“1997: Fuga da New York” di John Carpenter

Alberto Cassani, 24 Agosto 2003: Cinico
Medusa, 1 Agosto 1981

1988: a causa del dilagante aumento della criminalità, l’isola di Manhattan è stata trasformata in un carcere fortificato di massima sicurezza al cui interno vengono abbandonati a se stessi i criminali condannati a vita. L’unica legge è quella del più forte. Nel 1997 l’aereo del Presidente viene dirottato e cade sull’isola…


Forse il più grande western metropolitano della carriera di John Carpenter, Fuga da New York riprende la tradizione dell’eroe solitario e misterioso e lo inserisce in un contesto vagamente fantascientifico, dando vita ad un film d’azione dotato di ironia ma caratterizzato soprattutto dalla pesante sfiducia nei confronti delle istituzioni che il regista ha dimostrato per tutta la sua carriera.

Chiaramente influenzato dai film di Sergio Leone più che da quelli dell’amato Howard Hawks, per lo meno in questo caso, Carpenter regala alla storia del cinema un Eroe iconograficamente inarrivabile e costruisce un’ambientazione di grande impatto. Come ha scritto Fabrizio Liberti nel suo volume dedicato al regista, Manhattan ci appare qui come un labirinto infernale che sembra uscito dalla mitologia greca, alla quale tutto il film rimanda di continuo. Il fatto poi che, pur svolgendosi in un arco di tempo di 24 ore, la pellicola sia sempre ambientata di notte aumenta a dismisura la sensazione di ansia che lo spettatore prova nel seguire questa discesa negli inferi da parte di colui che tutti credono morto.

Ma l’ambientazione di Fuga da New York è anche altro: è New York. Portata all’accesso, certo, ma pur sempre chiaramente riconoscibile, e la cosa è ancora più evidente se confrontata con la Los Angeles del seguito-remake. Il melting pot che da sempre caratterizza la Grande Mela arriva qui al suo massimo, producendo una lotta razziale che sublima gli scontri da strada nell’incontro di wrestling che Iena si trova a dover combattere al Madison Square Garden.

Le bande che piantonano il Central Park notturno sono qui rappresentate dal punk Romero che allontana i soccorsi all’aereo presidenziale, e così come nella Los Angeles del 2013 il capo dei ribelli è un latino – la minoranza più importante del sud della California – nella New York del 1997 a comandare è un nero cialtrone e tamarro.

Anche se a prima vista il contenitore sembra valere più del contenuto (come scrissse Morando Morandini), non si può negare che 1997 abbia influenzato molto del cinema degli anni ’80, a partire dal Blade Runner di Ridley Scott fino a Robocop, passando per l’universo di Mad Max.


Titolo: 1997: Fuga da New York (Escape from New York)
Regia: John Carpenter
Sceneggiatura: John Carpenter, Nick Castle
Fotografia: Dean Cundey
Interpreti: Kurt Russell, Lee Van Cleef, Ernest Borgnine, Donald Pleasence, Isaac Hayes, Harry Dean Stanton, Adrienne Barbeau, Season Hubley, Tom Atkins, Charles Cyphers, Joe Unger, Frank Doubleday, John Strobel, John Cothran Jr, Vic Bullock
Nazionalità: USA, 1981
Durata: 1h. 39′


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9 commenti a “1997: Fuga da New York” di John Carpenter


  1. Marco

    Indiscutibilmente è l’esempio più lampante del cinema americano di serie B degli anni ’80, cosa che ne ha fatto giustamente un cult.

    Molto belle le scenografie e la fotografia (come sempre nei film di Carpenter), buoni gli effetti (che in verità, anche se sembrano digitali, digitali non sono dato il poco budget a disposizione ma lo sembrano veramente).

    Ora, parlando soggettivamente, non ho tantissimo apprezzato lo script e in alcuni frangenti la regia e il montaggio, i quali mi sono sembrati sia un tantino lenti che abbastanza piatti.
    L’inizio e dal prefinale in poi è sicuramente notevole ma nella parte centrale a parer mio gira sempre su se stesso con tecniche di regia e montaggio che adesso non sono più tanto capiti e digeriti.

    Forse questo è un film figlio del suo tempo, che ai giorni d’oggi non riesce ad essere apprezzato appieno dato il modus operandi e le tematiche che sono cambiate nel mondo del cinema.
    Bisogna però dire che alcune trovate sono geniali e Carpenter riesce benissimo a catturarle, non so però credo che questo film sia fuori posto ai giorni nostri, forse anche colpa del fatto che è stato “vittima” di moltissimi copie nel corso degli anni (mi viene in mente Doomsday di Marshall) e quindi ormai queste cose ci sembrano banalissime.
    Comunque per le tematiche è sicuramente un film importante, originale nel voler mostrare la società di quel tempo che vigeva a New York.
    Penso però che sia giusto vederlo solo per il fatto di aver visto il precursore dei veri film di serie B americani, anche se sicuramente un americano lo possa apprezzare di più che un italiano.

    Comunque la regia è (a parte come già detto in alcuni frangenti) ottima, il montaggio pure, la musica si è bella ma Carpenter ha sicuramente fatto di meglio.
    Le interpretazioni sono buone anche grazie a tutti gli attori (e amici di Carpenter) che vi prendono parte come Russel, Cleef, Pleasence.

    Di Carpenter Albe tu apprezzi più gli esordi o anche qualche lavoro recente?

  2. Alberto Cassani

    Direi che “Il seme della follia” è il suo ultimo film che mi è davvero piaciuto, per quanto “Fuga da Los Angeles” mi avesse divertito.

  3. andrea

    Con “Distretto 13, le brigate della morte” è il miglior film di Carpenter.

  4. Riccardo

    e grosso guaio a chinatown e la cosa dove li mettiamo?

  5. Alberto Cassani

    Personalmente metto “La Cosa” al numero 1, poi questo al secondo e “Grosso guaio a Chinatown” terzo. “Distretto 13″ lo metto al quarto a pari di “Fog” perché l’ho visto in inglese e gli attori sono vergognosi.

  6. andrea

    Non avevo fatto classifiche e in effetti mi ero scordato di “la cosa”, ora faccio la mia

    1997 fuga da new york
    la cosa
    distretto 13

    gli altri decisamente dopo

  7. Tommaso Tocci

    Secondo me Grosso guaio a Chinatown, con tutto l’affetto che nutro per il Pork Chop Express e per quello che dice sempre il vecchio Jack Burton, deve scalare indietro a favore di Halloween, anche solo per la sua influenza.

  8. Alberto Cassani

    “Halloween” è girato benissimo ma non mi ha mai spaventato, neanche da bambino. Però è vero che se esistono i teen-slasher è tutto merito suo (o colpa sua, dipende dai punti di vista). “Grosso guaio”, invece, l’ho sempre adorato e pur non avendo alcuna influenza diretta non si può negare come abbia anticipato di molto la moda orientale degli ultimi anni.

  9. Edoardo

    Alberto dici che l’ultimo film ad esserti piaciuto di Carpenter è stato “Il seme della follia”,ma secondo me “Vampires” di Carpenter non è male,molto sottovalutato,io l’ho trovato molto divertente. Ma non è da annoverare tra i migliori,ovviamente.