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"Captain America" di Joe Johnston

22 luglio 2011 Recensioni 21 Commenti
Captain America - Il primo vendicatore

Universal, 22 Luglio 2011 – Innocuo

Steve Rogers, mingherlino e asmatico, sogna di arruolarsi per combattere la Seconda Guerra Mondiale. Scartato per cinque volte, viene infine inserito in un progetto segreto volto a modificare geneticamente una persona per creare un super soldato. Nasce così Capitan America…


Chris Evans e Sebastian Stan in Captain America - Il primo vendicatoreForse il meno convincente dei film prodotti dalla Marvel, sicuramente il meno coraggioso, Captain America si concentra su quella che – vista oggi – è la parte meno interessante della vita fumettistica del crociato a stelle e strisce, ossia proprio la Seconda Guerra Mondiale. Anche perché il prologo faceva pensare che si sarebbe arrivati in tempi ragionevoli al giorno d’oggi. Invece, la sceneggiatura di Markus e McFeely  (la trilogia di Narnia) si prende il giusto tempo per raccontare la genesi del personaggio ma poi mette in scena un’avventura banale e pochissimo entusiasmante, dal ritmo blando e piena di personaggi stereotipati ancorché divertenti, che si sublima in un piatto confronto con l’antagonista prima di arrivare all’ovvia conclusione.

Hugo Weaving in Captain America - Il primo vendicatoreDiretto da un Joe Johston che in carriera ha fatto più danni che altro (con Wolfman e Cielo d’ottobre come punte negative), il film è supportato da effetti speciali capaci di stupire appiccicando inizialmente il volto del protagonista sul corpo del mingherlino Leander Deeny ma anche di deludere in quasi tutte le scene d’azione. Ed è anche affossato da uno dei 3D più inutili e fastidiosi di tutti i tempi. Si salvano però gli attori principali, nonostante la piattezza dei loro personaggi, da un convinto Chris Evans (già Torcia umana) a un divertente Tommy Lee Jones, passando per la splendida Hayley Atwell ma evitando un Hugo Weaving prima disimpegnato e poi epigono di The Mask.

Chris Evans in Captain America - Il primo vendicatorePoco coraggioso, il film, perché Capitan America è forse il personaggio Marvel che più si prestava a discorsi seri e adulti, al passo con i tempi. Ma era anche quello che più facilmente poteva dar vita a derive di politica becera, come spesso gli è capitato nei suoi settant’anni di vita disegnata. Volendo andare sul sicuro, la Marvel ha deciso di estrapolare il personaggio da qualsiasi contesto storico, anche quello della vera Seconda Guerra Mondiale, e realizzare “solamente” una commedia d’azione ricca di battutine e ammiccamenti (il più gustoso dei quali è un riferimento ai Predatori dell’Arca Perduta), che cerca di inserirsi nella sempre più complicata continuity cinematografica senza far danni e senza far troppo pensare gli spettatori. E in questo riesce facilmente, anche se a conti fatti non brilla sotto nessun aspetto.


La locandina di Captain America - Il primo vendicatoreTitolo: Captain America – Il primo vendicatore (Captain America – The First Avengers)
Regia: Joe Johnston
Sceneggiatura: Christopher Markus, Stephen McFeely
Fotografia: Shelly Johnson
Interpreti: Chris Evans, Hayley Atwell, Sebastian Stan, Tommy Lee Jones, Hugo Weaving, Dominic Cooper, Stanley Tucci, Samuel L. Jackson, Toby Jones, Neal McDonough, Derek Luke
Nazionalità: USA, 2011
Durata: 2h. 04′


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Attualmente ci sono 21 commenti a questo articolo:

  1. Edoardo scrive:

    Visto oggi, ed è davvero notevole: divertente, scorrevole e con degli ottimi effetti speciali.
    Molto buono il trucco del teschio rosso…
    una domanda, ad ogni modo, sorge spontanea: perché il titolo non è stato tradotto? Che senso ha? Capisco che lasciare “Spider-Man” anziché tradurre in “Uomo ragno” possa fare fico, ma in questo caso non ha davvero senso lasciare il titolo in lingua originale!
    Mah…

  2. Alberto Cassani scrive:

    Ne parlavo con alcuni colleghi all’anteprima stampa, e non siamo riusciti a trovare una risposta. Anche perché la cosa davvero ridicola non è tanto il titolo in inglese, quanto il sottotitolo in italiano!

  3. Anonimo scrive:

    Decisamente un film senz’arte né parte! Mi aspettavo qualcosa di più… son d’accordo con le battutine divertenti

  4. Andrea scrive:

    Completamente d’accordo con la recensione: senza infamia e senza lode. Impressionante l’effetto del chris evans magro.

  5. Alberto Cassani scrive:

    Avevo letto un’intervista in cui Hayley Atwell diceva che Leander Deeny aveva studiato con attenzione le scene di Evans per poi repllicare esattamente i suoi movimenti e persino il modo in cui respirava tra una battuta e l’altra, così da rendere più facile “incollare” il volto di Evans sul suo corpo durante il montaggio.

  6. Fauno scrive:

    U-N-F-I-L-M-I-N-U-T-I-L-E-!-!-!

  7. Marco scrive:

    Inizia molto bene e lo trovato veramente interessante per la prima ora ( o comunque finchè non si trasforma in supereroe), da li in poi scende progressivamente di qualità.
    Effetti abbastanza banalotti, niente di che.
    Red Skull poteva essere uno dei più bei cattivi (e ci è riuscito per un primo tempo) ma successivamente scade anche lui. Finale da dimenticare.
    Tirano avanti la baracca Lee Jones (nato secondo me per fare il generale) e Tucci per quel poco che è presente.
    Bella fotografia. Musiche azzeccate. Molto belli i titoli di coda.
    Johnston lo conosciamo (in senso negativo voglio dire…).

  8. Federico scrive:

    però ragazzi il fatto che sia ambientato interamente durante la seconda guerra mondiale va bene, perchè se cap, nei fumetti e nei film, viene chiamato “leggenda vivente” è perchè quell’appellativo se l’è guadagnato nella seconda guerra mondiale, non potevano dedicarci dieci minuti come nel film del 1990…

  9. Alberto Cassani scrive:

    Federico, il problema è che ambientando tutto il film durante la guerra, non si può riproporre l’alone di leggenda vivente del personaggio, proprio perché lui una leggenda non lo è ancora. Questo toglie tantissimo al personaggio.

    Comunque, se ricordo bene, il film del 1990 con Francesca Neri era ambientato tutto durante la Guerra, ma in Italia.

  10. Alberto Cassani scrive:

    Ricordavo male: per puro caso avevo dietro il film e l’ho riguardato (col fast forward) e la guerra dura mezz’ora, poi si arriva nel presente.

  11. Federico scrive:

    infatti. In ogni caso il problema del “non è ancora una leggenda vivente” spero lo risolvano nel 2014 con il sequel

  12. Alberto Cassani scrive:

    Mah, volendo avrebbero potuto risolverlo già con “The Avengers”, invece si sono limitati alle trading cards…

  13. Federico scrive:

    e a una battuta di Tony, ma non so quanto conti. Comunque…

  14. Alberto Cassani scrive:

    Però devo dire che al di là dell’idea della leggenda vivente, secondo me un film in cui almeno per metà Cap si fosse trovato a dover fare i conti col fatto di non essere più nel suo mondo, nel suop tempo, sarebbe stato parecchio interessante.

  15. Federico scrive:

    Beh, su questo hai ragione, non ci piove

  16. Federico scrive:

    Comunque già che ci sono ti ringrazio, perchè grazie anche ai tuoi consigli su come scrivere le sceneggiature, ne ho appena ultimata una di 130 pagine circa.

  17. Alberto Cassani scrive:

    Prego, è un piacere.

  18. Anonimo scrive:

    è vero che il seguito verrà diretto da clint eastwood?

  19. Alberto Cassani scrive:

    E’ la prima volta che leggo una cosa del genere. Il seguito sarà diretto dai fratelli Russo, già registi di “Welcome to Collinwood” e “Tu, io e Dupree”.

  20. Federico scrive:

    Io sulla regia “doppia” sono un po’ incerto. Cioè, l’ultimo che conosco diretto a quattro mani è stato il Ghost Rider di quest’anno, e non è andato proprio benone.
    Mi dispiacerebbe vedere affondare questo franchise, perchè quella del Soldato d’Inverno che racconteranno nel sequel è una storia davvero bellissima.

  21. Alberto Cassani scrive:

    In realtà la regia a quattro mani è una cosa molto più frequente di quanto si possa pensare su due piedi: i Coen, i Wachowski, gli Hughes… Ma anche i Taviani, Huillet & Straub, Castellano & Pipolo e una marea di coppie di documentaristi. E tanti altri… Non credo si possa dire che una coppia di registi sia per definizione meglio o peggio di un regista singolo, dipende sempre dalla loro qualità e dalla situazione specifica. Avendo visto alcune loro cose precedenti, comunque, Anthony e Joe Russo non mi inspirano tutta questa fiducia.

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