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"Vuoti a rendere" di Jan Sverak

14 gennaio 2009 Recensioni 0 Commenti
Vuoti a rendere

Fandango, 16 Gennaio 2009 – Amaro

Josef è un professore affetto da problemi di nervi e prossimo alla pensione che decide di dare le dimissioni. Non si rassegna però alla vita casalinga, come vorrebbe la moglie, e vuole trovarsi un lavoro, mentre fantastica sulle donne che incontra, per ritrovare vitalità anche sessuale…


Zdenek Sverak in una scena di Vuoti a rendereCome più volte ripetuto dallo spot e dal trailer che accompagnano l’uscita di questo film, non sono pochi negli ultimi tempi i film che raccontano l’anzianità e la decadenza con toni non patetici né rassegnatamente pessimisti, ma che invece cercano di tracciarne le sfumature più solari, o comunque più serene. Ovvio il riferimento a Pranzo di Ferragosto (non a caso distribuito dalla stessa Fandango), ma questo film di Jan Sverak c’entra poco, racconta la reazione alla vecchiaia e, pur probabilmente meno riuscito dell’italiano, sa regalare qualche sorriso melanconico e qualche briciolo di speranza.

Una scena di Vuoti a rendereSverak è un regista amato in patria e generalmente apprezzato – specie dalle giurie di premi e Festival – che qui alleggerisce il suo cinema abituale con una commedia sulla senilità e sui sentimenti ad essa legati che, a parte una disdicevole autocitazione (Eliska cerca su una guida programmi Kolya, il film di Sverak che ha vinto l’Oscar), fila liscio, simpatico e quasi intenso.

Una scena di Vuoti a rendereA suo modo filosofico, sebbene intinto nell’ironia amara, il film (scritto da Zdenek Sverak, padre del regista e protagonista) non solo racconta il modo di un anziano di far fronte all’inevitabile declino, alla sua ricerca ridicola ma importante di stimoli non solo intellettuali (anzi, tutt’altro, avendo passato una vita da professore), ma si concentra intelligentemente sugli aspetti psico-sociali, sui gesti monotoni e i rituali, sul bisogno di influire sulle vite degli altri – come in una versione senile di Amélie – e sul rapporto con la moglie. Il tutto condito da un tono ironico e sottile, specie nel trattare tematiche “basse” con distacco e malizia, e da simbolismi tipici di un certo cinema d’autore, nel riflettere sulla coppia e sulle sue derive, qui solo un po’ più cauti e levigati dall’impianto da commedia.

Zdenek Sverak in Vuoti a rendereAbile a usare i luoghi e gli spazi, come dimostra il finale apparentemente dolciastro (equilibrato dal sottofinale), lo script lavora sulle sfumature dei personaggi e su una galleria di personaggi minori davvero ben riusciti, ai quali la regia, raramente banale, sa regalare aperture inaspettate e bizzarre e divertite parentesi oniriche. Perno della pellicola, l’ottimo Zdenek Sverak, che comunque deve molto al suo perfetto doppiatore – una volta tanto – Bruno Alessandro, dal quale passa tutto il significato e la simpatia del prodotto. Che ha il solo limite di adagiarsi nel già visto, ma è un limite facilmente perdonabile.


La locandina di Vuoti e rendereTitolo: Vuoti a rendere (Vratné lahve)
Regia: Jan Sverak
Sceneggiatura: Zdenek Sverak
Fotografia: Vladimir Smutny
Interpreti: Zdenek Sverak, Daniela Kolarova, Tatiana Vilhelmova, Robin Soudek, Jiri Machacek, Pavel Landovsky, Jan Budar, Miroslav Taborsky, Nela Boudova, Jan Vlasak, Martin Pechlat, Vera Tichankova, Alena Vranova, Ondrej Vetchy
Nazionalità: Germania – Repubblica Ceca, 2007
Durata: 1h. 43′


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