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Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores

10 marzo 2020 Recensioni 0 Commenti
Tutto il mio folle amore

01 Distribution, 24 Ottobre 2019 – Balcanico

Una sera Willy decide di incontrare per la prima volta suo figlio Vincent, ormai sedicenne. Il giorno successivo, mentre è in viaggio, se lo ritrova nascosto sul suo pick-up ed è costretto a passare alcuni giorni con lui mentre la madre di Vincent e il padre adottivo li inseguono…


Dopo alcuni film dedicati all’infanzia e all’adolescenza (Io non ho paura, Educazione siberiana, Il ragazzo invisibile) e altri sulla fuga (Marrakech express, Mediterraneo, Puerto Escondido), Gabriele Salvatores fonde le due tematiche in un film che racconta di un adolescente in fuga. Basato sulla vera storia di Franco e Andrea Antonello, Tutto il mio folle amore è un film incredibilmente compatto, ottimamente diretto e splendidamente interpretato.

L’idea alla base della sceneggiatura è di non fare un film “sull’autismo”, bensìma sull’esperienza di un ragazzo autistico (anche se nel film la malattia di Vincent non viene mai citata) e delle persone attorno a lui. La malattia non è mai un limite, semmai uno stimolo per vedere le cose e comunicare in modo diverso, per vivere in modo diverso, con un’altra prospettiva. Il canovaccio scelto dagli sceneggiatori è simile a quanto già visto in altre produzioni: il viaggio tira fuori il vero carattere dei personaggi, fa esplodere le tensioni ed è un modo per trovare nuovi, magari inaspettati equilibri, ma Salvatores tiene la barra dritta e riesce a far funzionare il film senza scadere mai nel risaputo o nello stucchevole.

Gli episodi che compongono il viaggio di Willy e Vincent (e, in misura minore, di Elena e Mario) sono naturalmente scollegati tra loro, ma nessuno è superfluo e sono tutti girati con cura, andando a comporre un mosaico che alla fine forma un quadro non solo bello ma anche emozionante. La vera cifra stilistica scelta da Salvatores è infatti l’emozione: sarebbe stato facile puntare sulla commozione o realizzare un film in cui il ragazzo con dei problemi comportamentali alla fine viene “accettato”, invece qui l’accettazione è data per scontata: quello che interessa agli sceneggiatori è costruire rapporti umani (o ricostruirli) e quello che interessa a Salvatores è veicolare un’emozione. Entrambi i compiti sono perfettamente riusciti e si esce dalla sala ricchi e pieni di commozione e gioia.

Naturalmente, come quasi in ogni film di Salvatores, tutti gli attori sono ottimamente diretti e offrono prove eccezionali. Su tutti spicca Giulio Pranno, al suo primo ruolo importante, che si cala perfettamente nella parte riuscendo ad essere completamente credibile aiutato da un meraviglioso Claudio Santamaria e accompagnato da una Valeria Golino in splendida forma e in un Diego Abatantuono sicuro. Gli scenari attraversati, lievemente kusturicani grazie all’ambientazione balcanica, contribuiscono a dare solidità alla storia e ai personaggi via via incontrati.

Tutto il mio folle amore è un film perfettamente riuscito, è Salvatores al suo meglio ed è esattamente quello che il cinema italiano dovrebbe essere: intelligente ed emozionante. Salvatores riesce a riempire gli occhi e il cuore con una storia semplice ma intessuta di rapporti personali complessi e a volte difficili, risolvendola con un tocco leggero e lievemente inverosimile, da sempre la cifra stilistica del regista milanese.


La locandinaTitolo: Tutto il mio folle amore
Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: Umberto Contarello, Sara Mosetti, Gabriele Salvatores
Fotografia: Italo Petriccione
Interpreti: Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abatantuono, Giulio Pranno, Daniel Vivian, Maruša Majer, Tania Garribba, Maria Gnecchi, Amila Terzimehic
Nazionalità: Italia, 2019
Durata: 1h. 37′


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