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Soundtrack: "Crimson Peak" di Fernando Velázquez

30 maggio 2016 Soundtrack 0 Commenti
Crimson Peak

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * * *

Fedele lettera d’amore alla tradizione gotico-romantica, il Crimson Peak di Guillermo del Toro si avvale delle musiche di Fernando Velázquez, che si dimostra ancora una volta un cantore ideale e appassionato per questo genere di pellicole, grazie anche alla sua scrittura orchestrale classica e sontuosa…


Com’era facilmente prevedibile dato il loro enorme talento, molti compositori della “scuola” ispano-latinoamericana stanno riscontrando un vasto credito anche sulla scena internazionale, venendo coinvolti in importanti produzioni straniere. I risultati di questo allargamento di prospettive non sono sempre omogenei dal punto di vista qualitativo; ad esempio, Heart of the Sea di Roque Baños non sembra aver trovato il formidabile compositore di Murcia particolarmente a proprio agio alle prese con un blockbuster d’avventure marinare. Più complesso il caso di Fernando Velázquez, che mantiene fermo il proprio rapporto di fidelizzazione con il genere horror-fantasy, nel quale ha dato sinora il meglio di sé, ma lo estende in direzioni molteplici, mantenendo saldo il proprio amore per una scrittura orchestrale classica, tradizionale, sontuosa, nonché la vocazione a un tematismo fluente e ricchissimo.

In questo caso, la rivisitazione gotico-romantica di un filone “ghost story” da parte del regista e produttore Guillermo Del Toro (con non pochi debiti verso la letteratura delle sorelle Brontë) trova nel musicista basco un cantore ideale e appassionato, riconoscibile sin dall’iniziale “Edith’s theme”, nel quale gli arpeggi del pianoforte introducono un assolo di violoncello su una melodia di irresistibile intensità lirica, che ricorda da vicino analoghe pagine di The Impossibile. Questa idea leitmotivica si rivelerà centrale nello score, le cui tonalità appaiono immediatamente improntate a un romanticismo denso, avvolgente, accaldato, come dimostra il viluppo degli archi in “My mother’s funeral”, nel quale compare un secondo, pregnante e luttuoso spunto melodico; abituato altrove a colori molto più cupi e paurosi, Velázquez si concede viceversa qui a una tavolozza variegata e contrastata, dove momenti di dolente mestizia si alternano ad altri giocosi e vivaci, come nello scherzo di “Buffalo”, che vede il tema di Edith proposto dal clarinetto sul ritmo staccato degli archi; anche se a volte gli bastano pochi secondi per alzare repentinamente la temperatura della tensione, come in “After the ghost” e “Soft hands”. Ulteriore, bella variante al tema di Edith è “McMichael”, mentre il “Valse sur une berceuse anglaise” è un sopraffino esercizio di scrittura salottiera e vintage. Addirittura totalmente cameristica, per piano solo, è la “Lullaby variation” che riprende la ninna-nanna “In the sails of your dreams” cantata da Jessica Chastain nel film.
Ma ecco il ben noto compositore horror di The Orphanage e La madre affacciarsi in “Ghost I”, coi formicolanti pizzicati degli archi e le violentissime, esplosive dissonanze dei fiati: lo stesso climax si respira, se possibile accentuato, in “Crimson Peak” e soprattutto “Ghost III”, con il lavorio infernale degli ottoni sul pedale sovracuto dei violini e l’intervento apocalittico di un coro urlante (che ritorna nel frammento “Bubbling up”), sullo sfondo di un’orchestrazione nettamente d’avanguardia; più convenzionalmente irrequieto, nel disegno mosso degli archi, “I have to get away from here” che condivide con “You didn’t drink your tea” il ruolo minaccioso dei contrabbassi posti a contrasto – nel secondo brano – con note acute e perforanti del pianoforte. Eppure, malgrado questi e altri episodi dalle tonalità “forti”, più aggressivamente di genere dark, la partitura di Velázquez gioca le proprie carte preferenziali su un terreno riflessivo, tormentato e sofferente; pagine come “Return to your ghosts” e la magnifica “Allerdale Hall”, che lancia i violini in una travolgente, emozionata e lussureggiante versione del tema di Edith, costituiscono infatti il lato predominante di questo lavoro, nel quale il compositore utilizza con rara sapienza l’orchestra (la magnifica London Philharmonia da lui stesso diretta) enucleandone voci, intonazioni, espressioni continuamente cangianti. Non sorprenda allora la presenza anche di momenti di pura action music, come “Key’s chase” e specialmente “The machine/The box”, entrambi fondati su ostinati ritmici degli archi al cospetto dei quali anche il tema di Edith prende connotazioni sinistre e minacciose.
Due tracce coprono poi da sole quasi un quarto dell’intera partitura: “I know who you are” e “Lucille showdown”. Velázquez sembra averle concepite come ricapitolazione esemplificativa dell’intero score: qui ricompare infatti elevato all’ennesima potenza il musicista-padrone di ogni effetto terroristico orchestrale, affidandosi in particolare al furioso ringhiare dei bassi timbricamente opposto ai vitrei flautandi in sovracuto dei violini. Soprattutto nel secondo brano, con gli accenti brutali degli ottoni e i tremoli gelidi degli archi, il caos sembra essere in agguato a ogni battuta, in una snervante alternanza di atmosfere evocate con l’instancabile, inesauribile trattamento delle risorse orchestrali; esemplare e terrificante, in tal senso, il finale tellurico e convulsivo, quasi da manuale di horror music.
Una sorta di riconciliazione psicologica si fa largo nel “Finale”, di nuovo appannaggio degli archi e del cello solista nell’assaporare tutte le potenzialità del cantabile nella sua mediterranea, solare immediatezza. Gli “End credits” sono infatti dedicati al tema di Edith su un morbido ritmo di ¾ che si anima sino a tonalità trionfanti e affermative, anche se la chiusa è riservata quasi beffardamente a un più veloce e sommesso valzerino per piano e archi.

In buona sostanza si può legittimamente affermare che se Crimson Peak è una fedele lettera d’amore alla tradizione gotico-romantica, Fernando Velázquez vi ha senza dubbio apposto la sua decisiva firma.


La copertina del CD di Crimson PeakTitolo: Crimson Peak (Id.)

Compositore: Fernando Velázquez

Etichetta: Quartet Records, 2015

Numero dei brani: 36

Durata: 74′ 01”


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