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"Woman in Gold" di Simon Curtis

15 ottobre 2015 Recensioni 0 Commenti
Woman in gold

Eagle Pictures, 15 Ottobre 2015 – Ordinario

Alla morte della sorella, Maria Altmann decide di intraprendere la battaglia legale per il recupero del dipinto “Adele”, ritratto di sua zia a opera di Gustav Klimt. L’opera, trafugata dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, ora è il vanto della città di Vienna. Il giovane e inesperto avvocato Schoenberg le offre il suo aiuto…


Antje Traue posa per Moritz Bleibtreu in Woman in GoldAvevamo lasciato Simon Curtis alla regia di Marilyn, quando aveva deciso di attingere alle memorie intime di qualcun altro per farne materia di un film misurato, luminoso e teneramente onirico. In Woman in Gold resta il tocco calibrato di un autore che dalle sue immagini si aspetta la disciplina; a mancare è l’impeto del trasporto emotivo, la sensazione che dietro quelle immagini simili a vetro ci sia qualcosa in più del comando pilotato alla commozione. Helen Mirren è Maria Altmann e a lei si agganciano situazioni e personaggi, su tutti il viaggio di (tras)formazione verso Vienna e il giovane avvocato interpretato da Ryan Reynolds, presenza che purtroppo porta con sé un inevitabile confronto con il meglio riuscito Philomena, di Stephen Frears.

Max Irons e Tatiana Maslany in una scena di Woman in GoldCurtis conduce una crociata di eleganza inoppugnabile contro un nemico fin troppo facile da vincere e, nel farlo, ha a suo vantaggio l’eccellente costruzione dei personaggi protagonisti, ma ha decisamente a sfavore l’eccesso di particolari con cui la storia del cinema ha già raccontato i nazisti. Nell’incontro tra le due rotte ha dato vita a un luogo ordinario, dove non viene mai messo in dubbio alcun principio di bene o male, ma tutto trova il proprio posto là dove dovrebbe stare.

Helen Mirren e Ryan Reynolds in Woman in GoldNon mancano i momenti gustosi, nella gioia o nella commozione, ma il grande protagonista assente è proprio il dipinto che tanto ci si affanna di recuperare. I flashback e i racconti non bastano a far sentire il peso dell’imponente ritratto di Adele Bloch-Bauer perché, se in Marilyn Michelle Williams aveva portato in scena tutto il senso di perdita legato al mito della Monroe, in Woman in Gold il celeberrimo dipinto di Klimt diventa un oggetto di contorno, schiacciato dal peso della storia per diventare moneta di scambio di un riscatto tardivo. L’amata zia Adele per lo spettatore resta un’effigie decorativa priva di fascino, ma dagli stessi ricordi di Maria Altmann altri non sembra che una giovane donna amorevole, sì, ma anche infinitamente annoiata dalla vita, tanto da trascorrere le ore di solitudine a interrogarsi sul futuro, sospirando.

Si può quindi affermare che la battaglia legale condotta dalla protagonista fa emergere con discrezione molti interrogativi ancora irrisolti sui crimini di guerra ma Woman in Gold, non aggiungendo molto a quanto già detto da George Clooney in Monuments Men, conferma la sensazione che si tratti di un film ordinario seppur elegante.


La locandina di Woman in GoldTitolo: Woman in Gold (Id.)
Regia: Simon Curtis
Sceneggiatura: Alexi Kaye Campbell
Fotografia: Ross Emery
Interpreti: Helen Mirren, Ryan Reynolds, Daniel Brühl, Katie Holmes, Tatiana Maslany, Max Irons, Charles Dance, Antje Traue, Elizabeth McGovern, Jonathan Pryce, Frances Fisher, Moritz Bleibtreu, Tom Schilling, Allan Corduner, Henry Goodman
Nazionalità: Regno Unito, 2015
Durata: 1h. 49′


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