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Soundtrack: "Sicario" di Jóhann Jóhannsson

7 dicembre 2015 Soundtrack 0 Commenti
Sicario

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * * ½

Il compositore islandese Johann Johannson, specialista nell’ambient music, dimostra di non seguire mode o vecchi stereotipi realizzando per il Sicario di Denis Villeneuve una colonna sonora che mette in risalto la sua ricerca sonora come anche la sua capacità di evocare atmosfere evocanti e ipnotiche…


Il compositore islandese Jóhann Jóhannsson – già fondatore degli Apparat Organ Quartet e componente degli Evil Madness, band elettronica locale – è un instancabile ricercatore di suoni e di combinazioni inedite, oltre che un evocatore di atmosfere perturbanti e insidiosamente ipnotiche, che ottiene con un lavorio incessante sul sound elettronico nel quale si inseriscono, puntuali e mai meramente decorativi, gli interventi di strumenti tradizionali. Una combinazione che in partiture come Prisoners o La teoria del tutto ha già dato frutti egregi, valendogli per il secondo anche un Golden Globe, e che si ripropone ora ancora più radicalmente nel crime-drama di Denis Villeneuve con protagonista Benicio Del Toro.
L’opzione di Jóhannsson qui sembra infatti essere quella di una spigolosa, a tratti persino respingente industrial music, prevalentemente fondata sull’iterazione ossessiva, quasi rituale, di elementari cellule ritmico-percussive che svolgono funzione di contenimento rispetto ad altre fasce di suono artificiale e alieno (“Armoured vehicle”, “The beast”, “Convoy”). Su questi sfondi intervengono spesso strumenti acustici come gli archi (con prevalenza del registro grave), con suoni strappati e brutali e note lunghe tenute e intervallate da misteriose pause brontolanti (“Target”): l’insieme che ne deriva somiglia molto a un accurato sound design dall’effetto a volte un tantino ripetitivo, ma il musicista vi applica un criterio puntigliosamente laboratoriale, di alta precisione, dimostrando una conoscenza senz’altro approfondita di alcune delle conquiste più avanzate della musica contemporanea post-darmstadtiana, come nell’impressionante “Surveillance”: lo confermano anche alcuni espedienti suggestivi come i glissandi maligni di “Reflection” o, all’opposto, i liquidi arpeggi chitarristici di “Melancholia”.
Inoltre, ed è un altro pregio dello score, lo spettro dinamico delle sonorità è costantemente mantenuto a un livello medio-basso, senza la minima forzatura o enfasi, sicché tutto l’effetto di inquietante, avvolgente magma sonoro si moltiplica psicologicamente lavorando su una percezione mentale prima e più ancora che acustica: e considerando che siamo nel contesto di un film d’azione, la scelta appare quantomeno innovativa. Naturalmente non mancano rischi di una deriva puramente rumoristica, come in “Tunnel music”, brano pulsante attraversato da una sorta di continue scariche elettrostatiche, o concessioni troppo palesi a quella ambient music di cui Jóhannsson è specialista, ma più spesso prevale un aspetto che si direbbe quasi depressivo, lamentoso e malato, come nel finale di “The beast” o nelle interminabili sonorità tenute di “Fausto” e “Balcony”. Risiede qui la principale discontinuità fra il compositore di Reykjavik e la stragrande maggioranza dei suoi colleghi d’oltreoceano, ossia in questa capacità di lavorare in profondità sull’interiorizzazione del suono piuttosto che affidarsi alla sua quantità: sembrerebbero – e a volte sono – le procedure classiche del minimalismo, cui altrove Jóhannsson ha fatto ampie concessioni, come in Prisoners, ma di quella scuola di pensiero musicale egli non sembra condividere né gli estremismi intellettuali né la diffidenza verso le avanguardie, alle quali anzi guarda con ammirazione e spiccato interesse strutturale.
Chi cercasse infine in questa partitura qualche spunto melodico o leitmotivico lo troverà in “Desert music”, sconsolato assolo di violoncello basato su una semplice idea discendente, poi ripetuta dai violini, e – assai più intrigante – nella lunga “Alejandro’s song”: una melopea acuta e lunare, di una gelida e luminosa bellezza. Attestazione evidente che, anche sul fronte di un lirismo del tutto personale e “nordico”, Jóhannsson è un artista che non segue facili mode né consunti stereotipi.


La copertina del CDTitolo: Sicario (Id.)

Compositore: Jóhann Jóhannsson

Etichetta: Varese Sarabande, 2015

Numero dei brani: 18

Durata: 54′ 11”


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