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Kontroll di Nimród Antal

17 ottobre 2005 Recensioni 1 Commento
Kontroll

LadyFilm, 21 Ottobre 2005 – Curioso

Si può incontrare di tutto, nella metropolitana di Budapest. Ogni passeggero sembra avere la propria mania, ma tutti si muovono nell’indifferenza generale. Tranne i controllori, gli unici che prestano attenzione e in cambio sono odiati e disprezzati. Ma anche loro hanno le loro manie e le loro paure…


Sándor Csányi in una scena di KontrollOpera prima di un esperto regista pubblicitario ungherese, Kontroll è senza dubbio un film interessante, nonostante tenti di volare un po’ troppo in alto per le sue possibilità. Lo si può definire genericamente un thriller, ma è in realtà una divertente commistione di generi che piacerà al pubblico più giovane. In questo senso, merita certamente la distribuzione nelle nostre sale nonostante l’inusuale provenienza geografica.

Una scena di KontrollAntal disegna un microcosmo di personaggi davvero efficace – la cui caustica ironia fa da perfetto contraltare allo squallore dell’ambiente in cui si muovono – ed è bravo a cambiare il tono della pellicola quando serve, creando anche alcune sequenze davvero ben riuscite, cui non sono estranee le belle musiche dei Neo.

Forse le metafore sono un po’ troppe ed il finale, in questo senso, è eccessivo, ma non c’è dubbio che il film sia valido e tutto sommato non banale. Fosse durato un quarto d’ora di meno sarebbe stato davvero un ottimo prodotto.


La locandina di KontrollTitolo: Kontroll (Id.)
Regia: Nimród Antal
Sceneggiatura: Nimród Antal
Fotografia: Gyula Pados
Interpreti: Sándor Csányi, Zoltán Mucsi, Csaba Pindroch, Sándor Badár, Zsolt Nagy, Bence Mátyási, Gyözö Szabó, Eszter Balla, László Nádasi, Péter Scherer, Lajos Kovács, Károly Horváth, György Cserhalmi, János Kulka, László Bicskei Kis
Nazionalità: Ungheria, 2003
Durata: 1h. 46′


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Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. Plissken scrive:

    Visto ieri sera. Mi chiedo se il Cassani abbia deliberato per il “semaforo verde” con certezza o se sia stata una scelta combattuta. Personalmente vi ho ravvisato sia i pregi descritti in recensione (sintetica ma esaudiente) che i difetti.
    Per ciò che concerne i primi sicuramente la (bella) ambientazione ha “aiutato” parecchio il film: m’è parsa più realistica e “underground” di quella di bessoniana memoria, anzhe se va detto che a volte sembra che il regista giochi in alcune scene solo in virtù del fascino della stessa, conferendo al resto una sensazione di vacuità.
    Anche le musiche mi sono parse di ottimo livello e soprattutto molto ben integrate.
    Il “microcosmo” a cui fa riferimento il Cassani in effetti mi è parso efficace, anche se a volte ho avuto l’impressione che la caratterizzazione dei personaggi sia un po’ fine a se stessa e avulsa dal contesto generale del film, che mi è parso piuttosto frammentario e di difficile lettura per alcuni aspetti. Ciò è dovuto senz’altro al descritto in recensione “eccesso di metafore” a cui personalmente toglierei il “forse” e ad una sceneggiatura sovente “slegata” e fin troppo ermetica.

    Nel complesso mi è parso un film godibile ma per molti aspetti pretenzioso. Antal (lo dico con il senno di poi ovviamente) si è dimostrato in seguito un regista di levatura medio-bassa (almeno secondo me) e questo film mi da l’idea di essere il classico “fuoco di paglia”.

    Ho trovato interessanti alcune “soluzioni stilistiche”, non del tutto innovative ma indubbiamente di pregio. Nel complesso nel mio piccolo ne consiglierei la visione, badando però a non fare leva su grandi aspettative. Arduo per me il compito di assegnare un personale “colore”: forse l’arancione prevarrebbe sul verde.

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