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“L’alba del pianeta delle scimmie” di Rupert Wyatt

18 settembre 2011 22 Commenti
Alberto Cassani, 18 Settembre 2011: Sorprendente
20th Century Fox, 23 Settembre 2011

Uno scienziato che sta sperimentando sugli animali una cura all’Alzheimer decide di tenere in casa il figlio di una scimpanzé che usava come cavia. Il piccolo si dimostra incredibilmente intelligente, tanto da manifestare i primi dubbi su quale sia davvero il suo ruolo nella famiglia…


Capita spesso, nei film hollywoodiani ma non solo, che la premessa da cui parte la storia sia particolarmente stupida. Molte volte, però, il resto della pellicola ci fa dimenticare questa stupidaggine iniziale con la solidità dello sviluppo e con scene particolarmente ben riuscite. L’alba del pianeta delle scimmie non fa eccezione, perché se si tralascia una piccola ingenuità iniziale e una grande banalità che le fa seguito, lo spunto di partenza è molto intrigante e per buona parte del tempo la pellicola è sviluppata in maniera interessante e persino coraggiosa.

L’idea alla base del progetto era probabilmente di realizzare una versione moderna di 1999 – Conquista della Terra senza i paradossi temporali obbligati dallo sviluppo della saga originale e con alcune tematiche al passo con i tempi. I poco prolifici sceneggiatori Jaffa e Silver dimostrano coraggio nel portare avanti il racconto con molte lunghe scene prive di dialogo (e di sparatorie o inseguimenti d’auto, che comunque abbondano nella parte finale), anche se poi condiscono la storia con qualche stereotipo cinematografico di troppo e si trovano nella necessità di inventarsi uno scambio di battute col linguaggio dei segni per superare un momento di empasse verso metà film.

Assolutamente eccezionali gli effetti speciali (senza gli eccessi del King Kong jacksoniano), che d’altra parte sorreggono il film visto che le scimmie si trovano spesso in scena da sole. Peccato che il regista non perda occasione di sfruttrali alla ricerca di un fastidioso effetto rollercoaster nel tentativo di lasciarci a bocca aperta. Alcuni momenti sono comunque molto ben costruiti sia dal punto di vista visivo che da quello drammaturgico. Stupisce che un film per tre quarti abbondanti così effecace sia opera di un regista bravo ma inesperto come Rupert Wyatt (Prison Escape), quando un grande regista come Tim Burton aveva invece realizzato una mezza porcata.


Titolo: L’alba del pianeta delle scimmie (Rise of the Planet of the Apes)
Regia: Rupert Wyatt
Sceneggiatura: Rick Jaffa, Amanda Silver
Fotografia: Andrew Lesnie
Interpreti: James Franco, Freida Pinto, John Lithgow, Brian Cox, Tom Felton, David Oyelowo, Tyler Labine, Andy Serkis, Karin Konoval, Terry Notary, Richard Ridings, Christopher Gordon
Nazionalità: USA, 2011
Durata: 1h. 45′


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Attualmente ci sono 22 commenti a questo articolo:

  1. weach1952 scrive:

    tra action ,eugenetica,ed armonia universale
    di weach

    l’alba del pianete delle scimmie ”
    anno di produzione 2011
    Del regista Rupet Wiatt che dopo il suo film thriller di esordio The Escapist ci propone un film complesso dai contorni di action movie ma anche di fantascienza ed horror, ma anche un film introspettivo forte dove la regia si concentra nel definire con fermezza la ” Galassia Cesare ” ed il’j'accuse contro il genere umano.
    E’ incursione sul tema della genetica , sulla morale sociale , sui sentimenti,sulla diversità,sulla libertà ,sui sogni, in particolare un volo all’interno dello specchio del genere umano che , si riscopre per quello che è, nelle sue contraddizioni e perversioni attraverso gli occhi di Cesare, lo scimpanzé oggetto di manipolazione genetica.
    Parliamo di una società “Biopunk “, dove la tecnologia concentra tutto il suo sforzo sugli aspetti che coinvolgono la biologia molecolare e la sua manipolazione ; parliamo di eugenetica, di questo Eldorado promesso e che mai arriva ; di un male oscuro dell’uomo , senza scrupoli, che attratto dal mito della ricchezza è disposto a dirigere la conoscenza scientifica verso percorsi , improbabili , e con conseguenze imprevedibili. Mutare un Dna significa forse riscrivere una nuova storia ,magari negando uno spazio di essere per questa umanità che faticosamente ha trovato un suo spazio di essere.
    Si parliamo di manipolazione genetica, di discriminazione genetica e di un mondo di umani insicuro che rivede le proprie follie e forse una nuova alba di civiltà senza la sua presenza: si intravede sullo sfondo una società arida , senza ethos ne pathos , dove si contrappone una spiritualità battagliera che non accetta di essere fagocitata dalla tecnologia e che si aggrappa ad un valore non manipolabile “ la capacità di sognare”.
    Ma non disperdiamoci,pensiamo all’alba del pianeta delle scimmie ,anche a come a qualcosa “di caldo” per i suo contenuti lirica, estetici . trasognati ,dove gli occhi dell’uomo guardano in alto, oltre l’orizzonte, sopra le sequoie, accanto alla natura , per la natura, esattamente come” i grandi antichi“ la intendevano assorbire .
    In breve , un buon film, assolutamente da vedere , parzialmente remake del Pianeta delle scimmie di Tim Burton che a me è piaciuto , come pure del film sociologico esistenziale del 1968 omonimo del regista Franklin J. Schaffner ; ma il nostro film merita rispetto perché non è remake senza anima ; anzi introduce nuove tematiche , soprattutto nuova intensità introspettiva .
    Ma le tematiche proposte non sono affatto banali: la visone armonica dell’ uomo con il cicli della vita, la sua inviolabilità, il senso di solitudine esistenziale che portano l’uomo a confrontarsi con se stesso;
    tematiche già presenta mirabilmente e rappresentate in Blade Runner di Ridley Scott sulla complessità esistenziale riemergono con forza ed energia ; come pure la dicotomia che emerge fra l’uomo parte del tutto e l’uomo predatore( vide 2002 la seconda odissea ).
    Tante belle idee, ottimamente ispirate, profondamente sentite ma il sogno di sognare può creare veramente qualcosa di insospettabile !!!!!!!
    Vibrazioni in questo film che prendono il cuore è l’anima anche per i contenuti estetici veramente speciali.
    Complimenti alla regia .
    Esistono tutte le condizioni per una nuova sequel??? speriamo di no!!!!!!!
    Vale quattro stelle d’oro e merita di entrare, pieno titolo, nella cineteca dei classici della fantascienza .

    buona visione

    weach illuminati

  2. Riccardo scrive:

    Ritengo che Andy Serkis sia uno dei migliori attori di supporto del nuovo millennio: quando interpretava Gollum riusciva a farti rabbrividire (chi non si ricorda i suoi monologhi con la controparte o quando stacca il dito a Frodo? a pensarci ho ancora i brividabadibidi), quando era invece King Kong riusciva a farti provare compassione per un personaggio aggressivo e romantico che combatte e infine muore per amore. In questo film riesce a fare entrambe le cose e ciò secondo me è segno di una notevole crescita attoriale anche se ritengo che quella di Gollum sia la sua miglior interpretazione (una nomination all’Oscar secondo me ci stava)

  3. Alberto Cassani scrive:

    Mah, bisognerebbe capire quanto sia merito suo e quanto del computer. Tutti e tre i personaggi sono interamente disegnati, e per quanto le espressioni del viso siano modellate sulle sue, sono comunque interamente create al (dal) computer. Tra l’altro, Cesare e King Kong non parlano neanche, quindi è proprio impossibile giudicare la sua interpretazione. Di certo Serkis è bravissimo in questo tipo di lavoro, ma è un lavoro molto diverso da quello di un “normale” attore di supporto.

  4. Riccardo scrive:

    Appunto per questo le sue interpretazioni sono eccezionali: ricordo infatti i frequenti primipiani di Kong che lasciava a intendere una grandissima espressività da parte dell’attore e non centrava per nulla il computer perché al computer le espressioni sono solo “applicate” al volto digitale. Poi al di là del personaggio se parla o non parla nel caso di Cesare e Kong, a gesti si fanno capire benissimo, e riescono a trasmettere anche emozioni che un attore difficilmente potrebbe poi è ovvio che l’Academy non andrà a premiare un attore che veste il ruolo di una scimmia.

  5. Riccardo scrive:

    Inoltre non capisco cosa intendi con “gli eccessi del Kong jacksoniano”. In questo film probabilmente gli effetti speciali sono poco credibili, cioè, si vede che le scimmie sono digitali mentre le creature del film di Jackson più perfette di così si muore.

    Comunque questo è un gran film. punto.

  6. Alberto Cassani scrive:

    No, intendevo proprio gli eccessi interpretativi nelle espressioni della scimmia. In King Kong sono molto più caricate, quasi da attore del cinema muto, mentre in questa occasione sono più contenute. Se vogliamo, King Kong è iperrealista, Cesare è “realistico”.

    Comunque non è vero che le espressioni dell’attore vengono semplicemente “applicate” al volto digitale: vengono applicate e modificate. Fai conto, prendi la foto di un corpo umano e ci applichi sopra la faccia di un altro uomo, poi questa faccia la devi manipolare (in dimensioni, luce, angolazione…) per rendere realistico l’insieme. I tecnici degli effetti speciali in questi casi fanno le stesse cose. In più c’è la questione che si tratta di creature non umane (quindi non “semplicemente” come avevano fatto all’inizio di Capitan America), di conseguenza alcuni elementi sono realmente disegnati sopra le espressioni. La cosa più evidente sono gli occhi, che non sono quelli di Serkis ma sono disegnati: per quanto l’espressione attorno agli occhi possa essere quella di Serkis, la luce e quindi la profondità dello sguardo è creata a tavolino. La scena in cui Cesare abbraccia il padre del protagonista per strada funziona soprattutto grazie agli occhi di Cesare (nel senso proprio di bulbi oculari), che non sono quelli di Serkis. Purtroppo non abbiamo modo di sapere quanto lavoro di manipolazione c’è stato in questo senso, di sicuro tanto e di sicuro troppo per poter giudicare la recitazione di Serkis. Con questo non sto sminuendo il suo lavoro, sto solo dicendo che in questi casi non può essere giudicato con gli stessi parametri con cui si giudicano gli altri attori.

  7. Riccardo scrive:

    ah, ora ho chiarito, ma per Gollum penso che la storia sia diversa essendo una creatura (semi)umana

  8. Alberto Cassani scrive:

    Però credo che sia stata usata una tecnologia completamente diversa, che si basa sempre sul concetto del motion capture ma che poi viene gestita in maniera molto differente. Poi, così a occhio, credo che come lavoro del corpo con Gollum Serkis sia stato molto più importante che con le due scimmie.

  9. Riccardo scrive:

    quindi concordi anche tu che la sua miglior performance è quella d’altronde lo hai anche scritto nella recensione de Le Due Torri che Gollum è la miglior creatura digitale creata su tutti i punti di vista

  10. Alberto Cassani scrive:

    Le recensioni del Signore degli Anelli non sono mie, le ha scritte Francesco Puglisi. Comunque sì, penso che il suo apporto sia stato molto più importante in quei film rispetto a questi.

  11. Alberto Cassani scrive:

    Aggiungo però che i film di Jackson risalgono a dieci anni fa, ovviamente Francesco si riferiva solo al cinema fino a quel momento. Lo sviluppo tecnologico che il cinema ha avuto in seguito non lo si poteva certo prevedere, come oggi non possiamo prevedere come sarà il cinema tra dieci anni…

  12. Riccardo scrive:

    eh, però Avatar è più all’avanguardia de Il Signore degli Anelli eppure i puffi di Cameron non hanno neanche un po’ del carisma e realismo di Gollum.

  13. Alberto Cassani scrive:

    Vero, ma è anche vero che il lavoro sugli effetti elettronici di “Avatar” è globalmente ben diverso da quello del “Signore degli Anelli”. Poi diciamo che sul carisma dei personaggi influisce più la sceneggiatura che gli effetti speciali…

  14. Riccardo scrive:

    Una domanda personale però non ha a che fare col film:
    come ritieni l’ultima stagione cinematografica rispetto alle precedenti.

  15. Alberto Cassani scrive:

    Come scrissi su Facebook parlando dell’ultimo festival di Venezia, i grandi nomi ci sono sempre e di rado deludono in massa; quello che fa la qualità globale è la “classe media” cinematografica. Io personalmente quest’anno ho visto pochissimi film che mi hanno entusiasmato, ma non c’è dubbio che nel corso dell’anno ci siano state diverse sorprese piacevoli. In generale, però, mi è sembrata una stagione molto meno frizzante rispetto a quelle immediatamente precedenti.

  16. Plissken scrive:

    Visto. nel complesso m’è parso un discreto film, anche se in verità mi aspettavo meglio. Mi è piaciuta molto la prima parte, equilibrata e con un tocco “realistico”.
    Le espressioni conferite a Cesare dalla sinergia tra interprete e computer in effetti sono riuscitissime, e debbo dare atto al Cassani che in effetti, per quanto coinvolgenti, non sono troppo “umanizzate” come accadeva nel pur tutto sommato abbastanza pregevole “King Kong” di Jackson. Belli anche alcuni simbolismi tra i quali spicca appunto l’arrampicata sulle sequoie. Anche il costante e progressivo sviluppo intellettuale ed emozionale di Cesare mi è sembrato risolto assai bene, senza l’ausilio di scene che avrebbero reso artefatto detto percorso.

    Tutte queste qualità però sempre in my opinion non bastano a giustificare la svolta prettamente hollywoodiana dell’ultimo terzo di pellicola: decine di vetrate infrante come nulla fosse, scimmie che si arrampicano su palazzi meglio di Spiderman, gorilla da un paio di quintali che saltano meglio di Hulk, Cesare che prende atto del suo nome e diviene condottiero, squadre intere di Polizia debellate nemmeno fossero insetti, e dulcis in fundo, il “cattivo di turno” che così di turno non si può che alla fine emula nel commiato il cinico malvagio del film Cliffhanger.

    Insomma, una serie di stereotipi visti rivisti e stravisti, che per quanto non vadano ad invalidare un finale consolatorio e lecito visto che si parla di un prequel, costringono lo spettatore al passare ad un’età media di 14 anni per attuare la “sospensione dell’incredulità”.

    Da vedere senz’altro; da rivedere… non saprei.

  17. weach1952 scrive:

    Intervengo sul commento di Plissken.Ebbene quando dice ” da vedere non so se da rivedere “, condivido; nel senso che molto del film è “già visto in mille salse ” come del resto l’eccesso di azione che coincide oggi con un “atteggiamento scomposte ed arruffato anche delle menti di noi tutti”.
    Ribadisco che il film si fa apprezzare nell’ approfondimento psicologico di colui che si sente diverso e quindi non compreso il nostro Cesare. Fra tanta mediocrità questo film si fa comunque notare e merita di restare nella filmografiagra s.f buona.
    ciao a tutti e buona serata

  18. Plissken scrive:

    Si Weach, forse ho evidenziato quelli che per me sono gli aspetti più negativi con fin troppa enfasi; in effetti riguardano in prevalenza l’ultimo terzo (o meglio quarto?) di pellicola.

    Anche io penso che il film sia da vedere, ne vale senz’altro la pena. :-)

  19. Andrea scrive:

    Concordo con la recensione: questo è proprio un bel film. Consigliatissimo.

  20. Marco scrive:

    Concordo con la recensione del Cassani, sia pregi che difetti.
    Anch’io sono stato sorpreso dal fatto che un regista quasi alle prime armi su di un lungometraggio sia riuscito a girare un bel film action e di aver soprattuto saputo tenere il ritmo della pellicola sempre alto.
    Concordo anche su ciò che ha detto Plissken sulla virata hollywoodiana dell’ultima parte di pellicola e anch’io mi son dovuto far forza e dire: “e vabbè, anche qui ci sono i tipici clichè del genere e i vari personaggi stereotipati”, che comunque, lasciandosi tranquillamente abbracciare dal tono del film, ci stanno, e uno si diverte.
    Posso affermare che fino a che Cesare non decide di uscire dal centro delle scimmie, il film mi è molto piaciuto, poi a parer mio scade di livello (scimmie troppo elevate a buone della situazione e Cesare ad eroe invincibile) ma sale di ritmo, decisamente.
    Sempre ottimi effetti speciali della Weta. Azzeccatissima la musica di Doyle.
    Attori discreti, ma comunque non sono loro i protagonisti.
    Da vedere, ma da rivedere (forse) fra un bel pò di tempo.

  21. Anonimo scrive:

    cassani qui dovevi mettere la stella però.

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