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"Sunshine" di Danny Boyle

20 aprile 2007 Recensioni 4 Commenti
Sunshine

20th Century Fox, 20 Aprile 2007 – Caloroso

Anno 2057, il Sole sta morendo e il genere umano rischia l’estinzione. L’ultima speranza è l’Icarus II, una navicella spaziale che trasporta un ordigno nucleare che dovrà ridar vita al Sole. Nel mezzo del viaggio l’equipaggio riceve un segnale di soccorso proveniente dall’Icarus I…


Benedict Wong in una scena di SunshineTerzo prodotto del sodalizio Boyle-Garland dopo lo strambo The Beach e il suggestivo 28 giorni dopo, Sunshine prosegue nel solco tracciato da quest’ultimo, tornando ad esplorare gli spigoli dell’animo umano in scenari di alienazione e messa in crisi dello status quo. Anche qui c’è un gruppo di protagonisti in viaggio solitario e pericoloso, c’è lo stesso rapporto di tensione con lo spazio (là modulato sull’estensione desolata, qui giocato sul forte contrasto tra la claustrofobia della nave e la superbia delle distanze solari), e c’è anche la sensazione di equilibrio instabile e disturbante che percorre la storia fino all’ultimo atto, per poi deflagrare.
Una scena di SunshineCiò detto, Sunshine individua altrove il suo punto focale, consacrandosi all’ambivalenza tra film di genere e discorso filosofico. Servendo l’apparenza di medio disaster movie – nella tradizione recente di Armageddon e, nella new wave pseudo-ambientalista, di The Core e The Day After Tomorrow – il film di Boyle osserva diligentemente quella serie di snodi obbligati che aprono le porte della distribuzione al grande pubblico. Questo vuol dire anche abbracciare apertamente la derivazione e confrontarsi con mostri sacri come 2001, Alien e Solaris. La giusta presunzione di Boyle è quella di reinventare la suspense in un asettico corridoio spaziale, di presentare un super-computer che anima la nave e dialoga con l’equipaggio, di scrutare l’uomo nel momento di massima hybris del contatto con l’assoluto. Boyle lo fa bene, tanto da superare di slancio il primo livello di lettura del film e portare lo spettatore a gustare la nuova veste di questo gigante cocktail.

Cillian Murphy in SunshineAvvicinandosi al sole, appare chiaro che in Sunshine c’è molto poco (diciamo il minimo sindacale) dell’etica del disaster movie, perché manca la sovranità del legame affettivo trasversale, e latita l’eroismo manicheo. Lo ribadisce il sempre allucinato Cillian Murphy, fisico tormentato, in quella che sembrerebbe la classica scena della decisione sofferta per chi deve soccombere al bene superiore, chiedendo se davvero si sta discutendo della vita di uno contro la salvezza dell’umanità.
L’asciuttezza concettuale e il look contaminato (che mescola tangibile e virtuale, e accenna vagamente a una futura influenza di gusto cinese – come era già smaccatamente in Firefly) del setting fantascientifico si ritrovano nella disposizione morale dei protagonisti, che sono tutti molto oltre i conflitti rivolti all’indietro (l’essere sacrificabili per metonimia rispetto all’umanità) e sono invece più inclini ad affrontare quelli proiettati in avanti: in questo senso è centrale il rapporto individuale con la simbologia solare e con la vastità di un potere che suscita problematiche di natura mistica.

Una scena di SunshineIl lavoro sulla rappresentazione operato da Boyle sottolinea questo aspetto con grande efficacia, non rinunciando a sciorinare una gamma di eccessi che sappiamo essere cara al regista, ma al tempo stesso concentrandosi sulla purezza dello sguardo quando, spogliato di tutto, rimane al cospetto della stella. Come succedeva anche in 28 giorni dopo, il finale soffre di un cambio di marcia brusco ma furbescamente ben presentato, la cui compiutezza lascia tuttavia meno dubbi del suo motivo di essere (ma anche in questo caso Garland e Boyle lo riprendono per i capelli, sfruttandolo come collante sia per il livello concettuale che per quello spettacolare). Il gioco di regista e sceneggiatore non è difficile da comprendere né da accettare, e va anzi elogiato proprio per la sua fondamentale capacità di equilibrio nel dosare gli ingredienti.


La locandina di SunshineTitolo: Sunshine (Id.)
Regia: Danny Boyle
Sceneggiatura: Alex Garland
Fotografia: Alwin Küchler
Interpreti: Cillian Murphy, Chris Evans, Rose Byrne, Michelle Yeoh, Cliff Curtis, Hiroyuki Sanada, Mark Strong, Benedict Wong, Paloma Baeza, Archie Macdonald, Sylvie Macdonald
Nazionalità: USA, 2007
Durata: 1h. 48′


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Attualmente ci sono 4 commenti a questo articolo:

  1. Ho visto oggi il film e lo trovo veramente unico. Danny Boyle ha sempre fatto film che si distaccano dagli altri per la cura e gli spunti riflessivi al loro interno. L’abbandono delle convenzioni sociali come tema legante delle sue opere, ma anche, in particolare in questo, la dicotomia tra luce ed ombra, tra bene e male. Un film indimenticabile, che sa toccare bene le corde dell’animo umano. Splendida fotografia, colonna sonora ed inquadrature.

  2. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Danny Boyle non mi sembra un bravissimo regista, persino the millionaire non mi è piaciuto, anche se ha vinto l’oscar.
    Ma questo ha tutto un fascino surreale come in 28 giorni dopo, c’è qualcosa in questo film che seduce a tal punto che si rimane con il fiato sospeso.
    è un film di fantascienza che esce completamente dagli schemi, che affronta un tema del tutto nuovo e surreale, ma purtroppo trementamente realistico perché un giorno il sole si spegnerà sul serio.
    Però la bomba nucleare grande quanto New York mi ha lasciato con gli occhi sbarrati e la bocca spalancata.
    Il finale è veramente tragico, ma meraviglioso, quasi epico perché tutto l’equipaggio si è sacrificato per l’umanità.

  3. Marco scrive:

    L’unica cosa che non mi è tanto piaciuta è il prefinale, quando scoprono il clandestino dell’Icaro 1; da li in poi la regia si fa molto noiosa e le scene sono secondo me molto allungate che fanno perdere l’attenzione allo spettatore che fino a li aveva ben appreso ciò che era successo immergendosi pienamente nel film.

    Qualcosa di questo genere lo visto nel prefinale di Alien quando Ripley deve innescare la bomba sulla nave per poi fuggire su di una scialuppa. Secondo me qui, come in Alien, vi sono dei tempi morti, dove succedono delle cose ma lo spettatore non se ne accorge. E questo è un male. Io ho dovuto rivederle queste scene perchè non mi ero accorto di ciò che stava succedendo.
    Lo so che è voluto questo modo però a me non è piaciuto per niente.

    Comunque molto bello il film, ottimi effetti ( che al cinema si apprezzano molto di più ), script intelligente ( a volte si prende un pò di libertà però ) comunque interessante dato che mischia fantascienza, filosofia, teologia e anche un pizzico di thriller-horror.

    Le musiche degli Underworld ( gli stessi di Trainspotting ) danno il giusto climax al film con suoni electro e post-rock.
    Fotografia “calorosa”. Interpreti tutti nella parte.

    Peccato per quella confusione nel prefinale.

    Curiosità: avete notato delle immagini che appaiono alla velocità di 1 secondo sullo schermo quando entrano nell’Icaro 1? Avete capito chi erano? Direi una genialata di Boyle e Garland !!!

  4. Marco scrive:

    Rivisto e le mie impressioni e gusti non sono cambiati per nulla, sia pregi che difetti.

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