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"Woyzeck" di Werner Herzog

24 maggio 2016 Recensioni 0 Commenti
Woyzeck

Impegno REAK, 4 Aprile 1980 – Umano

Per mantenere l’amante e il figlio che con lei ha avuto Franz Woyzeck, militare di stanza in un paesino in cui non accade assolutamente nulla, accetta di prestarsi agli esperimenti di un medico affascinato dalle visioni e dalle voci che tormentano il soldato…


Klaus Kinski e Josef Bierbichler in WoyzeckA soli cinque giorni dalla fine delle riprese di Nosferatu – Il Principe della Notte, iniziano quelle di questo terzo episodio della saga Herzog-Kinski, Woyzeck. Werner Herzog trascina la troupe e buona parte del cast a Telč, un villaggio nel sud dell’attuale Repubblica Ceca, dove in soli diciotto giorni di riprese (seguiti poi da quattro di montaggio) concluderà il suo ottavo lungometraggio a soggetto.

Klaus Kinski in una scena di WoyzeckBasato sulla pièce teatrale (mai finita) di Georg Büchner, Woyzeck è il ritratto di un antieroe nel senso più letterale del termine: l’uomo portato in scena da Klaus Kinski è un soldato che ha scelto di andare in guerra “per riaffermare l’amore per la vita” e che quell’universo belligerante rigetta come un errore di sistema, un uomo che per le sue visioni viene considerato alla stregua di un pazzo o forse, come dirà il suo comandante, solo «un uomo che pensa troppo». Ma la pazzia, in Woyzeck, non serve solo ad aggiungere spessore alla caratterizzazione del suo protagonista. Serve anche e soprattutto a fare luce sulla crudeltà dei suoi superiori e di chi sostiene di volerlo curare.

Klaus Kinski in WoyzeckVale la pena collocare la pellicola nel suo contesto storico. Siamo nel 1979: un anno prima in Italia il quarto governo Andreotti approva la Legge Basaglia mentre l’Europa sta ancora digerendo le dure critiche che Michel Foucault, un decennio prima, aveva rivolto al sistema psichiatrico con la pubblicazione della Storia della Follia nell’Età Classica. È difficile capire quanto Herzog si fosse ispirato a quel dibattito quando realizzò Woyzeck. Ma il film per certi versi sembra la trasposizione cinematografica di quella critica che Foucault fece al modo in cui, con l’avvento dell’Illuminismo, la pazzia iniziò a essere trattata come un peccato fondamentalmente morale, perché il matto aveva deciso di abbandonare la ragione e come tale doveva essere punito affinché correggesse la propria inclinazione. E proprio come quanto aveva immaginato Foucault, Woyzeck subisce le offese di chi lo esorta a imparare la virtù e la morale (il comandante) e chi cerca di curarlo trattando i disturbi mentali come se fossero un difetto fisico (il medico), suggerendogli di vivere mangiando solo piselli.

Eva Mattes e Klaus Kinski in WoyzeckHerzog risalta l’incomunicabilità tra Woyzeck e i suoi superiori mostrando il paesino di Telč come una scenografia immobile, quasi una cartolina. Se Aguirre e Fitzcarraldo vivevano stregati da quella giungla dove Dio «doveva ancora finire la sua creazione», qui la cornice che fa da sfondo al dramma di Woyzeck è completamente diversa. Il paesino immacolato di Telč non è una potenzialità, uno sfondo che cambia, che seduce, che si nasconde: la cornice è un villaggio dove non succede assolutamente nulla, un insieme finito e monodimensionale.

Eva Mattes e Klaus Kinski in una scena di WoyzeckPresentato in concorso alla 32ma edizione del Festival di Cannes (dove vinse il premio per la miglior attrice non protagonista), la grandezza di Woyzeck sta nell’aver saputo fare della pazzia del suo protagonista uno strumento per denunciare la mancanza di umanità della gente che lo circonda. Dopo 82 minuti, allo spettatore resta il dubbio che a essere pazzo non sia Woyzeck, ma chi dietro il pretesto della morale e della ragione cerca di castigare e di correggere chiunque evada dagli schemi e dai tracciati predefiniti.


Una locandina di Woyzeck immaginata da Tony StellaTitolo: Woyzeck (Id.)
Regia: Werner Hezog
Sceneggiatura: Werner Herzog
Fotografia: Jörg Schmidt-Reitwein
Interpreti: Klaus Kinski, Eva Mattes, Wolfgang Reichmann, Willy Semmelrogge, Josef Bierbichler, Paul Burian, Volker Prechtel, Dieter Augustin, Irm Hermann, Wolfgang Bächler, Rosemarie Heinikel, Herbert Fux, Thomas Mettke, Maria Mettke
Nazionalità: Germania Ovest, 1979
Durata: 1h. 22′


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