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"Into Darkness - Star Trek" di J.J. Abrams

3 giugno 2013 Recensioni 27 Commenti
Star Trek

Universal, 12 Giugno 2013 – Concitato

L’Enterprise riprende a volare, e questa volta la minaccia per Kirk e per tutta la Federazione è costituita da Harrison, uno spietato terrorista che ha un unico scopo in mente: riprendere il potere per il quale era stato creato…


Benedict Cumberbatch in una scenaCome il regista ci aveva già abituati nel capitolo precedente, anche questa volta le vicende di Kirk e soci iniziano prima ancora dei titoli di testa. Il terrorista Harrison – con la voce profonda di Benedict Cumberbatch che suscita rispetto ed evoca carisma e forza – spiega pian piano le sue ragioni, ma appare chiara la sua ferocia e la sua voglia di vendetta contro la Federazione di cui faceva parte. Tra un attentato a Londra, una caccia all’uomo interplanetaria e il pericolo di una guerra tra Klingon e Federazione, la trama prosegue con numerosi colpi di scena, alcuni ben congegnati, altri prevedibili e altri ancora che hanno rimandi e comparse pescate direttamente dal “vecchio” Star Trek.

Zachary Quinto e Chris PineQuesto secondo capitolo, che per i puristi di Star Trek è il dodicesimo, apre nuovi ponti tra il cinema e Star Trek stesso, probabilmente verso mondi che nessun regista aveva mai raggiunto prima. Nel primo capitolo Abrams ha saputo reinventare Star Trek con fedeltà allo spirito originale e continua a farlo anche in questo film, raccontando una realtà del 2259 che è diversa da quella del 2259 della serie originale, come se si viaggiasse in una realtà parallela dove i fatti si susseguono con esiti solo a volte simili.

Chris Pine in una scenaLa regia abbonda di azione come nel DNA del creatore di Alias, Lost e Fringe, supportata da un montaggio senza sbavature. La sceneggiatura invece non eccelle, un po’ fumosa soprattutto nella prima parte, ma ha il pregio di virare spesso e con gusto verso la commedia, delineando meglio i caratteri dei personaggi e le loro incomprensioni, senza risparmiare nessuno ed evidenziando sempre di più il profondo rapporto di amicizia tra Kirk e Spock, così diversi ma così uguali. La fotografia è luccicante a dispetto del titolo perché le tenebre non sono quelle viste dagli occhi ma quelle che ognuno, Harrison su tutti, ha nel profondo del proprio animo. Una prova buona di tutto il cast, ma su tutti Cumberbatch che rende al meglio nella parte del terrorista spietato, subdolo e senza scrupoli. La terza dimensione non nativa – voluta fortemente dalla Paramount – non è assolutamente paragonabile a quella di Avatar, target ancora nemmeno avvicinato, disturba un po’ nelle scene più luminose, non è quasi mai determinante ma rende più profonda e realistica l’immagine, ma di certo non si può dire indispensabile. Ottimi invece la colonna sonora e gli effetti speciali.

Rivitalizzare una saga storica caduta in disgrazia era stato un colpo di astuzia condito da tanto lavoro. Mantenere uno standard qualitativo elevato in un secondo capitolo non è impresa riuscita a molti, ma questo Into Darkness sorprende positivamente anche in questo.


La locandinaTitolo: Into Darkness – Star Trek (Id.)
Regia: J.J. Abrams
Sceneggiatura: Alex Kurtzman, Roberto Orci, Damon Lindelof
Fotografia: Dan Mindel
Interpreti: Chris Pine, Zachary Quinto, Simon Pegg, Karl Urban, Zoe Saldana, John Cho, Anton Yelchin, Benedict Cumberbatch, Alice Eve, Bruce Greenwood, Peter Weller, Noel Clarke, Nazneen Contractor, Amanda Foreman, Jay Scully
Nazionalità: USA, 2013
Durata: 2h. 12′


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Attualmente ci sono 27 commenti a questo articolo:

  1. WarezSan scrive:

    Sono un grandissimo fan della serie, di TUTTA la serie TOS su tutte.

    Ho visto il trailer, e fisicamente sia Kirk e in particolar modo Spock sembrano credibili.
    Non vedo l’ora di vederlo…

  2. Nino scrive:

    Film appassionante e divertente. Non mi ha deluso per niente.

  3. BMF scrive:

    Burk-Orci-Kurtzman-Lindelof e sopratutto Abrams ci hanno creduto molto e vista la rendita sicura in termini di incassi hanno potuto a mio avviso avvicinarsi tantissimo allo spirito matrice del creatore della saga Gene Roddenberry.
    Ottima e devo dire anche sorprendente l’interpretazione di Benedict Cumberbatch con il suo vocione profondo ed inquitante che da ammiratore della serie tv supera in maniera netta il pur carismatico Ricardo Montalbán.
    Nel complesso pellicola spettacolare ed avvincente con un cast adeguato ed in linea con le aspettative, A mio parere la sceneggiatura seppur a tratti non del tutto convincente doveva approfondire molto meglio il personaggio di Khan, ma conoscendo le volpi di Hollywood l’avranno fatto di proposito per lanciare l’ennesimo reboot, spin-off o prequel.
    Divertente non solo per Trekkers.
    Buona visione.

  4. Plissken scrive:

    Visto ieri sera. Concordo con il recensore sul “verde”, in quanto il film scorre fluido, non annoia (anzi…) e si avvale di interpretazioni di buon livello da parte degli attori. Curiosamente la sceneggiatura mi è parsa meno efficace nell’ultima parte piuttosto che nella prima, ma è un’impressione ovviamente personale.

    Il 3D, come da recensione, non disturba più di tanto e a volte anzi va ad avvalorare quelli che sono in effetti ottimi effetti speciali che grazie a D*o non sono di supporto al nulla. Abrams mi sembra si confermi un regista capace.

    Come espresso da BMF ritengo che questo film possa essere visionato tranquillamente e con soddisfazione anche da i “non trekkiani”, visto che i numerosi richiami alla saga si inseriscono comunque dignitosamente nel contesto.

    Se dovessi fare un appunto, è quello inerente la scelta di sviluppare numerose post-trame che portano al “solito” personale mio giudizio, secondo il quale vi è un po’ troppa carne al fuoco, un po’ come accade per i Batman di Nolan o l’ultimo Spiderman di Raimi. Non si fa a tempo a “metabolizzare” l’avvenuta risoluzione di una soluzione spinosa crogiolandosi nel conseguente gaudio, che già la sceneggiatura parte in quarta aprendo una nuova vicenda/problema da risolvere.
    Il ritmo così serrato a mio avviso, caratteristica che ha preso fin troppo piede ultimamente, pregiudica parzialmente la riuscita anche di questo film che però si mantiene senz’altro su di un livello ottimo, nel suo genere.

    Nel complesso comunque, diverte ed appassiona come espresso da Nino e mantiene alto l’onore dei Trekkiani.

  5. Donato scrive:

    La “troppa carne al fuoco” credo che sia il marchio di fabbrica di Lindelof. Il fatto che ci siano le mani di questo individuo nella sceneggiatura del film non mi invoglia affatto a vederlo. Spero che, dopo aver rovinato Prometheus, non sia riuscito a fare danni anche in questo film.

    J.J. Abrams è invece un regista genialoide, capace di districarsi anche nei meandri di sceneggiature cervellotiche (ogni riferimento a Lindelof è puramente voluto) e di rendere plausibili anche i colpi di scena e le situazioni più azzardate. Nella sua prima rivisitazione di Star Trek mi ha sorpreso positivamente: non considero quel film un capolavoro, ma ho comunque apprezzato le soluzioni geniali con cui ha resettato la serie, aggiornando i profili di tutti i caracters originali senza snaturarne i tratti essenziali e distintivi. Anche il primo film, soprattutto nella seconda parte, è caratterizzato da un ritmo serrato, a momenti quasi isterico, con sequenze d’azione spesso così esagerate e improbabili da mettere a dura prova la sospensione d’incredulità dello spettatore. Tuttavia, nel complesso funziona e, di questi tempi, non è cosa di poco conto…

  6. Fabrizio Degni scrive:

    Into the Darkness… quando abbiamo la fortuna di conservare il nome originario di una pellicola, c’è modo, come in questo caso, di argomentare sul perché, ad esempio, “Into” e non “The”… l’Oscurità, che tra azione e battututine sembra non pervenuta, è tuttavia il tema dominante dell’ultimo, riuscito, blockbuster ad opera di Abrams, vero erede di Spielberg, Scott e dintorni.
    Il film è godibile e riesce a mantenere svegli per l’intera durata della proiezione nonostante i temi trattati siano numerosi e, per questo, “risolti” senza approfondimento. C’è un pò di tutto, dall’amicizia all’amore, dalla vendetta alla riconoscenza, dal sacrificio alla redenzione… ed è proprio quest’ultima, a mio avviso, che ci si poteva risparmiare, lasciando che il panta rei facesse il suo dovere e non che, la solita mano dal cielo (dalla galassia sconosciuta…) ci mettesse lo zampino.
    Da qui l'”Into” perché si scruta, ci si muove, si vive all’interno di questa “oscurità” ma, alla fine, si torna alla luce, torna il sorriso, su tutti, si dimenticano le ecatombe che hanno permesso di tornare sul “trono” e si guarda avanti, senza “curar di loro”.
    E’ qui a mio avviso che il film si sfibra… e qui che torna nell’ovile di una produzione Disney dove se non c’è un lunapark non c’è motivo d’essere…

    Avrei preferito un finale diverso che per una volta desse senso all’oscurità, quella vera, con il suo nero in grado di assorbire ogni colore dello spettro cromatico, di prosciugare i venti di gloria di chi riesce sempre e comunque quando sappiamo, che nella vita la realtà è ben diversa e che un film potrebbe anche aprire una finestra sul contemporaneo, in un futuro che sembra in essere solo al cinema.

  7. Plissken scrive:

    Sarei d’accordo con quanto espresso dal Degni per ciò che riguarda il “dare un senso all’oscurità” se il film non fosse facente parte della saga Star Trek; il regista ha implementato (mi sembra bene) quelle che sono sempre state le caratteristiche proprie della serie e dei film, ovvero la spiccata propensione ad un epilogo ottimista, a volte effettivamente quasi “disneyano”. Personalmente quindi non mi sentirei di biasimare Abrams e/o gli sceneggiatori per tale scelta.

    Concordo invece, come ho già espresso, sulla risoluzione a volte spicciola dei troppo numerosi temi.

  8. Fabrizio Degni scrive:

    Salve Plissken,
    sì, è stato impeccabile nel restare nei dettami di saga e scenografia… Ora sarà interessante vederne l’impronta nel venturo Star Wars che, sappiamo, è un pò la nemesi di Star Trek ^_^

  9. Donato scrive:

    J.J. Abrams alle prese con Star Wars è una notizia stimolante. Anche questa saga era infatti scaduta a livelli abbastanza penosi e, per essere riproposta con successo, meriterebbe come minimo un reboot ben fatto.

    In tal caso, spero solo che Abrams non si porti appresso anche Lindelof…

  10. Plissken scrive:

    Che ridere, divertentissima! :-))

  11. Fabrizio Degni scrive:

    Ma che spettacolo ^_^ originalissima l’idea del fumetto… mancava solo la foto in stile David Hasselhoff (se fate una ricerca su Google escono fuori cose allucinanti eheh).

  12. Donato scrive:

    No dico, la vignetta di apertura sulla “vaccata geologica” mi ha fatto piegare in due (anche perché sono un geologo…).

    Non posso fare a meno di notare che anche in Prometheus c’è un geologo che è una macchietta. Un personaggio così demente che mi ha fatto girare non poco i marones.

    Sospetto che sia tutta colpa di Lindelof. Per qualche motivo oscuro ce l’ha con i geologi. Forse all’università si è iscritto a Geologia ma non è riuscito a dare neanche un esame e allora, come mestiere di ripiego, si è messo a fare lo sceneggiatore (purtroppo).

  13. Alberto Cassani scrive:

    Donato, quindi tu eri uno degli altri tre che stavano ridendo? Comunque anche Ortolani è un geologo, probabilmente Lindelof ha letto qualche numero di Rat-Man e non gli è piaciuto, e adesso sta cercando di vendicarsi. Diciamo comunque che gli scienziati o comunque gli studiosi in genere vengono quasi sempre rappresentati in maniera ridicola (a parte “The Big Bang Theory”, ma lì sono ridicoli in un altro modo), dai un’occhiata al primo “Transformers”, ad esempio.

  14. Donato scrive:

    Ma, per la verità, quello di geologo è un mestiere o più precisamente una professione (tipo ingegnere, architetto, ecc..). Insomma sono dei tecnici. Non stiamo parlando di studiosi o scenziati.

    Il fatto è che, a differenza di altri tipi di professionisti, i geologi, non so perché, ma nel cinema tendono ad essere rappresentati come tipi bizzarri, naif, pittoreschi o persino fuori di testa (come quello di Prometheus), mai come ciò che sono nella realtà, ovvero dei normalissimi tecnici.

    Potrei farti gli esempi di geologi rappresentati in maniera discutibile, come ad esempio quello di un episodio della serie TV Spazio 1999 o magari di quello che c’era nel secondo episodio di Jurassica Park.

    Per inciso, fanno sempre ed immancabilmente una brutta fine…

    SGRAT, SGRAT…

  15. Alberto Cassani scrive:

    Oddio, la geologia è considerata una scienza quindi, per quanto il lavoro del geologo sia tecnico e non prettamente di studio, non vedo perché non considerarlo una scienziato. Tantopiù se siete in grado di predire l’esplosione di un intero pianeta studiando un’eruzione vulcanica…

  16. Donato scrive:

    LOL!!! Se è per questo conosco colleghi che prevedono il futuro leggendo i fondi del the (anche perché ultimamente bisogna arrangiarsi come meglio si può per arrivare a fine mese)…

  17. Fabrizio Degni scrive:

    Comunque non so voi ma io ho avuto l’impressione che alcune scene, o meglio “periodi”, avessero una durata non calibrata… ad esempio avete presente all’inizio, la corsa dei nostri verso la via di fuga? Oppure nei momenti in cui il nostro si dava da fare per…

    …evitare che una nave interstellare che teoricamente ha tecnologia “aliena” ma non tanto da non subire il fascino delle classiche “botte” all’italian style…

    … ? Sarà ma io avrei messo scene piu’ concrete… alcune davvero, la prima nello specifico, mi ha ricordato Bond quando fa le acrobazie sul treno…

  18. Donato scrive:

    Purtroppo bisogna pagare pegno alle mode del momento. Per piacere alla fetta di pubblico più vasta (soprattutto teenagers) i nuovi film di Star Trek devono necessariamente avere i seguenti requisiti:

    1. ritmo frenetico/isterico;

    2. overdose di scene d’azione, possibilmente “esagerate”;

    3. personaggi “pompati” agli steroidi, ovvero atletici, scattanti, acrobatici e, soprattutto, molto cool e molto fashion.

    Probabilmente il risultato finale risulta accettabile solo per merito dell’abilità registica di J.J. Abrams. Credo che molti altri registi, anche bravi, avrebbero finito per partorire delle autentiche porcherie.

  19. Fabrizio Degni scrive:

    Ciao Donato,
    quoto quanto nell’ultimo periodo… se non ci fosse stata la sua regia con il materiale in campo, avremmo avuto l’ennesimo bmovie. Mah… il problema è che si cerca di sparare nel mucchio per avere la forchetta di audience piu’ ampia possibile… a quando uno Star Trek con bollino rosso (non hard :-)) con contenuti maturi, anche a livello visivo?

  20. Donato scrive:

    Caro Fabrizio,
    temo che la saga di Star Trek, per come è nata e per come si è evoluta, difficilmente potrà ospitare episodi con contenuti “tosti”, adulti e fuori da certi schemi, standard e stereotipi.

    J.J. Abrams ha già di per sé operato un mezzo miracolo, soprattutto se si considera a quali livelli era scaduta questa saga. Tuttavia, il suo stile di regia strizza troppo l’occhio ad una certa fetta di pubblico di giovanissimi (target che spesso decreta o meno il successo di molti film di questo tipo) e difficilmente cambierà registro, non su questa saga almeno… Insomma, finchè li dirige lui, i nuovi episodi di Star Trek saranno quantomeno “potabili” ma difficilmente avremo modo di vedere dei capolavori. In buona sostanza, il solco è stato scavato e, finché questo format avrà successo, è difficile aspettarsi che escano fuori dagli schemi.

    D’altronde, se andasse via J.J., non oso immaginare a chi potrebbero affidare la regia dei nuovi episodi. Non so, uno a caso: Michael Bay? Mi vengono i brividi solo all’idea. Sai cosa gli farei io a Michael Bay? Leggi il commento che ho lasciato qui:

    http://www.cinefile.biz/gosford-park-di-robert-altman

  21. Donato scrive:

    Visto ieri sera. Che dire? Due ore di tempo sprecato assai malamente.

    Molto spesso io condivido i giudizi espressi nelle recensioni di Cinefile, ma devo dire che stavolta faccio veramente fatica a capire in base a quali criteri sia stato dato “semaforo verde” ad un filmaccio del genere.

    Il primo Star Trek di J.J.A. mi era sembrato passabile, ma questo, signori miei, è una boiata pazzesca. Personalmente l’ho trovato addirittura insopportabile e, in più di un’occasione, ho premuto il tasto “avanti veloce” del telecomando, per far finire prima possibile delle sequenze (quasi sempre d’azione) talmente stupide e assurde da sembrare quasi un insulto all’intelligenza dello spettatore. D’altronde il film non è altro che un’ipercinetica sarabanda di scene d’azione esagerate, talmente esagerate da risultare spesso ridicole e da mandare a prostitute ogni faticoso tentativo dello spettatore di abbandonarsi alla cosiddetta “sospensione dell’incredulità”. Insomma, uno non fa in tempo a riprendersi da una minchiata, che ne arriva subito un’altra…

    Ora io non voglio tirare in ballo nuovamente Lindelof, visto che in questo caso non può essere l’unico responsabile, essendo in buona compagnia. Ma, diciamocela francamente, quella delle sceneggiature ridicole sta diventando una caratteristica distintiva di tutte le principali produzioni hollywoodiane ad alto budget. Più soldi ci sono a disposizione e più si impegnano a scrivere sceneggiature infarcite di cazzate che sembrano fatte a posta solo per stupire platee di adolescenti bimbiminkia.

    Non voglio mettermi a spoilerare, quindi non mi metterò a citare le numerose scene che mi hanno fatto esclamare “ma vaff…”, anche perché l’elenco sarebbe lunghissimo. Mi limito a dire che, leggendo la recensione pubblicata sul blog di Ortolani, pensavo che, tolta la “vaccata geologica” di apertura (ma non ci vuole certo un geologo per capire che l’eruzione di un vulcano, anche se fa un bel botto, non può far saltare in aria un pianeta…), il film si incanalasse sui binari di un prodotto complessivamente ben strutturato. Invece ho dovuto constatare che di vaccate hanno continuato a disseminarne a ritmo continuo, tanto che il film sembra francamente destinato più che altro ad un pubblico under 16.

    Ho anche capito perché moltissimi trekkers si sono inferociti vedendo questo film e hanno criticato aspramente l’operato di J.J.A. e compagnia bella, considerati colpevoli di aver completamente stravolto la fisionomia della saga di Star Trek, trasformandola in qualcosa sembra una specie di “Fast and furious” in salsa sci-fi. Beh, come dargli torto?

    Insomma, “Star Trek is gone”. Ora aspettiamo con ansia di vedere in che modo J.J. riuscirà a distruggere anche il mito di Star Wars…

  22. Alberto Cassani scrive:

    Oddio, a distruggere il mito di Guerre Stellari c’ha già pensato Lucas da solo…

  23. Donato scrive:

    Indubbiamente. Ma, i fans più appassionati di Star Wars stanno già tremando all’idea del piattino che gli stanno preparando.

    D’altronde anch’io tremerei all’idea di un remake di Blade Runner dato in mano all’ineffabile duo J.J.A.-Lindelof.

  24. Alberto Cassani scrive:

    Eh… Direi che Abrams si sta dimostrando un regista adatto solo a film d’azione, eppure da persona intelligente finora ha sempre giocato sul sicuro. Ma non si possono nascondere i propri limiti troppo a lungo…

  25. Donato scrive:

    Sulla base del lavoro che aveva fatto sul primo Star Trek, consideravo J.J. un regista genialoide, potenzialmente in grado di farci vedere qualcosa di nuovo in un panorama hollywoodiano terribilmente piatto. Tuttavia, dopo aver visionato questa sua seconda performance trekkiana, devo ricredermi. L’impressione che ho avuto è che sia totalmente incapace di avere un’idea originale, ma che si limiti a fagocitare le idee di altri, rimescolandole e riproponendole con un look più moderno e indirizzato principalmente alla vasta platea dei teenagers.

    Pur sapendo usare la macchina da presa con indubbio mestiere, il caro J.J. casca male quando deve cimentarsi con la costruzione della storia. Peraltro tende a lavorare quasi sempre con Lindelof, il che gli preclude la possibilità di dirigere un film con una sceneggiatura degna di questo nome.

    Posso capire i remake e i reboot, posso capire la necessità di attualizzare e rivitalizzare dei franchise che meritano di essere riproposti in veste più moderna, ma c’è un limite a ciò che si può stravolgere.

    Into Darkness mi ha fatto incazzare (soprattutto per le due ore di tempo libero buttate via a vedere un film indecente) perché i personaggi, la storia e, soprattutto, i ritmi e lo stile di narrazione, non centrano più nulla con Star Trek. E’ qualcosa d’altro, qualcosa di completamente diverso. E per questo motivo i trekkers sono molto più incazzati di me.

    Pochi film mi hanno irritato più di Into Darkness, forse solo Matrix Reloaded e quell’osceno remake di Sherlock Holmes del 2009 (sì, quello con R. Downey Jr., che sarà anche bravo ma il personaggio che interpreta non c’entra proprio niente con Sherlock Holmes).

  26. Marco scrive:

    I meriti che mi sento di attribuire al film sono: effetti CGI e tutto il cast tecnico, la buona regia che non appesantisce e Cumberbatch.
    Sceneggiatura troppo “fumosa”, nella sua semplicità di fondo, resa troppo machiavellica e di ostica comprensione, colpa dei dialoghi e della repentina azione che a volte, confonde lo spettatore.
    Comunque fila liscio ma non lascia nessuna traccia particolare di sè.
    Preferisco il primo.

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