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Soundtrack: 12 Soldiers di Lorne Balfe

11 febbraio 2019 Soundtrack 0 Commenti
12 Soldiers

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * * ½

Il compositore scozzese Lorne Balfe non ha mai avuto grande sintonia con la militaresca aggressività a stelle e strisce, e lo dimostra anche con la partitura di questo tipico prodotto dell’era trumpiana, intriso di patriottismo e retorica bellicosa, per il quale dobbiamo ringraziare Jerry Bruckheimer…


Ormai da qualche anno Lorne Balfe sta cercando di ritagliarsi uno spazio di autonomia creativa e di stile personale all’interno dello squadrone di “Zimmer Boys” orbitanti intorno al caposcuola. E lo fa nel modo più diretto e artisticamente redditizio, ossia cambiando continuamente genere, linguaggio, mezzi espressivi. Impresa nella quale è senz’altro agevolato dall’essere attualmente uno dei compositori più richiesti su piazza: a dimostrarlo, solo in tempi recentissimi, tre partiture molto eterogenee e per committenze assai diverse. Oltre a questa, escono infatti anche Hurricane – Allerta uragano, disaster movie con ambizioni ambientaliste, e Pacific Rim – La rivolta, atteso sequel del manga-fanta-monster-kolossal del 2013 di Guillermo Del Toro che recava musiche di Ramin Djawadi.

12 Soldiers è un tipico prodotto dell’era trumpiana, intriso di patriottismo e retorica bellicosa, prodotto da Jerry Bruckheimer e ricavato con pretese di docufiction dal libro che il giornalista Doug Stanton ha dedicato alle imprese dell’agente speciale Mark Nutsch, spedito con altri undici paramilitari della CIA in Afghanistan dopo l’11 settembre in missione apertamente antitalebana. Il compositore scozzese non ha mai avuto particolari sintonie con la militaresca aggressività a stelle e strisce, e qui sembra ribadirlo. A partire dai lunghi accordi degli archi che in “Generations” sembrano provenire da distanze incommensurabili, questa musica risuona più misteriosa che trionfalistica; accordi che innervati da un minaccioso martellare percussivo, forse memore di Terminator: Genisys, tornano anche in “20.000 feet above”. Ma quasi contemporaneamente fa la sua comparsa una sorta di “mood” malinconico e meditativo, morbidamente adagiato su archi e piano, in “Soldier’s wife”, che rimarrà una delle cifre decisive della partitura.
Altro elemento degno di nota è l’equilibrio tra componente elettronica e orchestrale: Balfe non è mai stato uno che si affida solo agli algoritmi, anzi prediligendo le contaminazioni e la poliedricità dello stile, In “Waiting for Dostum”, per esempio, anche gli influssi melodici etnici si sviluppano in una severa linea melodica arabeggiante contrapposta all’inquieto agitarsi delle percussioni, così come in “Drop bombs” la tensione e la suspense sono costruite con esasperante lentezza, partendo da pulsazioni sotterranee per deflagrare in una danza selvaggia, dominata ancora dalla percussione. Ma è una tensione più compressa e trattenuta che sfogata rumorosamente; anche “First attack”, che pure è un’energica e inequivocabile pagina d’azione, si basa su uno schema stop and go che chiama imperiosamente in causa gli ottoni fra aspre dissonanze e percussioni a scavezzacollo.

“12 strong” ripiega nuovamente verso tonalità intime, quasi sentimentali, con un tema floreale e delicato esposto dal pianoforte a partire dal registro acuto fino alle note più basse e raddoppiato dai legni su un sottofondo tremolante degli archi; anche “Fight like you ride” e “Ambush”, largamente elettronici, hanno le caratteristiche di musica da fantascienza più che d’assalto, esibendo una sapiente manipolazione dei piani sonori e un utilizzo degli ostinati ritmici di sapore quasi robotico. Ma l’elemento melodico torna, struggente e intenso, nel canto dei violoncelli e degli archi che apre “Prayers”, prima di cedere il posto a un nuovo ribollente episodio delle solite percussioni. La partitura poi si irrigidisce in sonorità raggelate, ostili, con “Warlord”, sempre però evitando accuratamente di oltrepassare una certa soglia – molto bassa – di potenza sonora e riservandosi nella conclusione un intervento degli ottoni di wagneriana solennità.
E se “The Tangi Gap assault” o “EVAC” sono pura adrenalina musicale, “Najib” ripropone quella struttura bipartita ricorrente nella partitura, tra una prima parte distesamente lirica e uno sviluppo decisamente più aggressivo. “Rescue” poi è la traccia forse più “zimmeriana” dell’intera score, con il caratteristico incedere di ottoni e archi in forma di celebrazione paraliturgica. A un pieno e accorato afflato melodico, dai colori sommessi, si torna con “Handshake” per lasciare solo alla trascinante “Special Forces” il compito di un congedo squillante e trionfalistico, anche se non si possono non rimarcare le “distorsioni” tonali elettroniche e più in generale un’atmosfera sinistra, minacciosa più che vittoriosa, sospensivamente chiusa da un adagio maestosamente malinconico. Segno che Balfe vuol forse celebrare qui, più che il valore militare dei soldati, la loro fragile natura di uomini.


La copertina del CDTitolo: 12 Soldiers (12 Strong)

Compositore: Lorne Balfe

Etichetta: WaterTower Music, 2018

Numero dei brani: 19

Durata: 70′ 45”


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