L'alba della libertà di Werner Herzog
Disponibile in home-video – Sfuggente
Il pilota statunitense Dieter Dengler viene abbattuto sui cieli del Laos all’inizio della guerra del Vietnam. Sopravvissuto, viene catturato dai Vietcong e torturato. Ma nel campo di prigionia dov’è rinchiuso incontra altri soldati statunitensi e inizia a pensare ad un’evasione…
«Incarna tutto ciò che amo dell’America. Autosufficienza, coraggio, lealtà, ottimismo, schiettezza e gioia di vivere». Così Werner Herzog a proposito di Dieter Dengler, una delle figure più importanti del suo cinema. Non bastava evidentemente il documentario del 1997 Little Dieter Needs to Fly per esaurirne l’aura. L’interesse penetrante e scrutatorio del regista tedesco era ancora vivo. Questo, in sostanza, il motivo di L’alba della libertà. Herzog rilegge attraverso la pura fiction le vicende del pilota statunitense, tedesco di nascita, caduto prigioniero dei Vietcong nel 1966 mentre sganciava bombe su Laos. Torturato e rinchiuso in un campo vietnamita, Dieter coinvolse altri prigionieri in una fuga attraverso l’abisso della giungla.
Più che per la rilettura trasversale della vecchia opera, Rescue Dawn incuriosisce per ragioni produttive. Primo film del regista con capitali americani, ritorno di Herzog alla fiction, impatto sul mercato come “action bellico con Christian Bale”, e non come film herzoghiano di nicchia, con relative protezioni/limitazioni. Gli effetti di tutto ciò sono emersi già durante la lavorazione: una troupe di mestieranti statunitensi si è trovata di fronte il visionario integralista che trascina navi sulle colline. Orizzonti dell’ordinario contro imperativi morali, monotonia contro sfida continua. L’esito è stato, ovviamente, disastroso.
Herzog però è tenace e abituato a lavorare in emergenza, e l’appoggio (come scudo produttivo e per aderenza di visione) di Bale ha fatto il resto. Il nuovo Batman, già avvezzo ai mutamenti del fisico (peccato che la questione-vermi – veri, mangiati – si sia ridotta ad aneddoto promozionale), è attonito, allucinato e ingenuamente determinato. Un buon Dieter, che ama l’America perché l’America gli ha dato le ali e ingaggia una battaglia di resistenza ambientale scivolando lentamente (si veda quali sono le sue reazioni iniziali nei confronti dell’assurda alterità vietnamita) verso la follia catatonica. Come ben sanno gli appassionati del regista tedesco, non è altro che l’ennesima messa in scena della tematica forse più cara a Herzog; la qualità principale del film è proprio quella di incastonarla mirabilmente nella struttura drammaturgica pur sapendo rinunciare all’ingombrante voce del suo autore, divenuta preponderante nei recenti documentari.
L’alba della libertà è scandito da inquadrature indugianti, lasciate vivere qualche secondo in più dell’azione (in quei momenti se ne sente quasi il respiro) e degne di Aguirre. La dialettica tripartita di Timothy Treadwell in Grizzly Man, ad esempio, lascia spazio alla ricerca di Bale, muta e ovviamente più costruita, fino alla citazione esplicita di Caspar Friedrich con Dengler a scrutare un orizzonte sconosciuto. La tensione emotiva non soccombe agli intenti artistici, e anzi da essi fiorisce: quando i reclusi passano all’azione si trattiene il fiato, nonostante la storia sia già scritta e già raccontata. Herzog, in altre parole, supera di slancio ogni possibile insidia. Quando si arriva al finale, però, c’è il rischio di rimanere interdetti. Una sequenza così semplice (semplicistica?) stona all’apparenza con la dolorosa ostinazione del resto del film. Così sono andate realmente le cose, fa notare il regista. Elemento da non trascurare, ma forse proprio per questo una volta entrato nelle corde della vicenda lo spettatore si aspetterebbe qualcosa di diverso. Herzog, però, non è mai semplicistico. La grammatica fin troppo stucchevole dell’ultima scena è controbilanciata dal perturbante nel discorso che l’accompagna, e il risultato conserva un po’ di sana follia. Perfettamente in linea con il resto del film, e con il suo regista.
Titolo: L’alba della libertà (Rescue Dawn)
Regia: Werner Herzog
Sceneggiatura: Werner Herzog
Fotografia: Peter Zeitlinger
Interpreti: Christian Bale, Steve Zahn, Jeremy Davies, Marshall Bell, Brad Carr, François Chau, Craig Gellis, GQ, Pat Healy, Zach Grenier, Toby Huss, Bonnie Z. Hutchinson, Evan Jones, Abhijati “Meuk” Jusakul, Tony B. King, Richard Manning
Nazionalità: USA, 2006
Durata: 2h. 06′
perche di questo film si e parlato poco?
bel film avventuroso con un grande bale
ancora una volta dimagrito!!!!!!!!!!
comunque il regista e uno con i maroni
In Italia è uscito solo in DVD, e le riviste non di cinema di rado danno spazio al mercato home-video.
Molto bello e molto toccante, diretto da un regista fra i più grandi e visionari della storia del cinema. Però il mio capolavoro personale di Herzog sarà sempre “Aguirre Furore di Dio” per tutta la vita. Musica, immagini e Kinski non te li dimentichi più. L’ho visto un mese fa e ce l’ho ancora davanti agli occhi. registi come Coppola e Malick devono molto ad “Aguirre”
Eh sì, “Aguirre” è un grandissimo film.
Bhè però neanche Woyzeck e Fitzcarraldo non sono niente male.
“Woyzeck” non l’ho visto. A “Fitzcarraldo”, invece, preferisco “Nosferatu”. Ma tutti i suoi film hanno qualcosa di davvero particolare, che ti colpisce in pancia.
Anche io preferisco Nosferatu a Fitzcarraldo. In effetti tutta la filmografia di questo regista ha regalato film più o meno memorabili (ma pur sempre bellissimi) però per me Aguirre è il suo capolavoro. Herzog è accusato molto di eccessiva lentezza ma in quel film si sposa perfettamente alle necessità della storia per creare “uno straniamento epico di timbro brechtiano e una tensione onirica, allucinata. MORANDO MORANDINI”
fatico a giudicare bella quest’opera ma Bale è un fenomeno e Herzog da studiare, quindi lo consiglio! Non mi piace fare confronti tra film, ognuno è storia a sé