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A casa tutti bene di Gabriele Muccino

14 febbraio 2018 Recensioni 0 Commenti
A casa tutti bene

01 Distribution, 14 Febbraio 2018 – Melodrammatico

Per festeggiare le nozze d’oro di una coppia, la famiglia si riunisce al gran completo sull’isola di Ischia. Una mareggiata improvvisa blocca però tutti per due giorni. Questo sarà il tempo necessario affinché possano esplodere drammi sopiti, rivalità nascoste e segreti inconfessabile che ognuno di loro porta dentro…


Battuta chiave di A casa tutti bene è lo scambio «Mamma vorrei una vita normale» – «Ma le vite normali non esistono». Una frase che è summa e apoteosi di tutto il cinema di Gabriele Muccino, un regista che si ama o si odia, senza vie di mezzo, e questo è chiaro da quando ha iniziato la sua carriera. Un regista che, come pochi in Italia, è in grado di regalare un grande spettacolo sempre e comunque. Ed è questo, ciò di cui si nutre il cinema: l’intrattenimento.

Stavolta, Muccino vuole continuare quell’esplorazione del micro e macrocosmo familiare che aveva iniziato già dai tempi de L’ultimo bacio e proseguito nel suo film migliore e più duro, ovvero Ricordati di me, e continuando anche con opere come Padri e Figlie. La famiglia è il luogo in cui si ritorna, volenti o nolenti; il nido che però diventa, in maniera spesso inconsapevole, anche una sorta di gabbia feroce dove ribollono dolori che per pudore o per il comune senso dell’essere borghesi non sono mai resi espliciti. Ed è un nucleo bello e disfunzionale quello messo in scena dal regista che, da molto tempo a questa parte, riesce a scandagliare al meglio le frustrazioni dell’essere umano e a regalare un ritratto vivido e – soprattutto – spietatamente coerente dei sentimenti, non sempre giusti o corrisposti.

L’elemento catalizzatore di A casa tutti bene è la reunion di una famiglia apparentemente senza problemi o con qualche piccola crepa, che in realtà nasconde un vulcano pronto a esplodere, e che vive di passioni e desideri repressi, come anche di dolori che non è riuscita a far emergere. La sceneggiatura, come tutte quelle di Muccino, è splendidamente sincopata e alterna con grazia ribaltamenti efficaci a svolte che portano avanti le varie sottotrame. La regia è, come sempre, una sorta di caleidoscopio accanito su ogni personaggio – quasi fosse un cacciatore che bracca la preda – segno distintivo dello stile di Muccino, che si dimostra, con il passare degli anni, uno dei registi più coerenti del panorama italiano.

Se, metaforicamente, la famiglia è composta da una serie di apparenti “perfetti sconosciuti” con cui si vive tutti i giorni, il cast rappresenta il meglio che il nostro cinema può offrire e il regista, da bravo direttore d’orchestra, regala a ogni attore uno splendido assolo o una scena chiave che si imprime bene nella memoria dello spettatore. Una nota di merito spetta certamente alla coppia formata da Massimo Ghini e Claudia Gerini, all’istrionico e dolente Gianmarco Tognazzi e al trittico femminile composto da Carolina Crescentini, Valeria Solarino e Giulia Michelini. A loro sono affidate alcune delle scene più importanti e toccanti del film, che confermano il regista come il nuovo emblema del melodramma moderno che evita il lacrimevole e che si rivela granitico.


La locandina di A casa tutti beneTitolo: A casa tutti bene
Regia: Gabriele Muccino
Sceneggiatura: Gabriele Muccino, Paolo Costella
Fotografia: Shane Hurlbut
Interpreti: Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino, Claudia Gerini, Massimo Ghini, Sabrina Impacciatore, Gianfelice Imparato, Ivano Marescotti, Giulia Michelini, Sandra Milo, Giampaolo Morelli, Stefania Sandrelli, Valeria Solarino, Gianmarco Tognazzi
Nazionalità: Italia, 2017
Durata: 1h. 45′


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