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Soundtrack: "Transformers 4" di Steve Jablonsky

17 agosto 2015 Soundtrack 0 Commenti
Transformers 4

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * *

Quarto capitolo cinematografico per i giocattoloni lanciati trent’anni fa dalla Hasbro, e quarta partitura per Steve Jablonsky. Il compositore statunitense evita di prendersi troppo sul serio, costruendo comunque un’architettura musicale imponente, concepita come una sorta di maestoso inno diviso in più parti…


La saga dei giocattoloni lanciati più di trent’anni fa dalla Hasbro, poi protagonisti di serie e di un lungometraggio d’animazione nipponici (con le musiche scoppiettanti di Vince DiCola) e infine resuscitati in versione live dal talento fragoroso ed esplosivo di Michael Bay, non sembra conoscere soste. Siamo infatti già a una tetralogia (ma sono in cantiere quinto e sesto capitolo), e questo vale anche per il lavoro di Jablonsky il quale – a torto o a ragione, più probabilmente con un po’ di verità in entrambe le direzioni – è considerato uno dei più fidati e meno personali esecutori del remote control di “papà” Zimmer.

Ora, è inutile nascondersi dietro un dito e negare l’influenza, a tratti pesante, che il comandante esercita sulle sue truppe, anche quando alcuni elementi tentano una sia pur timida, incerta diserzione (Gregson-Williams, Streitenfeld…): la squadra zimmeriana agisce ormai come un corpo compatto, con una koiné condivisa e un orizzonte comune, quello di un’epica marziale, incombente, schiacciasassi, che utilizza una brutale elementarietà melodica, armonie modali e squadrate e un sound che accosta un’orchestrazione di cemento armato a un ampio ricorso – soprattutto per la parte ritmica – all’elettronica. Ciò premesso, tuttavia, va riconosciuto che nel ciclo dei Transformers, anche per le proporzioni della fatica richiestagli, Jablonsky ha cercato e in parte trovato una strada personale, soprattutto sul piano del tematismo accentuato e di un pathos a tratti incandescente. Questo valeva in particolare per il primo capitolo, mentre i due successivi brillavano più per l’audacia atonale, il linguaggio moderno ma anche per un ricorso sfrenato e piuttosto banalmente ripetitivo al digital sound. Transformers 4 appare invece immediatamente come una partitura dai colori più cupi, notturni, e dalle linee melodiche assai più sviluppate; il tema principale in “Decision” ad esempio, un disegno insistito a coppie, dall’andatura solenne e vagamente funebre, è un’ottima cellula germinatrice da cui si dipanano variazioni soprattutto ritmiche e spunti di arricchimento continui.

Nella costruzione dell’imponente architettura che sorregge la partitura, concepita come una sorta di maestoso inno suddiviso in più parti, Jablonsky chiama in causa anche una voce maschile falsettata (“Best thing that ever happened”), creando l’effetto di una penetrante e arcaica melopea, isolando poi alcune famiglie di strumenti – ad esempio gli ottoni – in modo che il loro timbro tagliente e massiccio risalti scultoreo anche in un contesto abbondantemente delegato all’elettronica (“Cemetery wind”). I più attenti esegeti zimmeriani vi scorgeranno ampie tracce di Inception, soprattutto nella martellante insistenza delle percussioni (“I’m Autorobot”) ma a differenza di molti suoi colleghi e – come dire? – “compagni di classe”, Jablonsky sembra essere il primo a non prendersi troppo sul serio e a utilizzare i ben noti stereotipi con sarcastica, quasi irriverente spavalderia: accade ad esempio in “His name is Shame and he drives”, fondato su una compulsione ossessiva di ostinati ritmici contrapposti a una breve scala ascendente di archi, o in “Hacking the drone”, dove ritorna la voce umana in una sorta di tiritera arabeggiante, mentre “Transformium” rielabora il tema conduttore tra synth, chitarre e archi.

Le tracce, pur esistenti, delle tre partiture precedenti tendono a disperdersi un po’ tra i “riff” omologanti e alla lunga prevedibili, anche se in taluni casi è possibile riconoscerle più nettamente, come in “Optimus alive” che riprende “Optimus” dal pimo Transformers; analogamente, anche “The legend exists” cita la splendida “Arrival to Earth” da quello score; nei quasi otto minuti di “Dinorobot charge” Jablonsky distende poi tutta la propria energia nell’esposizione del leitmotiv in un’aura solenne e scandita con forza da archi e percussioni, concedendosi invece a qualche cliché di troppo in “Honor to the end” e “Leave planet Earth alone”, dove il franchise della musica da battaglia si adagia in una generica ripetitività, pur sostenuta da un inarrestabile crescendo. Crescendo da cui è marchiato anche il conclusivo “The knight ship”, che avanza inarrestabile e monumentale lungo un disegno armonico iterato e ipnotizzante; quanto basta per inchinarsi come sempre dinanzi alla potenza della macchina da guerra musicale di questo compositore, aggiungendo però doverosamente che l’originalità non sembra più essere una delle sue principali preoccupazioni.


La copertina del CDTitolo: Transformers 4 – L’era dell’estinzione (Transformers: age of extinction)

Compositore: Steve Jablonsky

Etichetta: La-La Land Records, 2014

Numero dei brani: 23

Durata: 74′ 27”


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