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Soundtrack: "Amy" di Antonio Pinto & Amy Winehouse

21 dicembre 2015 Soundtrack 0 Commenti
Amy

Massimo Privitera, in collaborazione con Colonne Sonore* * * ½

Uscito in sala per soli tre giorni, il documentario Amy – The Girl Behind the Name è stato molto apprezzato dalla critica e ha ottenuto un buon incasso. La breve e tragica vita di Amy Winehouse viene raccontata attraverso le sue stesse parole, con immagini di repertorio e molti brani inediti della sua discografia…


Il documentario Amy – The Girl Behind the Name – considerato dalla critica «Stupendo», «Profondamente commovente», «Potente», «Vibrante e indimenticabile», «Meraviglioso» – in soli tre giorni di programmazione nelle nostre sale ha incassato un milione di euro e 23 milioni di dollari nel mondo, aggiudicandosi diverse nomination e vincendo due premi come miglior documentario e colonna sonora in differenti Festival ed eventi. Racconta la vita (breve e tragica) della sorprendente cantante Amy Winehouse, attraverso le sue stesse parole, con immagini di repertorio e per la maggior parte brani inediti del suo repertorio canoro. Il pluripremiato regista, sceneggiatore e produttore Asif Kapadia (Far North, Senna) dirige questa biografia filmica, presentata fuori concorso al 68° Festival di Cannes, entrando in maniera dirompente e appassionata nella quotidianità di questa piccola grande donna, che possedeva un dono più grande di lei che il suo fisico non le ha lasciato il tempo di vivere e rinvigorire a lungo.

La OST che accompagna questo docufilm racchiude undici brani di commento scritti dal compositore Antonio Pinto, con all’attivo più di 40 colonne sonore (L’amore ai tempi del colera, Viaggio in Paradiso, The Host, Senna…), e giustamente dodici canzoni per buona parte inedite, da studio e live della Winehouse.
Partendo dallo score di Pinto, il suo approccio è minimale e atmosferico, carico di enfasi e temi in divenire dall’aura astratta e pianistica, come si può desumere dal primo brano che apre l’album, “Opening”. Proseguendo, in ordine cronologico, con “Poetic Finale”, un violino elettrico e una viola su tappeti synth che in controcanto corrono a dirotto lungo binari di disperazione e follia creativa, sguardo di una fragile donna che nel e col canto esprimeva tutta la rabbia, desolazione, ricchezza di visione e voglia di vivere che nella vita reale non riusciva ad affermare combattendo contro la parte oscura di se stessa che l’ha condotta a spegnersi prematuramente. “Walk” si poggia su archi disperati e suoni sintetici come bolle dell’anima piene di odio pronte a scoppiare, un brano colmo di malinconia mista a tensione. “Holiday Texts” su un giro di chitarra acustica e su un tappeto sintetico di suoni atmosferici da incubo cede il passo a “Kidnapping Amy”, traccia angosciosa per chitarre elettriche e ritmiche ossessive da thriller. “Seperacao Fotos” denota ancora di più quanto lo score pintoniano abbia derive da scary music con assonanze melodiche più tenui col mondo sonoro tradizionale messicano (vedi “Cynthia”), d’altronde il compositore ha origini sudamericane (brasiliano) e molte sue atmosfere leitmotiviche assomigliano all’universo musicale del premio Oscar Gustavo Santaolalla (anch’egli sudamericano, per la precisione argentino). “In the Studio” proprio a Santaolalla si richiama con il suo incedere ostinato per chitarre acustiche e suoni synth affliggenti o “Amy Lives” in cui il temino ascoltato parzialmente nel pezzo iniziale qui prende forma in tutta la sua tragicità pianistica in un assolo che vorrebbe essere consolatorio ma che in verità cela tanta amarezza e solitudine interiore. “Arrested” è un grido chitarristico elettronico pauroso.
L’ultimo pezzo dello score di Antonio Pinto si intitola “Amy Forever” e riassume nella sua andatura funesta per piano, archi, ritmiche e suoni sintetici il desiderio del compositore e di chi ha amato Amy Winehouse (la sua famiglia, i suoi collaboratori e soprattutto i suoi fan) di non lasciarla andare via, presi per mano dal suo spirito che vive nelle sue canzoni e che ci rapisce, ci delizia, ci emoziona, ci trasporta in un viaggio senza fine fatto di parole vere, melodie trascinanti, ritmi avvolgenti e accattivanti, con quella voce da nera, intima, morbida, calda e ammaliante.

La partitura è inframmezzata dalle dodici canzoni (molte live e poche da studio) attraverso le quali la voce di Amy Jade Winehouse – cantautrice, stilista e produttrice discografica londinese – viene fuori in tutta la sua incredibile, splendida e seduttiva carica emozionale e interpretativa. Le canzoni tracciano tutto il percorso canoro della sua interprete, ritenuta la precorritrice del soul bianco, dall’album di debutto del 2003 “Frank” al vero successo del 2007 con “Black to Black” (vincitore di ben cinque Grammy Awards) con singoli stupefacenti come “Rehab” e “Love is a Losing Game”. In effetti, molte delle sue canzoni più note sono presenti in questo album, dalle due succitate a “Valerie”, “Body and Soul” con Tony Bennett, “Stronger Than Me”, “What is it About Men”, “Some Unholy War”, “Like Smoke”, “We’re Still Friends”, “Tears Dry on Their Own” e dulcis in fundo “Black to Black”, spostandosi con disinvoltura ed eclettismo tra soul (suo cavallo di battaglia), R&B al Reggae, Jazz e Pop. Unico pezzo che non ha coinvolto Amy e Pinto nella realizzazione è “The Name of the Wave”, lungo bel brano per chitarra elettrica, voci distorte ed effettate, suoni liquescenti e atmosferici tendenti alla musica new age o meglio ambient, scritto da Strange Cargo. Un CD da possedere per (ri)amare Amy!


La copertina del CD di Amy – The Girl Behind the NameTitolo: Amy – The Girl Behind the Name (Id.)

Compositore: Antonio Pinto, Amy Winehouse

Etichetta: Island Records, 2015

Numero dei brani: 23 (11 di commento + 12 canzoni)

Durata: 59′ 70”


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