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Soundtrack: The Equalizer 2 - Senza perdono di Harry Gregson-Williams

10 giugno 2019 Soundtrack 0 Commenti
The Equalizer 2 - Senza perdono

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * *

Quella di “The Equalizer 2” non è certo la prima occasione in cui Harry Gregson-Wlliams compone la colonna sonora per un film interpretato da Denzel Washington. Ma si tratta di una partitura povera di ispirazione, senza colpi d’ala e senza il coraggio di portare avanti le proprie idee…


Accade a volte che, scrivendo partiture per più film interpretati dal medesimo attore, alcuni compositori finiscano col venirvi associati sino a divenire in un certo senso portatori del “suono”, del carattere in musica di quell’interprete: nel lontano passato si potrebbe citare il caso di Max Steiner per i film con Humphrey Bogart e Bette Davis. Si tratta di un fenomeno diradatosi nei decenni successivi, con il declino degli Studio, la dispersione dei generi e le mutazioni genetiche avvenute nello star system e nelle sue leggi, ma che ogni tanto si ripresenta. Ad esempio, sembra essersi creato un feeling speciale tra Denzel Washington, il più versatile tra gli attori neri hollywoodiani, e Harry Gregson-Williams.
In realtà si tratta dell’effetto collaterale del sodalizio che si era stabilito tra il compositore britannico e Tony Scott, regista che non rimpiangeremo mai abbastanza e del quale Washington era un vero e proprio attore-feticcio. Sono nate così le partiture spesso pregevoli per gioielli di adrenalina, ipercinetica ma mai banale, come Déjà vu, Man on Fire, Pelham 1-2-3 e Unstoppable. C’è tuttavia un altro regista, sia pur di ben minore levatura, il cui cinema ha fatto spesso perno sull’attore newyorkese, ed è Antoine Fuqua, autore nel 2014 di The Equalizer – Il vendicatore, primo capitolo delle peripezie di Robert McCall, ex-agente CIA in pensione ma costretto dalle circostanze a tornare in azione.

Nel primo capitolo, la score di Gregson-Williams fu uno dei punti di forza del film, per il resto robustamente ascrivibile ai canoni di un thriller d’azione, con le sue tonalità chiaroscurate e solenni a prevalere su luoghi comuni di pirotecnia sonora. Una tendenza all’understatement che si rintraccia anche nel sequel, dove anzi il compositore – abbandonato il “catastro-impressionismo” di Shark – Il primo squalo – sembra volersi fare ancora più da parte, circoscrivendo il proprio contributo in un ambito molto introspettivo, sfumato, quasi sfuggente, a dispetto dell’impianto comunque perentoriamente action del film. Inoltre, come già nel capitolo iniziale, è presente una componente lugubre, cupa, espressa nel ricorso a un’elettronica notturna e densa e in un melodismo rarefatto, doloroso, che fatica quasi a farsi luce.
Se ne riscontrano segnali già nel severo “McCall’s return”, che inizia richiamando il main theme del predecessore, fra accordi di pianoforte e il mestissimo, toccante disegno per archi. E’ una specie di piccolo manifesto della poetica di Gregson-Williams Sr (il fratello minore Rupert è compositore molto più sgargiante e vivace), che fra tutti gli epigoni zimmeriani è uno di coloro che meglio ha coltivato la propria vena lirica e umanistica. Questa pensosità gravata da un oscuro sentimento di colpa e di espiazione (spesso ricorrente nei personaggi interpretati da Washington) la si ritrova nel bel tema violoncellistico di “Boston by day”, anche se lo si desidererebbe sviluppato proprio quando invece si arresta dopo pochissimo.

Ed ecco allora farsi strada il principale motivo di perplessità dinanzi a questa score, ossia la mancanza di un colpo d’ala, di uno slancio ispirativo che la faccia davvero decollare. Gli interventi di Gregson-Williams sembrano infatti ritrarsi appena enunciati, o limitarsi ad abbozzare delle atmosfere (“Boston by night”) senza curarsi di accompagnarle compiutamente. La conseguenza di questa irrisolutezza è che la partitura rimane come sospesa in un limbo indistinto nel quale baluginano momenti di accattivante intensità lirica, come nel bellissimo “Stories of sorrow” per violoncello e pianoforte, dalla penetrante cantabilità, che tuttavia vengono abbandonati quasi subito e risolti in una serie di raffinati acquerelli sonori a tecniche miste, confinati sullo sfondo e – come dire? – indecisi sul da farsi: l’effetto collaterale di questo eccesso di discrezione è il sorgere di una certa monotonia, non sempre riscattata dalla coerenza stilistica con la quale il musicista procede lungo i binari di una poetica improntata a quieta, rassegnata disperazione. Vale per “McCall mourns Susan” e soprattutto per “Five pounds of pressure”, dove il cello ripropone insistentemente il Leitmotiv in un paesaggio sonoro che si fa via via sempre più fantasmatico.
Del resto, l’altra faccia di questa partitura è rappresentata da pagine come “The confession” o “Behind the bookcase”, in cui Gregson-Williams sceglie per i momenti di maggior tensione la strada di un sound alienante e oscuro, quasi fantascientifico, il che è sempre meglio dei soliti fuochi d’artificio techno cui ricorrerebbero altri musicisti, ma non sempre è sufficiente a tener desta l’attenzione. Più dinamica e movimentata è “The bridge”, strutturato come una marcia lenta ma incalzante, attraversata da sinistri borborigmi elettronici, così come “Storm hunt”, agitato nella percussione e popolato di suoni distorti e minacciosi, mentre solo in dirittura d’arrivo, con “Top the tower”, il compositore trova un possente momento di sintesi inserendo una straziante, penetrantissima figurazione degli archi in un rutilare ritmico dalle sembianze molto, molto zimmeriane. Ed è nuovamente il violoncello a incaricarsi del congedo in “Who are you?”, seguito da archi e pianoforte, con la riproposta del tema conduttore; ribadendo in un certo senso nella score il primato della malinconia sulle urgenze dell’azione e del ritmo, e sottolineando in buona sostanza la sconfinata e irrimediabile solitudine del protagonista.


La copertina del CDTitolo: The Equalizer 2 – Senza perdono (The Equalizer 2)

Compositore: Harry Gregson-Williams

Etichetta: Sony Classical, 2018

Numero dei brani: 14

Durata: 42′ 29”


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