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"Avventure di un uomo invisibile" di John Carpenter

24 settembre 2003 Recensioni 3 Commenti
Avventure di un uomo invisibile

Warner, 10 Ottobre 1992 – Aggettivo

Alcuni uomini dotati di occhiali a infrarossi vagano per la notte dando la caccia a qualcuno. Davanti a una telecamera, un uomo invisibile ci racconta la sua storia…


Riprendendo ed espandendo un concetto già affrontato con i precedenti Il Signore del Male ed Essi vivono, John Carpenter ci offre un vero e proprio saggio sulla visione. Lo fa realizzando una commedia ad alto budget che ad una prima occhiata può sembrare poco più che un veicolo per il talento comico di Chevy Chase e quello tecnologico della Industrial Light & Magic ma che in realtà è una precisa sintesi del suo stesso concetto di cinema.

Tratto dall’omonimo romanzo di H.F. Saint, Memoirs of an Invisible Man si basa su una trama piuttosto semplice ancorché intrigante, e sfrutta appieno il valore comico della situazione fingendo di dare una parvenza logica ad un contesto del tutto assurdo. Ma come detto, il film è qualcosa di più. Carpenter mette infatti in scena un vero uomo invisibile, anonimo, che si ritrova al centro dell’attenzione – ossia: ottiene visibilità – quando diventa davvero invisibile. Il suo eroe non è poi molto diverso da Iena Plissken, che tutti credono morto ma che tutti notano quando avrebbe bisogno di passare inosservato, ma assomiglia soprattutto all’alieno di Starman. Nick attraversa quel mondo che Carpenter spesso rappresenta nei suoi film, e come il personaggio interpretato da Jeff Bridges lo vede per la prima volta.

Memoirs è un film pieno di citazioni (da Hitchcock all’uomo invisibile del ’33) ma soprattutto di autocitazioni, sembra quasi essere davvero un’autobiografia come fa pensare il titolo originale. Ma non di Nick Holloway: di John Carpenter, che ha visto in questo progetto precedentemente rifiutato da Ivan Reitman e Richard Donner l’occasione per provare a dimostrare a chi non aveva saputo apprezzare Grosso guaio a Chinatown che il suo cinema è molto più ricco di quello cui l’etichetta di regista horror che gli è stata affibbiata farebbe pensare. Un cinema, come questo film, sottovalutato ma bellissimo.


La locandina di Avventure di un uomo invisibileTitolo: Avventure di un uomo invisibile (Memoirs of an Invisible Man)
Regia: John Carpenter
Sceneggiatura: Robert Collector, Dana Olsen, William Goldman
Fotografia: William A. Fraker
Interpreti: Chevy Chase, Daryl Hannah, Sam Neill, Stephen Tobolowsky, Michael McKean, Jim Norton, Pat Skipper, Paul Perry, Richard Epcar, Steven Barr, Gregory Paul Martin
Nazionalità: USA, 1992
Durata: 1h. 35′


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Attualmente ci sono 3 commenti a questo articolo:

  1. Francesco Cuffari scrive:

    Una volta tanto un film di Carpenter in cui l’eroe non è un reietto. Stavolta seguiamo le avventure di un boghese lazzarone, furbo, ma anche terribilmente simpatico grazie ad un grande Chevy Chase. Forse la storiella d’amore è di troppo e ruba lo spazio a scene migliori, ma la sequenza ambientata nella casa al mare è ottima. Bravissimo anche Sam Neill nel dare vita ad un personaggio spietato che alza di molto la tensione.

    Come mai Carpenter non è mai riuscito ad avere il successo commerciale che meritava? Era troppo anticonformista per piacere alla critica USA? Ed era il pubblico troppo dipendente da tali critici? Questo è un autore di serie A!

  2. Alberto Cassani scrive:

    In realtà non è del tutto vero che non ha mai avuto successo. “Halloween” è stato un grandissimo successo e anche “Starman” è andato molto bene. E’ vero però che “Starman” è il suo film meno carpenteriano, e altre sue pellicole meritevoli sono state snobbate per un motivo o per l’altro. E’ vero che il suo cinema è troppo anticonformista e quindi risulti indigesto al pubblico di massa, ma in diversi occasioni gli insuccessi sono dovuti a ragioni esterne (“La cosa”, “Grosso guaio a Chiantown”…).

  3. Francesco Cuffari scrive:

    Ha avuto troppo poco successo. Un regista, musicista, sceneggiatore e addetto alla fotografia capace di fare film strabilianti con budget medio-bassi avrebbe meritato dieci volte il successo che ha avuto. Pensare che ci sono registi che con budget milionari fanno film ridicoli.

    C’è da dire, però, che il budget basso permette la massima espressività perchè i produttori per recuperare il denaro investito predendono polpettoni di film che attirano più gente possibile. Forse Carpenter avrebbe meritato un pubblico migliore. Il suo “La cosa” fu un disastro perchè uscì nello stesso periodo di “E.T.”.

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