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"Terre battue" di Stéphane Demoustier

3 settembre 2014 Recensioni 0 Commenti
Settimana della Critica 2014

Inedito in Italia – Debole

Licenziato dal grande magazzino di cui era direttore, Jerôme deve cercarsi un altro lavoro e far fronte a un matrimonio in declino. Il figlio Ugo ha undici anni ed è una promessa del tennis. Come il padre, è disposto a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi, anche quando questo comporta grossi rischi…


Charles Mérienne in Terre battueEsordio nel lungometraggio del francese Stéphane Demoustier, sostenuto in fase di produzione dai fratelli Dardenne, Terre Battue concorre a Venezia 71 nella sezione della Settimana Internazionale della Critica e si presenta come un dramma fondato su tre assi narrativi uniti tra loro: la famiglia, lo sport e il lavoro. Peccato che nessuno dei tre riesca a convincere appieno, e che il risultato finale sia una storia che non ha né la forza né la credibilità per decollare davvero.

Valeria Bruni Tedeschi e Olivier Gourmet in Terre battueDemoustier porta sullo schermo il dramma di una famiglia, il trio Jerôme (Olivier Gourmet), Ugo (Charles Mérienne) e Laura (Valeria Bruni Tedeschi), ma lascia che la macchina da presa si concentri in larga misura sul rapporto tra padre e figlio, scelta che avrebbe potuto fornire spunti interessanti ma che finisce per rivelarsi controproducente. Perché se il racconto si sofferma sulle insicurezze di Jerôme e Ugo, Laura viene ridotta a una macchietta, una donna che Demoustier si limita a dipingere come soffocata dalla passione per le calzature del marito. E questo toglie di credibilità alla crisi in cui la madre getterà la famiglia, perché lo strappo parte all’improvviso («non esiste mai un buon momento») da un personaggio che Demoustier sviluppa solo a metà e che alla fine non riesce a essere né drammatico né coinvolgente.

Olivier Gourmet con Charles Mérienne sullo sfondo in una scena di Terre battueDifetti che macchiano anche il rapporto tra padre e figlio. Jerôme e Ugo seguono percorsi inversi: se sotto il peso degli eventi il padre si trasformerà in un bambino, il mondo del tennis proietterà Ugo troppo in fretta in quello degli adulti. Ma la trasformazione non convince, perché sia regia sia sceneggiatura tolgono veridicità al dramma, con Jerôme che coinvolge il figlio in improbabili confessioni etiliche e Ugo che si muove in un mondo del tennis in cui gli allenatori sputano fuori commenti che sembrano un libero copia-incolla delle canzoni dei Fort Minor («il tennis è 99% dolore, 1% piacere»).

Terre Battue finisce così per impantanarsi in una storia che procede a rilento. Un dramma troppo debole per stare in piedi e coinvolgere del tutto.


La locandinaTitolo: Terre battue
Regia: Stéphane Demoustier
Sceneggiatura: Stéphane Demoustier
Fotografia: Julien Poupard
Interpreti: Charles Mérienne, Olivier Gourmet, Valeria Bruni Tedeschi
Nazionalità: Francia, 2014
Durata: 1h. 35′


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