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"Non possiamo tornare a casa" di Nicholas Ray

5 settembre 2011 Recensioni 0 Commenti
Festival di Venezia 2011

1976 – Sperimentale

Nicholas Ray insegna cinematografia presso l’Harpur College di New York e, insieme ai suoi studenti, dà vita a un film dichiaratamente sperimentale. Gli studenti sono chiamati a recitare scene di vita vissuta e la macchina da presa ne filma anche i momenti più dolorosi…


Dopo la presenza indiretta di Elia Kazan alla Mostra del Cinema di Venezia, avvenuta lo scorso anno attraverso Μartin Scorsese che gli ha reso omaggio con il documentario A Letter to Elia, all’attuale edizione della Mostra è la volta di un altro grande regista del cinema statunitense degli anni Cinquanta e Sessanta: Nicholas Ray. Si tratta di un’ulteriore presenza indiretta e di un ulteriore omaggio, in questo caso resogli dalla moglie Susan, che ha voluto restaurare la versione primaria di Non possiamo tornare a casa apparsa a Cannes nel 1973, aggiungendo delle parti realizzate successivamente da Ray in una ricerca durata fino alla sua morte, nel 1979. Nonostante la morte sia uno dei temi trattati nel film, tale omaggio e la relativa prima mondiale avvenuta qui a Venezia sono invece dovuti al centenario della nascita del regista, avvenuta appunto nel 1911.

A distanza di circa vent’anni, Ray indaga ancora nel disagio giovanile proprio come aveva fatto in Gioventù bruciata, con scene dure e dolorose che scavano nella memoria e nell’anima degli studenti, al confine tra la realtà della loro vita vissuta e la finzione cinematografica. A questo, come accade in particolare all’inizio, si aggiungono immagini estrapolate dalla cronaca statunitense degli anni Settanta, fatta anche di episodi di repressione.

Dato il suo carattere estremamente sperimentale, il film si pone più che altro come una sorta di lezione di cinema. Se la sceneggiatura viene tracciata dalla vite degli studenti, con brevi ripiegamenti biografici su Ray, le immagini sono il risultato ancora più evidente di questa ricerca. Infatti, su uno sfondo che muta di volta in volta a seconda delle sequenze frammentarie – ma del quale si può vedere pochissimo, fungendo appena da cornice – si sovrappongono ulteriori immagini che, spesso simultaneamente, creano dei segmenti narrativi. Inoltre le immagini vengono molte volte decostruite ad arte, altre sembrano sfumate anche attraverso l’utilizzo della musica, mentre solo in un paio di momenti tutto ciò scompare per lasciare brevemente posto a immagini tradizionali su schermo intero. Il risultato è un film di comprensione non propriamente semplice, che può essere disturbante nell’esasperazione della tecnica e dei contenuti ma, proprio per questo, da ricondurre nel suo contesto di ricerca e scopo cinematografico anche didattico.


Il manifesto del Festival di Venezia 2011Titolo: Non possiamo tornare a casa (We Can’t Go Home Again)
Regia: Nicholas Ray
Sceneggiatura: Nicholas Ray, Tom Farrell, Susan Schwartz
Fotografia: Richie Bock, Peer Bode, Danny Fisher, Mark Goldstein, Stanley Liu, Steve Maurer
Interpreti: Richie Bock, Tom Farrell, Danny Fisher, Jill Gannon, Jane Heymann, Leslie Levinson, Stanley Liu, Luke Oberle, Nicholas Ray, Ned Weisman, Phil Weisman
Nazionalità: USA, 1976
Durata: 1h. 30′


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