, tant’è che il pezzo si chiude con un ultimo richiamo stridente di un particolare strumento a corde dal suono tagliente.

Abels dimostra di avere un’anima herrmanniana nella sua musica, percepibile nei cambi di tonalità “inaspettati”, nell’abbracciarsi ed intrinsecarsi degli archi, sopratutto in “The Deer” e “The House“, ma in modo particolare, grazie agli acuti dei violini, in “Meet the Help” e “Jeremy Enough“, il compositore ci riporta direttamente alle atmosfere dello Psyco di Hitchcock. Abels sembra prendersi gioco anche dei moderni stilemi della musica horror, grazie al contesto del film stesso, rendendo alcuni cosiddetti “jumpscare” volutamente ridicoli, forse volendo dimostrare in un certo senso la banalità delle soluzioni moderne, in fatto di musica da suspense: è il caso di “Georgina’s Silhouette“, “Walter’s Run“, “Georgina At The Window“. Il creativo incrocio fra la musica nera e questa vena stilistica ereditata innegabilmente da Herrmann, ha le sue estreme conseguenze alla fine del brano “Hypnosis“, in cui il fondersi delle voci squillanti, su assonanze tipicamente blues, si scontra direttamente con il sinfonismo degli archi creando un’atmosfera surreale, inquietante e burlesca allo stesso tempo. Con pochi “ingredienti”, Abels dimostra di essere in grado di trovare soluzioni tanto inusuali quanto estremamente efficaci.

Con il brano “Garden Party” il compositore conferma di nuovo la validità del suo modo di creare momenti di tensione penetranti fondendo sapientemente diversi strumenti etnici nell’orchestrazione. Ci sono pochi passaggi, nella sua colonna sonora, per strumenti a fiato ma occorre citarne almeno uno: in “Andre Reveal“, un flauto sottoscrive una traiettoria spezzettata dal carattere dolce ma misterioso, mentre un più pacato clarinetto basso (strumento dalle ampie possibilità espressive, fra i dimenticati da certi compositori moderni che si definiscono tali) instaura un botta e risposta interessante con il flauto. In “Sunken Place” possiamo ascoltare qualche accenno di ottoni, con una nuova riproposizione del tema principale. Nel resto dei pezzi si può constatare come Abels mantenga costanti le sue scelte stilistiche, pur trovando nuove soluzioni col progredire dell’ascolto, come ad esempio gli inquietanti cori maschili in “Surgery Prep” o le spensierate chitarre in “Educational Video“.

Alla maniera di Picasso, che nella sua ricerca artistico-filosofica tentava di disegnare come i bambini, Abels tenta di ottenere un tratto musicale sgrammatico e ingenuo: uno che non conosce lo spessore dell’artista in analisi, può erroneamente (ma ragionevolmente) pensare che Picasso dipingeva male o che Abels non sa comporre, ma la verità è ben diversa. Essere in grado di fare un passo indietro, spesso e volentieri ci dà più vantaggi di quanti ne potremmo ottenere procedendo sempre troppo spavaldi: in altre parole, solo gli stupidi non cambiano idea. Questa è una delle tante occasioni in cui capiamo quanto la musica e l’arte siano grandi insegnanti di vita.


La copertina del CD di Scappa - Get OutTitolo: Scappa – Get Out (Get Out)

Compositore: Michael Abels

Etichetta: Black Lot Music, 2017

Numero dei brani: 43

Durata: 60′ 36”


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