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"Villaggio dei dannati" di John Carpenter

15 ottobre 2003 Recensioni 4 Commenti
Alberto Cassani, 15 Ottobre 2003: Blando
Uip, Settembre 1995

Tutti gli abitanti di Midwich crollano contemporanemente a terra svenuti. Alcuni giorni dopo dieci donne si scoprono incinte. Tra loro ci sono anche una ragazza vergine e una donna sterile. La cosa si complica quando la gestazione si rivela di breve durata e i bambini nati dimostrano di avere tutti lo stesso DNA…


Ultimo film di Christopher Reeve prima dell’incidente equestre che lo aveva lasciato paralizzato dal collo in giù, è forse la peggior regia di John Carpenter, con un ritmo blando e poca chiarezza espositiva all’interno di una confezione curata ma per nulla brillante.

Ancora una volta, il regista di Fuga da New York si cimenta col remake di un classico della fantascienza cinematografica, quel Villaggio dei dannati diretto da Wolf Rilla nel 1960. Rispetto però a quanto fatto con La Cosa, Carpenter decide qui di rimanere fedele al prototipo filmico, pur se all’origine c’era un romanzo di John Wyndham che poteva offrire spazio per l’improvvisazione. Invece, il film di Rilla è attualizzato ma rispettato, non stravolto, per quanto il remake abbia toni e intenti del tutto diversi.

È proprio a livello di intenzioni che il film si discosta davvero da quello di 35 anni prima. I bambini dai capelli bianchi sono alieni perché estranei al genere umano, non in quanto provenienti da un altro pianeta (per quanto lo siano). Carpenter approfitta infatti della storia per fare una critica alla società moderna, spersonalizzante e disumanizzante. Per farlo, utilizza l’unico vero elemento nuovo rispetto al film del 1960: i bambini nascono “a coppie”, sono mentalmente legati al compagno, ma nella pellicola di Carpenter un bimbo nasce morto e quindi uno degli altri si trova spaiato, risulta essere l’anello debole della colonia extraterrestre, colui che mette in crisi l’organismo collettivo che è questo gruppo di alieni. Ma nella mente e nel cuore di questi visitatori cosmici, non c’è proprio spazio per i sentimenti umani: non vogliono distruggere la razza umana per “semplice” odio, ma solo per necessità di sopravvivenza.

Come indica benissimo il titolo originale del romanzo di Wyndham, The Midwich Cuckoos, gli alieni che qui invadono la Terra sono come dei cuculi che depongono le loro uova nel nido altrui, e i cui piccoli mangiano le uova deposte da altri. Non è odio: è solo la loro natura.


Titolo: Villaggio dei Dannati (Village of the Damned)
Regia: John Carpenter
Sceneggiatura: John Carpenter
Fotografia: Gary B. Kibbe
Interpreti: Christopher Reeve, Mark Hammill, Kristie Alley, Linda Kozlowski, Karen Kahn, Peter Jason, Michel Paré, Pippa Pearthree, Meredith Salenger, Constance Forslund, Lindsey Haun, Thomas Dekker, Cody Dorkin, George ‘Buck’ Flower
Nazionalità: USA, 1995
Durata: 1h. 38′


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Attualmente ci sono 4 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Il Villaggio Dei Dannati l’ho trovato bello, non un capolavoro degno del miglior Carpenter dato che non sono presenti tutte le sue paranoie e visioni ai quali ci ha abituato, ma comunque gia dai titoli di testa con una telecamera che sovrasta il lago e la sempre avvincente musica ti fanno ben sperare gia dall’inizio.
    Si qualche punto morto si trova sempre ma sono veramente pochi e non disturbano assolutamanete la visione.
    La suspance non è sempre presente ma i i suicidi in cui i bambini inducono le proprie vittime sono abbastanza disturbanti se si entra nel film vero e proprio, come ho fatto io.
    I bambini non li ho trovati cosi antipatici come ho letto in alcune recensioni anzi mi sono sembrati perfetti nella parte!
    Poi c’è quella fotografia di stampo 90’s che a me ha sempre affascinato dato che sono un appassionato di film horror vecchio stampo.
    Trucchi della KNB EFX e a sorpresa quelli digitali della ILM ( che secondo me sono stati usati solo per le pupille dei bambini! ).
    La storia mi è sembrata buona e gli attori forse non tanto in parte ma comunque buona la prestazione.
    Il finale mi è piaciuto molto, il gioco degli sguardi l’ho trovato molto accattivante!!!
    Insieme a Il Seme Della Follia dell’anno prima uno dei migliori lavori del Maestro negli anni 90 a mio parere.
    Che ne pensate?

  2. Plissken scrive:

    Io, da grande fan di Carpenter, mi trovo (purtroppo) concorde con il Cassani. Questo film è stato per me una delusione enorme, poiché l’originale di Rilla è uno dei film sci-fi da me preferiti in assoluto (una vera chicca), con riferimento al (prolifico) periodo fine anni ’50 inizio ’60.
    Saputo che c’era in cantiere un remake firmato da Carpenter cominciai il conto alla rovescia in attesa di poterlo vedere ma le aspettative andarono infrante: secondo me è proprio un brutto film, non sembra nemmeno del buon vecchio John. Veramente un peccato.
    Reeve mi è parso piuttosto valido, pessima la Alley ed il resto del cast, escludendo qualche bambino. L’ho riguardato alcuni mesi fa nella speranza di potervi cogliere più elementi positivi ma niente da fare… :-(
    Anche se qualcosa di valido c’è (soprattutto il ricorso all’ “anello debole”, descritto in recensione) credo che anche dopo “the Ward” rimanga la “peggior regia di Carpenter”. Pazienza. Sbaglierò, ma ho il dubbio che Carpenter volesse omaggiare il lavoro di Rilla a tal punto da aver inconsapevolmente frenato la propria individualità artistica.

    Per “il seme della follia” invece il discorso è all’opposto: non è stato compreso appieno, ma è un viaggio delirante e spaventoso, uno dei migliori Carpenter, perlomeno a mio modesto avviso.

  3. Alberto Cassani scrive:

    Non so se sia più brutto questo o “The Ward”. A memoria questo mi sembra molto peggio.

  4. Plissken scrive:

    Anche a me questo sembra peggiore, mi scuso non mi sono espresso con chiarezza: con

    “…credo che anche dopo “the Ward” rimanga la “peggior regia di Carpenter”….

    intendevo che nonostante il successivo “the Ward” sia tra i film meno riusciti di Carpenter, esso appare (ai miei occhi) superiore al Villaggio dei dannati. :-)

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