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Soundtrack: The Foreigner di Cliff Martinez

24 febbraio 2020 Soundtrack 0 Commenti
The Foreigner

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * *

Nelle sue colonne sonore, Cliff Martinez mette sempre in mostra uno stile particolarmente personale, che non si può certo dire sia “d’azione” ma del quale non si riesce a smettere l’ascolto. Il suo lavoro per il film “The Foreigner”, diretto da Martin Campbell e interpretato da Jackie Chan non fa eccezione.


Vi sono compositori la cui stretta affiliazione a registi dalla forte individualità ne produce quasi automaticamente l’esportazione dello stile anche in altri contesti o per autori diversi. Cliff Martinez è senz’altro uno di questi. Trent’anni di sodalizio con il cinema camaleontico e sofisticato di Steven Soderbergh e, molto più recentemente, l’incontro con le visioni filmiche disturbate e disturbanti di Nicolas Winding Refn hanno infatti radicato nel 64enne maestro newyorkese un linguaggio inconfondibilmente algido, “alieno” e inquietante, che passa attraverso il ricorso praticamente esclusivo all’elettronica ma con un rigore formale, con intenti ed esiti espressivi sconosciuti alla maggior parte dei suoi colleghi.

La prima e più vistosa conseguenza di questo metodo è che Martinez può definirsi tutto tranne che un “musicista d’azione”, perlomeno nel significato più convenzionale del termine. Non si ravvisano nelle sue partiture gli abituali e ormai lisi stereotipi del genere, né sul piano ritmico né su quello timbrico; in realtà non si riscontrano nemmeno Leitmotiv di facile orecchiabilità ma nemmeno gratuite valanghe di cluster o proliferazioni incontrollate di effetti sussultori. Eppure le sue score funzionano anche nei contesti di maggior tensione, meglio se suscitata con mezzi e in contesti fuori dal comune, in ogni caso estranei all’asfissiante logica dei blockbuster: si pensi, per fare un esempio recente, a quella sorta di parodia allucinatoria della musica da videogame che è il suo soundtrack per Game Night – Indovina chi muore stasera?.

Precedente a questo era anche The Foreigner, tratto dal romanzo di Stephen Leather, amara e corrusca storia di vendetta e spionaggio con Jackie Chan in un ruolo insolitamente drammatico e, accanto a lui, l’ex-007 Pierce Brosnan, che ritrova qui il regista di Goldeneye Martin Campbell. Che ci sia azione è evidente, ma che il clima sia più oscuro e tormentato che superficialmente muscolare, ce lo rivela subito “Landscape gardener”, un assemblaggio stringente di alte e basse frequenze dalla ritmica martellante e con un effetto di chitarra elettrica galvanizzante; né da meno è “Sign it out”, che ricorda dappresso lavori come Neon Demon o Contagion, con l’enucleazione di un sound extraterrestre, di provenienza e decifrazione difficilmente individuabili, dalla scansione inesorabilmente regolare e con un baricentro tonale di terrea fissità. Con un’abilissima manipolazione delle fasce di suono e una ripartizione ritmica particolarmente eccitante, Martinez si dimostra in grado di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, riuscendo ad accumulare strati su strati di tensione (“Wired to blow”), e imprimendo all’occorrenza delle accelerazioni (“He jumped off the roof”) di calibratura e precisione ingegneristiche.

Nessuna sorpresa che in una score e in un film siffatti manchi quasi del tutto una componente melodica o più genericamente “umanistica”: anche se la melliflua, ipnotizzante impalpabilità su cui volteggiano brani come “Another bombing” ma soprattutto la fascinosa “Daughter’s room” testimoniano di una vocazione lirica, intimistica – ma pur sempre orgogliosamente antinaturalistica e antisentimentale – del compositore. Elemento che trova conferma nell’atteggiamento estatico e contemplativo di pagine come “Observe and report”, che ricorda certi passaggi di Solaris o Drive, a conferma di quanto annotavamo all’inizio, e dove comunque la contrapposizione dei registri (l’ostinato percussivo basso, lo stridulo e perforante disegno acuto) assume un ben preciso ruolo e profilo di comunicazione psicologica. Una tecnica confermata e accentuata in “She used you”, insieme scintillante e luttuoso, con alterazioni dinamiche interne continue e spaesanti, ma coerenti con una visione omogenea e implacabile del paesaggio sonoro, torturato e instabile eppure a suo modo affascinante.

Ma del resto, è questo l’universo musicale in cui si muove ormai da decenni colui che fu tra le altre cose anche il batterista dei Red Hot Chili Peppers, e che oggi ci ha abituati a lunghe immersioni in mondi sonori di cui avvertiamo razionalmente la pericolosità ma dai quali istintivamente non riusciamo a distogliere l’ascolto.


La copertina del CDTitolo: The Foreigner

Compositore: Cliff Martinez

Etichetta: Sony Classical, 2017

Numero dei brani: 15

Durata: 46′ 04”


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