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Soundtrack: Loro di Lele Marchitelli

23 luglio 2018 Soundtrack 0 Commenti
Loro 1

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * * *

Per il doppio film su Berlusconi e il berlusconismo, Paolo Sorrentino realizza la solita compilation di brani, di nuovo con il sostegno della partitura originale di Lele Marchitelli, il quale conferma il suo eclettismo sottile e pervasivo, integrandosi alla perfezione con le canzoni pur sottolineando la propria autonomia…


Non un film su Berlusconi, bensì un film sul berlusconismo. Così ha più volte affermato il regista Paolo Sorrentino a proposito di Loro, diviso in due capitoli come si conviene a una vera saga epocale e, a suo modo, epica. Saga della quale, verrebbe da aggiungere, l’ex Cavaliere è a un tempo l’artefice e la vittima, l’icona e la reliquia: oggi più che mai, come sappiamo, destinata all’irrilevanza ma proprio per questo appartenente se non alla Storia almeno alla narrazione recente del nostro Paese. Di tutto questo si trova conferma forse indiretta ma certo efficacissima nelle scelte musicali del regista – sempre molto raffinate – e più in generale nell’indissolubile impasto audiovisivo che cementa il suo film così come a ritroso l’intera sua filmografia. Quanto dire che le sue “compilation” non hanno mai nulla di ornamentale o semplicemente didascalico, ma si situano coerentemente all’interno di una personale sintassi filmica e di uno stile ellittico, visionario e simbolico, per restituire il clima, il respiro, le radici profonde e inconsce di un racconto e dei personaggi che lo popolano. Accadde per La grande bellezza, poi per The Young Pope, per Youth – La giovinezza, accade nuovamente ora per Loro.

Ne deriva immediatamente che il doppio album Warner contenente le opzioni musicali di ambedue gli episodi di cui si compone il film si configura come un’antologia di “testi” la cui motivazione va ovviamente ricercata all’interno del film stesso: nei momenti, nelle occasioni, nelle sequenze e dentro i personaggi e le “maschere” che di volta in volta essi accompagnano, sottolineano, smitizzano, addolciscono di tenerezze o inaspriscono di sarcasmo. Sorrentino è infatti uno dei pochi nostri registi che riesce a essere visionario attraverso la musica che sceglie, e/o “musicale” attraverso le immagini che confeziona.
Ma è altrettanto ovvio che all’ascolto questa anomala compilation si propone estremamente e piacevolmente eterodossa: visto che si va da un classico della canzone napoletana come “Scetate” di Sergio Bruni alla “Domenica bestiale” di Fabio Concato, da figure in bilico tra lirica e pop come il soprano sudcoreano Sumi Jo (già udita in Youth), a icone del pop vecchio e nuovo come The Stooges, Noisettes, Ilena Bianchi o Mooryc sino a Toni Servillo/Silvio che si produce in “‘Na gelosia” (ricordandoci che il protagonista iniziò come “crooner” sulle navi da crociera), e via elencando in un pastiche vertiginoso e – va detto – estremamente stimolante.

Il ruolo di Lele Marchitelli in questo contesto è fondamentale. Il compositore vi perfeziona la collaborazione già esperita con La grande bellezza e The Young Pope, ma accentuando ancor più la divaricazione fra interventi originali, brani preesistenti e canzoni appositamente scritte, consapevole che proprio questa spiccata stratificazione e diversificazione di livelli è essenziale per comporre il polittico sonoro di cui il film è espressione. Confermando l’eclettismo sottile e pervasivo di questo compositore, egualmente a proprio agio sia con il cinema complesso e metaforico di Sorrentino che con le commedie agrodolci di Carlo Verdone.
I suoi brani originali brillano di una luce soffusa ma persistente e in qualche modo magica: “The Spanish” ad esempio è una sorta di ballata lenta, liquida, trasparente, su una melodia accattivante ma discreta basata su uno strumentale di tipo impressionistico (suona la Roma Film Orchestra sotto la direzione precisa al millimetro di Marcello Sirignano, e con solisti del calibro di Gilda Buttà al piano, Elena Somarè al flauto e lo stesso Marchitelli alla chitarra condivisa con Massimo Aureli, oltre che alle tastiere e digital programming), che raggiunge una punta di particolare finezza nel gioco leggerissimo dei pizzicati. Questo procedimento quasi di astrazione musicale crea un’atmosfera di forte straniamento e di esplicito anti-realismo, decisivo per mettere il film al riparo da rischi di retorica comiziale, e trova ulteriori conferme in “I walk away”, basato su effetti vocali riverberati quasi da fantascienza, o “The real truth”, pagina elettronica misteriosa e pulsante. “Arabian party”, che Marchitelli ha scritto insieme all’interprete Ilena Bianchi, è invece una rilettura ritmata e suggestiva – in chiave quasi sarcasticamente “disco-dance” – di melismi mediorientali, mentre l'”Oriental performance” concepita per Sumi Jo è un fantasmatico vocalizzo che si leva da lontananze incommensurabili sul semplice accompagnamento di una scansione ritmica regolare; quanto a “‘Na gelosia”, che Marchitelli ha scritto insieme al fratello di Toni, Peppe Servillo già Avion Travel, è un’affettuosa, ironica parodia di canzone napoletana pensando probabilmente al repertorio del cantore “ufficiale” di Berlusconi, Mariano Apicella, e alla sua “‘A gelusia”.

La score di Marchitelli in realtà ha i colori e le sfumature quasi da “fantasy” – non diversamente dal film peraltro, la cui tagline ricordiamo è “tutto vero, tutto falso” – come si evince ad esempio nella brevissima, incantata “Interception”, che ha sempre l’andamento di un ballabile notturno e incorporeo, e ancor più nella splendida “Social relations” per quartetto d’archi (al violino Prisca Amori, al cello Luca Pincini), su un ritmo di danza vagamente sudamericana reso spettrale dagli interventi staccati che sorreggono il triste canto del violoncello; stesse scelte timbriche per “Congo Diana” che però si snoda come brevissimo adagio dalle tonalità desolate e drammatiche. Si capisce allora come la partitura di Marchitelli contribuisca in misura rilevante a quell’atmosfera crepuscolare, per non dire funebre, che è uno dei dati stilistici salienti del film di Sorrentino: lo ribadiscono il frammento irreale, filiforme “Sad party” non meno del successivo “Vigil V” del compositore inglese Richard J. Birkin (suo il commento per il corto Edith di Christian Cooke) e di “Vulcano”, sempre di Marchitelli, dove accordi gravi del pianoforte sorreggono una fragile tela sonora di misteriosa densità.
Il fischio lunare e solitario di Elena Somarè offre invece “The sea whistle”, che Marchitelli dipana lungo una linea melodica ipnotizzante, iterativa. Più orchestrale e comunicativa “The best seller” nel severo disegno melodico degli archi sempre però pedinati da un accompagnamento ritmico un po’ beffardo. Serissima invece, anzi memore di una scrittura accademica che si riallaccia quasi alla “Morte e la fanciulla” schubertiana, appare una pagina come “Two in one”, in cui la linea violinistica e la struttura quartettistica vibrano di un lirismo autenticamente elegiaco. Ancora il violino è infine protagonista del trasognato “Veronica”, ritratto in controluce dell’ex-moglie di Silvio in una tessitura luminosa e insieme malinconica.

C’è da dire che raramente una score originale di così impalpabile e oltretutto breve, episodica architettura ha saputo caratterizzare con altrettanta felicità il paesaggio sonoro di un film, integrandosi (proprio perché, paradossalmente, se ne distanzia radicalmente) con le rimanenti scelte musicali. Frutto, come dicevamo, di una scelta di sceneggiatura e di stile all’interno della quale la musica si svela come soggetto decisivo e scopertamente surreale.


La copertina del CDTitolo: Loro

Compositore: Lele Marchitelli, Aa.Vv.

Etichetta: Warner Music, 2018

Numero dei brani: 32 (11 di commento + 21 canzoni)

Durata: 61′ 13” + 44′ 57”


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