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Soundtrack: Papillon di David Buckley

25 febbraio 2019 Soundtrack 0 Commenti
Papillon

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * * *

La colonna sonora composta da David Buckley per il “Papillon” di Michael Noer non ha niente a che spartire con quella di Jerry Goldsmith per il film di Franklin J. Schaffner con Steve McQueen e Dustin Hoffman, ma è realizzata senza alcun complesso di inferiorità…


Il Papillon di David Buckley sta a quello di Jerry Goldsmith esattamente come il Ben-Hur di Beltrami stava a quello di Miklós Rózsa: ovvero, non vi ha niente a che spartire. Del resto è l’unico atteggiamento possibile e ragionevole per un compositore contemporaneo che si trovi alle prese con remake che chiamano in causa anche musicalmente riferimenti entrati ormai nella storia – o nella leggenda – della musica filmica.

In questo caso, la direzione presa dal musicista inglese, di cui si ricordano robuste e asciutte partiture d’azione come The Town, From Paris to Love e Jason Bourne, oltre alla fortunata serie The Good Wife, è decisamente opposta rispetto al capolavoro crepuscolare e mediterraneo – veicolato da un tema principale che ha fatto il giro del mondo – creato da Goldsmith per la versione del ’73 di Franklin J. Schaffner con Steve McQueen e Dustin Hoffman. Per questo remake a firma Michael Noer, Buckley ha puntato infatti su una sorta di misticismo astratto, lunare, espresso in numerose pagine per coro che sembrano rifarsi addirittura alle modalità del gregoriano (“Capitale”, “Petit nacre”), alternandole a scarni, ostili interventi strumentali per archi o a ricorsi espliciti a modalità d’avanguardia spiazzanti, come in “Cuivré de la Bistorte”. Ne sortisce una partitura disturbata e irrequieta, dalle asperità spigolose contrapposte a momenti di melodismo funereo molto post-moderno (la lunga traccia “Myrtil”, dallo sviluppo riccamente complesso e dal fraseggio intensissimo), delegato principalmente agli archi ma trafitto da pungenti interventi elettronici, come nel brano d’apertura omonimo del film.

Così, se coro e archi spiegati testimoniano il lato diciamo così “umano” della storia anche attraverso un Leitmotiv cantilenante di grande suggestione, misteriose sillabazioni o conteggi in francese (“Tabac d’Espagne”, “Bande noire”) s’intrecciano a utilizzi sperimentali e atonali di strumenti tradizionali, come il flauto di Pan, nel creare un’ambientazione sonora distanziata, straniante, nella quale fanno capolino – ma come in uno specchio deformante – persino accenni vagamente esoticheggianti. Permane poi quell’influsso liturgico, quasi conventuale, cui accennavamo sopra, ad esempio nella tromba che conclude “Citron” o nel coro femminile accompagnato da un tremolo dei violini nella prima parte di “Thécla du Chêne”, contrapposta a una seconda irta di dissonanze e sonorità artefatte.

In questa altalena di atmosfere, Buckley trova comunque la chiave più felice di approccio alla storia, tracciando un percorso che sembra aspirare progressivamente a un esito luminoso di speranza e di riscatto, ben restituito da una pagina bellissima come “Azuré des anthyllides”, in cui il canto aperto e vibrante degli archi prepara l’intervento del coro, costituendo un clima di aperta trascendenza ma nello stesso tempo indeflettibilmente e ostinatamente umanistico. Non è un caso allora che, proprio sulle note del tema principale, sia il coro solo a chiudere la score, con la superlativa “Revez, mes anges”, dalla scrittura severissima e dallo spiccato contrappuntismo fra i vari comparti vocali (in particolare soprani e baritoni), chiusa in un sussurro composto e pudico; a testimonianza della fisionomia quasi da “requiem laico” di una partitura tanto più riuscita in quanto il suo autore non si è fatto tarpare le ali da alcun “inferiority complex”, ma ha saputo elaborare una strada poetica personale e di grande presa emotiva.


La copertina del CDTitolo: Papillon (Id.)

Compositore: David Buckley

Etichetta: BMG, 2018

Numero dei brani: 12

Durata: 41′ 48”


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