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"The Wolf of Wall Street" di Martin Scorsese

29 gennaio 2014 Recensioni 20 Commenti
The Wolf of Wall Street

01 Distribution, 23 Gennaio 2014 – Farsesco

New York, fine anni Ottanta. Il ventenne Jordan Belfort tenta la scalata sociale nell’ambiente di Wall Street, spinto da innate ambizioni. Il suo primo impiego sfuma solo dopo sei mesi, ma sono mesi comunque sufficienti da permettergli di continuare la scalata da solo…


Leonardo DiCaprio in The Wolf of Wall StreetAll’inizio di The Wolf of Wall Street Jordan è un ventenne ancora ingenuo ma con le idee chiare e soprattutto già privo di scrupoli, tanto da non sottrarsi all’apprendistato sui generis svolto per ottenere la licenza di broker. Anzi: si lascia guidare dal suo mentore fino a diventarlo a sua volta, seguendone anche i metodi poco ortodossi, nel momento in cui fonderà la propria società fraudolenta.

Matthew McConaughey in The Wolf of Wall StreetNel raccontare la storia di Belfort, Martin Scorsese porta tutto all’estremo, anche con una certa spettacolarizzazione. Un simile eccesso induce a pensare di essere di fronte a qualcosa di talmente sopra le righe da non poterlo prendere sul serio. Eppure la fonte è letteraria quanto reale, trattandosi dell’autobiografia scritta dal vero Jordan Belfort, newyorchese agente di borsa che si è fatto strada nell’ambiente della finanza solo con la truffa.

Jonah Hill e Leonardo DiCaprio in The Wolf of Wall StreetPer raccontarne la vicenda iperbolica nel suo eccesso, che la fa sembrare irreale pur essendo vera, Scorsese ha scelto il registro farsesco perché la farsa estremizza – ma soprattutto ridicolizza – qualcosa che paradossalmente ha la sua fonte nella realtà. Sono i personaggi anzitutto, specie Jordan e la sua guida traviante, a porsi in termini farseschi sia nei modi sia nella filosofia professionale. Tuttavia, il film pare avvisi lo spettatore fin dall’inizio che la sua cifra stilistica sarà proprio questa, ricorrendo per esempio fin da subito a degli sguardi in macchina alla quale entrambi i personaggi si rivolgono per spiegare o raccontare la realtà dei fatti.
Margot Robbie in The Wolf of Wall StreetInoltre Jordan, nonostante la sua immoralità che sfiora la spietatezza nei confronti dei risparmiatori da lui imbrogliati, è protagonista di varie sequenze al limite del grottesco: il naufragio del suo yacht, il suo dialogo con l’agente FBI che indaga sui suoi illeciti, il suo arresto, il suo rapporto con la seconda moglie… I suoi collaboratori sono altrettanto farseschi, mentre la sua ingenuità di fronte all’amico che non vorrebbe tradire gli gioca un brutto tiro del destino, tanto più ironico per lo sprazzo di umanità ancora conservata nonostante il suo stile di vita cinico e corrotto.

Leonardo DiCaprio in The Wolf of Wall StreetCiò non significa che il film non sia fondamentalmente serio nel raccontare argomenti scottanti e probabilmente non conosciuti fino in fondo. L’impegno di base è stato appunto quello di farne emergere anche gli aspetti forse solo sospettati, così come resta salvo l’impegno di mettere alla gogna una determinata classe sociale svelandone i retroscena insieme ai vizi, peraltro non riscattati da alcuna virtù. Al contempo il regista ha voluto coinvolgere lo spettatore nella finzione, che nello svolgimento del film è a sprazzi metacinematografica, in modo ancora più originale appunto perché si tratta una storia vera: gli sguardi in macchina diventano interpellazioni sempre più marcate e la realtà stessa si fa recitazione. Di questo sarà Jordan a darne prova più volte, specie nella sequenza nella quale è impegnato telefonicamente a truffare un ingenuo risparmiatore.

Il finale è a sua volta una sorta di colpo di scena, un’altra amara dimostrazione che è il modo in cui il mondo funziona, e gli si consente di funzionare, a essere sia farsesco sia contrario alle logiche della giustizia spesso solo sommaria.


La locandina di The Wolf of Wall StreetTitolo: The Wolf of Wall Street (Id.)
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Terence Winter
Fotografia: Rodrigo Prieto
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Kyle Chandler, Rob Reiner, Jon Bernthal, Jon Favreau, Jean Dujardin, Joanna Lumley, Cristin Milioti, Christine Ebersole, Shea Whingham, Chantalle, Nick Koskoff, Chester Ming, Robbie Feinberg
Nazionalità: USA, 2013
Durata: 2h. 59′


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Attualmente ci sono 20 commenti a questo articolo:

  1. Guido scrive:

    Peccato che la recensione non citi la titanica interpretazione di DiCaprio, quella super di Jonah Hill e del grandissimo cameo di McConaughey. Il film, secondo me, è un capolavoro assoluto. Fantastici i discorsi in camera di DiCaprio.

  2. Alberto Cassani scrive:

    Be’, Tiziana ha preferito fare un altro tipo di analisi. Viste le cose che ha scritto mettersi lì a parlare degli attori sarebbe stata una cosa posticcia. Tra l’altro io non ho letto il libro da cui il film è tratto, ma credo che l’idea dei dialoghi in macchina derivi dalla serie “House of Cards”, perché mi pare che siano utilizzati proprio nello stesso modo.

    Intanto ho visto “Dallas Buyers Club” e McConaughey mi ha impressionato molto meno del previsto, ma visto film e personaggio posso capire che sia ritenuto il grande favorito per l’Oscar.

  3. Guido scrive:

    DiCaprio ha così poche possibilità?

  4. Alberto Cassani scrive:

    Stando ai bookmaker pare di sì. Non siamo ancora a livello delle quote di Day-Lewis l’anno scorso ma quasi, e a DiCaprio preferiscono anche Ejiofor. DiCaprio ho l’impressione che sia considerato da molti della vecchia e vecchissima guardia un attore più di carisma che di tecnica, e quindi fino a quando non farà qualcosa che lo snaturi a livello fisico (vedi Charlize e la Kidman, o lo stesso McConaughey di quest’anno) partirà sempre in seconda fila

  5. Guido scrive:

    Eppure in “Buon compleanno Mr. Grape” fu a dir poco straordinario, pensando al ruolo in cui più ha dovuto modificare il suo aspetto esteriore, a parte il trucco di “J. Edgar”, ovviamente (e anche lì snobbato dall’Academy).

  6. Alberto Cassani scrive:

    Ma in Mr Grape non aveva ancora vent’anni… Oscar a gente così giovane li danno solo alle attrici di bella presenza.

  7. Guido scrive:

    E invece come “Non protagonista”? Leto ha già vinto o Fassbender può farcela?

  8. Alberto Cassani scrive:

    Leto mi ha colpito molto ma a conti fatti la sua è una interpretazione abbastanza di maniera, visto il personaggio. Il Cillian Murphy di “Breakfast on Pluto” era molto più bravo, ad esempio. Però non credo che possa sfuggirgli la vittoria, anche se non ho ancora visto il film di McQueen.

  9. Guido scrive:

    Mentre Blanchett e Lawrence per le donne?

  10. Alberto Cassani scrive:

    Blanchett sicuramente. La Lawrence non credo ne vinca subito un altro. Pare molto quotata l’attrice di “12 anno schiavo”, nella categoria.

  11. Tiziana Cappellini scrive:

    Non ho detto nulla circa la recitazione degli attori, perché non ne ha bisogno mentre il film va un po’ spiegato.

    Certamente le interpretazioni sono grandi e per quanto riguarda DiCaprio, sono tra coloro che si stupiscono di non vederlo mai premiato con l’Oscar.
    E’ uno dei migliori attori in assoluto e ha fatto vari film difficili se non impegnati, ma anche in quelli meno drammatici dà il meglio di sé passando con disinvoltura da un registro all’altro all’interno dello stesso film.

    Quindi sarebbe davvero ora che gli venga dato il meritato riconoscimento…

  12. Angela scrive:

    Io trovo DiCaprio un attore che funziona non solo per la bravura ma per la faccia. Permettetemi il paragone, ma in molti film è il Gatsby della situazione. Mi spiego meglio: anche quando è abietto e immorale ha un viso che trasmette ingenuità e che scatena meccanismi di identificazione/giustificazione del personaggio.
    Io ho trovato il Jordan Belfort di DiCaprio un personaggio dicotomico, da un lato l’agente di borsa, il truffatore, dall’altro il ragazzone arrivato a New York affezionato agli amici e attento al loro divertimento.
    Mai come in questo caso ha trasmettermi ciò è stata la fisionomia dell’attore che incontra le contraddizioni del personaggio in modo perfetto.

  13. Alberto Cassani scrive:

    Sicuramente. D’altra parte il fisico è parte integrante del “materiale di scena” di un attore. Come il fisico o il viso possono rendere non credibile un attore in un certo ruolo, così possono aggiungere qualcosa all’efficacia della sua interpretazione. In questo caso non c’è dubbio che la faccia ancora abbastanza pulita di DiCaprio crei una scintilla di simpatia nei confronti del personaggio, che è difficile immaginare con il vero Jordan Belfort (quello che si vede a fine film presentarlo all’incontro in Nuova Zelanda).
    Il problema di DiCaprio cui facevo riferimento negli altri commenti (e comune a molti attori del passato, da Cary Grant in avanti) è che molti si fermano alla sua faccia e sottovalutano il fatto che negli anni sia diventato un attore assolutamente eccezionale. Per questo dicevo che per vincere un Oscar – a meno di ruoli veramente clamorosi, meglio se di personaggi famosi – deve trovare l’occasione di slegarsi dal suo look per farsi notare anche dai vecchi critici e dagli ottuagenari dell’Academy.

  14. Tiziana Cappellini scrive:

    Sono certamente d’accordo anch’io.

    Inoltre, DiCaprio è talmente espressivo (accentuando così il suo talento innegabile, pur non apprezzato abbastanza) da funzionare anche nell’immobilità di un manifesto cinematografico.

    Non è necessario che reciti in senso stretto pronunciando battute o esprimendosi con gestualità: la sua stessa espressività, che può essere vista come un dono di natura, è parte integrante del suo talento oltre che un valore aggiunto.

  15. Vulfran scrive:

    Anch’io sono stato colpito dal tono farsesco dato alla vicenda per destabilizzare il giudizio dello spettatore, che a volte si ritrova a ridere per cose di per sé orribili (terrificante la scena di quella che si fa rapare a zero per rifarsi le tette). È come se lo spettatore si drogasse insieme a Belfort. Maestoso DiCaprio, che sa fare anche il cartoon: quando strafattissimo è costretto a rotolare per raggiungere la macchina mi aspettavo che a un certo punto uscisse fuori Roger Rabit.:-)

  16. skumkyman scrive:

    vedere Terry Winter,lo sceneggiatore di questo dei soprano e broadwalk empire, seduto nel pubblico della conferenza di Belfort e consentirgli proferire parola su come si venda una penna è stato un bel colpo; come ammettere che alcune vite non hanno bisogno di essere sceneggiate, e quelli che ci vivono ci sorprendono. gran film

  17. Sebastiano scrive:

    Non ho visto, ovviamente, tutti i film che hanno il protagonista candidato all’oscar, per cui non dovrei giudicare prima, ma DiCaprio stramerita l’ambito premio, ne sono certo.
    Come Vulfran sono stato anche io impressionato dalla scena in cui rotola verso la macchina, e se non c’e’ di mezzo una controfigura, beh, allora…

  18. Alberto Cassani scrive:

    Credo abbiano usato una controfigura nell’inquadratura in cui rotola giù dalle scale, ma per il resto mi della scena sembrava assolutamente lui.

  19. Fabrizio Degni scrive:

    Bellissimo. Di rado esordisco con aggettivi ma francamente e tra I film più belli che di recente abbia visto. Mi è piaciuto perché costantemente ‘in tiro’ con una storia classica si ma ben ritmata e priva di punti morti, nonché un’interpretazione notevole di Di Caprio e comprimari. Forse si è calcato troppo sul quantitativo delle ‘sostante’ perché sfido chiunque a restare in vita e ancor di più efficienti, dopo un cocktail 24h/7d, e potrebbe avere effetto deleterio nel mostrarne I reali danni, come la totale deficienza acquisita dopo le pasticche ‘stagionate’ ma per il resto, a mio avviso, è un tripla AAA.

  20. Marco scrive:

    Piaciuto.
    Concordo con tutti i pareri positivi espressi a favore del film.
    La durata non si fà sentire. Merito della regia, del carisma di tutti gli attori e della brillante e ritmata sceneggiatura.

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