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Sunset di László Nemes

5 settembre 2018 Recensioni 0 Commenti
Festival di Venezia 2018

Inedito in Italia – Irrealistico

Negli anni che precedono la Prima Guerra Mondiale, a Budapest, una ragazza si presenta nel negozio di cappelli appartenuto ai suoi genitori. Da quel momento, una girandola di eventi la porterà a scoprire il suo passato e ad avvicinarsi pericolosamente agli ambienti rivoluzionari…


Lo stile di semisoggetiva che caratterizzava Il figlio di Saul aveva, in quel caso, un significato ben preciso: la tecnica era al servizio della storia e si faceva estetica concretizzando nello spettatore lo smarrimento del protagonista. Lo stesso stile portato nella Budapest di inizio Novecento non ha la stessa forza e non trova la stessa motivazione, risultando forzatamente artificiale. Lo smarrimento dello spettatore questa volta non è sostenuto né dagli avvenimenti che circondano la protagonista né dalla sceneggiatura, che si rifiuta pervicacemente di dare spiegazioni anche quando queste sarebbero necessarie, lasciando ai dialoghi (che non vanno mai oltre un singolo scambio) una parte residuale.
Sunset risulta così un film faticoso da seguire e irritante nello svolgimento, che è troppo spesso reticente. Sebbene questa sia chiaramente una scelta dell’autore, si rivela a lungo andare una scelta sbagliata, perché non porta nessun contributo alla resa della pellicola e risulta fine a se stessa. Se l’intenzione di Nemes era quella di coinvolgere maggiormente lo spettatore, il risultato è l’esatto opposto e questi viene invece respinto dalla pellicola.

L’evoluzione della protagonista sembra avvenire per caso, ed è sempre lo spettatore che deve interpretare ciò che avviene sullo schermo: non si deve limitare a capire il collegamento tra i vari personaggi, ma anche le loro motivazioni; deve dedurre quello che accade, ma anche capire i sentimenti e le pulsioni in mezzo a un contesto totalmente irrealistico. La caduta del più importante impero centrale d’Europa alla vigilia della Prima Guerra Mondiale viene così ridotto a una serie di fatti casuali e risulta essere, infine, anche un tradimento della Storia.

Il coacervo di razze, religioni e soprattutto pulsioni che si intersecavano all’interno dell’Impero Asburgico sono simbolizzate da un gruppuscolo di rivoluzionari male organizzati in una Budapest grande apparentemente quando un paese di provincia, e che ruota tutta attorno a un negozio di cappelli. Per quanto questo sia naturalmente un artificio simbolico, è comunque eccessivamente riduttivo. È invece interessante come viene trattata la nascita del leader e di come le masse si accodino facilmente alla prima persona che ne sa assecondare e cavalcare gli istinti più bassi, senza fare analisi o proclami di indirizzo politico.

Per quanto Nemes sia indubbiamente molto bravo nel gestire le inquadrature e nell’organizzare un grande set per i lunghi e spesso complessi piano sequenza che caratterizzano il suo cinema e sia altrettanto bravo nel gestire le luci (e di conseguenza le ombre) nelle singole inquadrature, Sunset è un film poco riuscito, che colpisce più per la sua tecnica che per il suo significato.


La locandinaTitolo: Sunset (Napszállta)
Regia: László Nemes
Sceneggiatura: László Nemes
Fotografia: Mátyás Erdély
Interpreti: Juli Jakab, Vlad Ivanov, Evelin Dobos, Marcin Czarnik, Judit Bárdos, Benjamin Dino
Nazionalità: Ungheria – Francia, 2018
Durata: 2h. 22′


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