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“Agora” di Alejandro Amenábar

22 aprile 2010 Recensioni 8 Commenti
Andrea Chirichelli, 13 Aprile 2010: Impavido
Mikado, 23 Aprile 2010

Alessandria d’Egitto, IV secolo d.C. E’ già tempo di guerre religiose, e nella città che ospita la Biblioteca vive la prima scienziata della storia dell’umanità, la quale crede solo alla filosofia e alla scienza e osserva la religione con fare rispettoso ma distaccato. Attorno a lei, però, è il caos…


L’arrivo in Italia di Agora è stato a lungo procrastinato, visto che il film è stato presentato al Festival di Cannes 2009. Forse non sapremo mai se il ritardo nella distribuzione sia stato dovuto al fatto che, rispetto al probabile incasso, venivano chiesti troppi soldi (probabile) o alla presenza di non meglio precisati sentimenti censori da parte di chissà chi (facilmente intuibile, anche se onestamente più improbabile). La cosa importante è che Agora sia finalmente arrivato ed è una buona notizia perché il film, nonostante numerosi difetti, centra il suo bersaglio primario: condannare ogni forma di intolleranza religiosa e fanatismo.

Certo, stavolta il bersaglio scelto da Amenábar è più rischioso, visto che al posto dei comodi talebani ci sono cristiani ed ebrei, ma la sostanza non cambia. Script e regia valorizzano al massimo la figura di Ipatia, interpretata magnificamente dalla sensibile Rachel Weisz (che avrebbe meritato la nomination all’Oscar se il film fosse stato distribuito negli Stati Uniti). A lei tocca pronunciare gran parte dei fantastici dialoghi che si tengono nella sua scuola, dove si discute dell’efficacia delle tesi di Aristarco e Tolomeo; a lei spetta il compito di chiedersi, 1200 anni prima di Keplero, se e perché la Terra gira attorno al Sole e qual è il movimento che fa muovere pianeti e stelle; a lei la sorte riserva, prevedibilmente, una brutta fine.

Macigni pesantissimi vengono scagliati contro religione e politica, entrambi presentati come meri strumenti per acquisire il potere e volano per permettere a chi è più scaltro di ottenere vantaggi personali: non ci sono vittime innocenti ma solo un’alternanza di carnefici. Tutti i culti citati ne escono a pezzi, anche se, come al solito, gli uomini sono “solo” cattivi interpreti della volontà divina. Amenábar regala sequenze di grande impatto visivo e ha ottime intuizioni, anche se a volte pecca di ingenuità proponendoci poco credibili egiziani dalla pelle bianchissima e una sottostoria d’amore onestamente dimenticabile.

La sostanza c’è: laico e femminista, Agora è un emozionante manifesto contro gli integralismi e di questi tempi un’opera del genere non può che essere accolta con favore. Anche oggi infatti, riflettendoci bene, quanto é alto il rischio che progresso e scienza vengano fermati e ostacolati dalla religione e dai suoi dogmi, e che le masse vengano strumentalizzate dal politicante bifronte di turno?


Titolo: Agora (Id.)
Regia: Alejandro Amenábar
Sceneggiatura: Alejandro Amenábar, Mateo Gil
Fotografia: Xavi Giménez
Interpreti: Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhom, Michael Lonsdale, Rupert Evans, Richard Durden, Sami Samir, Manuel Cauchi, Homayoun Ershadi, Oshri Cohen, Harry Borg, Charles Thake, Yousef “Joe” Sweid
Nazionalità: Spagna, 2009
Durata: 2h. 06′


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Attualmente ci sono 8 commenti a questo articolo:

  1. giorgio scrive:

    Rispondo alla domanda finale: il rischio è alto. Oggi politica e religione, in un paese come l’Italia, sono legati in modo più che mai saldo. Lo si è visto chiaramente ai tempi delle leggi anti ricerca sulle cellule staminali, sulla procreazione assistita, e recentemente, nel caso Englaro, in cui la storia di una povera donna e di suo padre è divenuto terreno di scontro politico, con un parlamento pronto a votare un testo salva-eluana, su diretto mandato ecclesiastico.
    Ancor più recente è la polemica sulla RU486, altro tema allucinante, in cui una parte della politica, in accordo con la Chiesa, non ritiene ammissibile l’esistenza di un aborto senza dolore (o quasi, dato che non è una passeggiata nemmeno la pillola): la donna che abortisce DEVE soffrire, il più possibile.
    Riguardo la Chiesa, invito tutti ad ascoltare la trasmissione radiofonica di Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria (anche su youtube si trovano molte cose..), nella quale il suddetto parla di scienziati e professori che si trasformano in demoni con tanto di corna e forconi, oppure di omosessuali come malati da curare, o come quando spezza lance per il creazionismo, sbeffeggiando la teoria dell’evoluzione darwinista…
    Ciliegina sulla torta cercate su google e leggete con quali belle parole il Papa attuale parla di “San” Cirillo di Alessandria, e dei suoi infiniti meriti…(e poi, oltre al film, date un occhiata alla sua pagina di wikipedia per capire nei confronti di chi il buon Papa tesse lodi…)..

    Rispetto ai tempi di Ipazia saranno forse cambiati i modi, ma la sostanza di taluni non è cambiata di una virgola. Dunque ho trovato il film assolutamente attuale.

  2. giorgio scrive:

    p.s. devo dire però che come film non mi è piaciuto troppo. Molti i buchi nella sceneggiatura, e le scene in cui Ipazia ha le sue illuminazioni sui moti planetari, giungendo a conclusioni a cui giunsero soltanto Galileo e Keplero ben 1200 anni dopo, le ho trovate veramente molto molto forzate.
    Belle le scenografie e buone le prove attoriali… Nel complesso comunque un film non eccezionale.

  3. Sebastiano scrive:

    E pensate che senza nemmeno accorgercene tra pochi anni saremo in un regime opposto a quello che hai descritto!

  4. liongalahad scrive:

    ovvero? un “regime” in cui è la scienza e soltanto la scienza a comandare, e le religioni saranno solo un blando ricordo? Dove devo mettere la firma?

  5. Sebastiano scrive:

    Mah… vedi un po’ tu… mi pare abbiamo gia’ firmato un po’ tutti, e chi tace acconsente.

  6. luysa scrive:

    Chiesa, politica, fede, verità, non penso che sia davvero ciò che il regista vuole trasmettere, perchè poi chi puo dire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, le ideologie, qualunque essa sia si sa… rappresentano solo un mezzo per arrivare al potere, per poi sfociare nel più assoluto fanatismo, ciò che conta realmente non è quale fede seguire! se essere di destra o di sinistra! sapere se esista o non esista un mondo al di là della morte( e qui il mio riferimento va a un altro film di Amenabar “notte dentro”), è la libertà ciò che conta, e nessuno può dirci quale sia effettivamente la libertà, la libertà è solo seguire il proprio io, non lasciarsi fuorviare, andare avanti con le proprie idee, amare e credere in ciò che per noi è importante finchè la vita dura, con questo mio intervento sembra quasi che sia io a dire cosa sia o non sia la libertà, la verità, non è mia intenzione dire ciò che ancora non so e forse non saprò mai. Voglio solo cercare di interpretare davvero il messaggio del regista : libertà di essere sè stessi, di poter decidere della propria vita, libertà di amare l’infinito, la conoscenza, l’arte, la musica, qualsiasi cosa ma capire fino in fondo perkè si ama e se ciò è davvero ciò che si ama, chiedersi, conoscersi e acquisire consapevolezza della nostra vita.

  7. Alberto Cassani scrive:

    Luysa, l’altro film di Amenabar si intitolo “Mare dentro”, non “Notte dentro”: http://www.cinefile.biz/?p=367

    Diciamo comunque che all’estero, per quel che ho potuto vedere io, il rispetto per le opinioni altrui su determinati argomenti è molto più alto che in Italia, perché questo tipo di opinioni sono considerate estremamente personali e quindi non suscettibili di critiche e interferenze da parte di altri.

  8. Zorinik scrive:

    Poco fa su Sky ho visto casualmente i 2-3 minuti finali (che non racconto anche se sono praticamente detti nella recensione)… non sapevo di che film si trattasse, ma senza conoscere né trama né nulla ho potuto constatare che hanno un immenso potenziale di impatto emotivo… devo vedere l’intero film, spero sia tutto sullo stesso piano del finale :)

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