Alberto Cassani, 3 Dicembre 1999: Coinvolgente
Medusa, 29 Ottobre 1999

Fight Club

di David Fincher


“I film realizzati dai registi della Propaganda hanno spesso guadagnato più soldi che buone recensioni. È facile elencare gli elementi in comune alla maggior parte dei film di Fincher, Bay e West: set bui, bagnati e illuminati da insegne al neon; grandiose esplosioni di macchine costose o aerei governativi, o entrambi; molto fumo e molto sudore; un nobile e muscoloso eroe; almeno una bella ragazza; la parola “fottere”; molte sparatorie e molti cadaveri; spesso un produttore di nome Bruckheimer... e i critici che inchiodano il film per tutto questo.”
     Maximillian Potter - “Premiere USA”, Febbraio 1998.

Brad Pitt e Edward NortonPropaganda Films è il nome di una compagnia fondata all’inizio degli anni ‘90 da alcuni giovani registi di spot pubblicitari e video musicali. Molti dei registi transitati nell’hangar di Propaganda, nel corso degli anni, sono passati dal piccolo al grande schermo, ed il loro stile comune è sempre stato facilmente riconoscibile: Michael Bay, è il regista di “The Rock” e “Armageddon”; Simon West ha diretto “Con Air” ed ora “La Figlia del Generale”; Dominic Sena è passato dai video di Janet Jackson a “Kalifornia”; David Fincher ci ha presentato “Alien 3”, “Se7en”, “The Game” e questo “Fight Club”; Antoine Fuqua aveva diretto il bel video “Gangsta’s Paradise” di Coolio prima di “Costretti ad uccidere”; un po’ fuori dal coro è Spike Jonze, che ha recentemente presentato a Venezia la sua opera prima, “Essere John Malkovic” (volete vedere un suo video? Infilate nel lettore il Cd-Rom di Windows 95 e guardatevi “Buddy Holly” dei Weezer). Non è la prima volta che un nutrito gruppo di registi televisivi sfonda nel cinema: negli anni ‘80 il grande salto l’avevano fatto i fratelli Tony (“Giorni di Tuono”) e Ridley (“Blade Runner”) Scott, Adrian Lyne (“9 Settimane e mezzo”) e Alan Parker (“Fuga di mezzanotte”), ma l’unica cosa in comune tra loro era l’origine inglese. Questi qui dei giorni nostri si sono fatti le ossa tutti nella stessa ditta, per forza che hanno uno stile molto simile tra loro!

Helena Bonham Carter e Ed Norton“Fight Club” per molte cose non si discosta dalla “poetica” comune ai registi della Propaganda, come analizzato da Potter: set bui e bagnati, sparatorie ed esplosioni, botte da orbi e laghi di sudore e sangue (e ti credo: con quel titolo!), una bella dark lady e parolacce a profusione. Il tutto nel solito stile iper-ritmato tipico della TV statunitense. Rispetto ai suoi colleghi, Fincher è sempre stato più interessato all’estetica vera e propria dell’immagine, alla ricerca dell’effetto "artistico" (e “Fight Club” non fa eccezione), ma non è mai riuscito ad ottenere buoni risultati sotto questo aspetto (e “Fight Club” non fa eccezione). Tra l’altro non mi sembra che la fotografia di Jeff Cronenweth aiuti molto l’atmosfera del film, l’avrei preferita più contrastata, più dura. Insomma, non ha nulla a che vedere con quella, bellissima, che il grande Darjus Khondji aveva creato per “Se7en”.

Ed Norton e Meat LoafDetto dei difetti del film, la cui presenza e la cui origine non mi sorprende per nulla, bisogna notare come la pellicola non sia certo priva di pregi. Innanzitutto è veramente coinvolgente, aspetto in cui Fincher è decisamente migliorato negli ultimi due film (o forse sono solo migliorate le sceneggiature?); per la prima volta in un film targato Propaganda ho visto una buona costruzione dei personaggi (merito dello script di Jim Hulms, basato su un romanzo di Chuck Palahniuk); i tre protagonisti sono davvero bravi (nonostante uno strano doppiaggio per Pitt ed Helena Bonham Carter in un personaggio diverso dal suo solito) e le musiche dei Dust Brothers (che tutto sono tranne che fratelli) sono molto belle.

Per curare la sua insonnia, probabilmente dovuta allo stress della sua routine quotidiana, un giovane decide di frequentare i gruppi di supporto per malati terminali (di qualunque malattia: li frequenta tutti), dove conosce Marla Singer, “fintona” come lui ma decisamente affascinante. In aereo incontra Tyler Durden, che lo aiuta quando la sua casa salta in aria per motivi ignoti. Per sfogare la loro aggressività repressa i due iniziano a picchiarsi “in amicizia”. L’idea fa proseliti e nasce il Fight Club.

Prima di entrare nel cinema stavo guardando la locandina del film. Era orrenda. Non riuscivo a capire cosa c’entrasse quel sapone su cui era scritto il titolo, non avevo idea del perché le foto dei due protagonisti fossero state ripetute due volte ed i loro nomi incrociati (Brad Norton e Edward Pitt). La trovavo davvero orrenda. Guardando il film la cosa ha lentamente iniziato ad avere un senso, i pezzi del mosaico sono andati al loro posto e all’uscita dal cinema non trovavo più la locandina così orrenda, anzi: mi sembrava perfetta per il film che avevo appena finito di vedere.

Brad Pitt“Fight Club” è decisamente un bel film, uno di quelli in cui non ci si deve distrarre un attimo, pena la non piena comprensione della vicenda (il tizio seduto davanti a me ha scelto proprio il momento sbagliato per andare in bagno). Personalmente mi è piaciuta moltissimo la prima parte, ma Fincher ha dato un buon ritmo a tutto il film, non troppo veloce anche se non certo lento; ha usato molte sequenze elettroniche per illustrare con più effetto il mondo in cui i protagonisti vivono (il mondo in cui noi viviamo) e anche se l’idea non mi piace devo dire che la realizzazione è molto efficace (splendida la casa virtuale modello Ikea). Alle volte mi è sembrato un po’ eccessivo l’uso della voce narrante (tipico di tutti i film tratti da un romanzo), soprattutto per il fatto che sentiamo la voce di due personaggi, ma in fondo la cosa è più che giustificata. Una cosa che non mi va bene per niente è l’uso di immagini subliminali, che da noi sarebbero vietate ma che sono d’uso comune negli spot made in USA. Fincher ci mostra a super-velocità l’immagine di Brad Pitt prima che il suo personaggio faccia l'ingresso ufficiale nella storia. Personalmente ne ho riconosciute 3, ma le note di produzione dicono che ce n’erano 5... Cinque di troppo.

All’uscita dal cinema mi sono fermato a discutere con un mio amico sull’orientamento del messaggio politico di questo film: la lotta al “logorio della vita moderna” qui rappresentata, rispetto alle idee politiche americane, è di destra o di sinistra? Non siamo riusciti a darci una risposta definitiva, anche perché il finale sembra andare in una direzione politica diversa dal resto del film, ma la cosa importante è che, al di là dell’estetica esasperata, un contenuto forte, nel nuovo film del più famoso co-fondatore della Propaganda Films, c’è eccome. Non perdertelo.

Noi non siamo il nostro lavoro, non siamo quello che guadagniamo!


Percorsi tematici

Panic Room - di David Fincher; con Jodie Foster, Forest Whitaker, Jared Lehto, Kristen Stewart.
Se7en - di David Fincher; con Brad Pitt, Morgan Freeman, Kevin Spacey.
Zodiac - di David Fincher; con Jake Gyllenhaal, Mark Ruffalo, Robert Downey Jr.

Propaganda Films: il futuro di Hollywood o la sua morte? - a cura di Maximillian Potter.


La locandinaTitolo: Fight Club (Id.)
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Jim Uhls
Fotografia: Jeff Cronenweth
Interpreti: Edward Norton, Brad Pitt, Helena Bonham Carter, Meat Loaf, Jared Letho, Zach Grenier, Richmond Arquette, David Andrews, George Maguire, Eugenie Bondurant, Christina Cabot, Sydney Colston, Rachel Singer, Christie Cronenweth, Tim De Zarn, Ezra Buzzington, Dierdre Downing-Jackson, Rob Lanza, Charlie Dell, Holt McCallany, Joel Bissonette
Nazionalità: USA, 1999
Durata: 2h. 19'