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"Thelma & Louise" di Ridley Scott

20 giugno 2004 Recensioni 13 Commenti
Fabrizio Formenti, 20 Giugno 2004: Emozionante
IIF, 1992

Thelma è una casalinga tediata da un marito possessivo che le concede ben poche libertà. Louise, cameriera di professione, patisce il peso di un’esistenza frustrante e avara di soddisfazioni. Le due sono grandi amiche e un giorno decidono che è venuto il momento di prendersi una pausa da tutto…


È dai tempi di Alien e Blade Runner, due pellicole che in fondo poco distano dalla perfezione filmica, che Ridley Scott si porta appresso la nomea di “regista votato a porre ciecamente lo stile al di sopra di tutte le altre componenti cinematografiche”, o ancora di “autore ben disposto a sacrificare i contenuti sull’altare dell’effetto scenico”. Non ci si può in questa sede esimere dal contestare tali prese di posizione, qualunque sia la fonte da cui esse provengono. Sfortunatamente per i suoi detrattori, al di là di alcuni passi falsi il cineasta britannico ha in verità saputo dimostrare di essere perfettamente in grado di bilanciare lo stile con la “sostanza” narrativa, proponendosi di fatto come colui che al pari di pochi altri autori contemporanei riesce a fondere ammirevolmente le due cose. Per capire ciò di cui stiamo parlando, basti accostare il cinema di Scott a quello del Tarantino di Kill Bill: un filmaker, questi, dalla tecnica certamente invidiabile ma che sfortunatamente per noi tende ad allestire pretenziose e compiaciute architetture visive attorno alla vacuità delle storie che racconta (i due volumi di Kill Bill, per l’appunto). E allora ci si rende conto di come le definizioni virgolettate con cui abbiamo aperto questa recensione calzino meglio, decisamente meglio, indosso ad uno come Quentin Tarantino che non all’artefice primo di questo film.

Veniamo dunque a Thelma & Louise, veniamo al film che ha fruttato a Scott la prima di – a tutt’oggi – tre nomination all’Oscar per la miglior regia; l’opera che ne palesa le capacità di fine cesellatore dell’immagine e, al contempo, di sottile narratore; quella che forse più di ogni altra ci permette di cogliere, tutte assieme in un’unica composizione filmica, la completezza di registro stilistico del regista de Il Gladiatore.

Colonna portante di questa pellicola, in primis, la sceneggiatura di Callie Khouri, non a caso premiata con l’Oscar, che ha senza dubbio costituito il basamento ideale su cui instaurare quello che si è poi rivelato uno splendido impianto registico; uno script in cui le diverse situazioni, compresi i piccoli episodi che vanno a definire le figure delle due protagoniste, sono tali da destare sin da subito l’interesse dello spettatore per favorirne poi il totale coinvolgimento ma, ancor più, un’immedesimazione quasi fisiologica. Con una simile premessa non restava che mettere il tutto nelle mani di qualcuno capace di “catturare” visivamente le emozioni, così da consegnarle allo spettatore in tutta la loro intensità. Ridley Scott lo ha fatto in maniera esemplare, realizzando un film straordinario dal punto di vista dell’espressività e coinvolgente per tutta la sua durata, senza soluzione di continuità.

Se la spettacolarità unita alla forte carica emotiva sono facilmente apprezzabili nei punti cruciali della pellicola, è nelle scene di raccordo che il regista dimostra di possedere apprezzabile sensibilità registica, riuscendo a dotare di pregnanza emotiva anche situazioni apparentemente meno significative (bellissima la scena in cui Louise è seduta in macchina aspettando che Thelma torni dal negozio e si accorge di essere osservata; senza che una sola parola venga detta, questo è uno dei migliori momenti in assoluto).

Ottimo l’impiego delle musiche (originali e non). Hans Zimmer, fedele collaboratore di Scott, ci regala le consuete, meravigliose sonorità che così bene riescono ad amplificare l’impatto emozionale di questo Thelma & Louise e che sottolineano efficacemente i momenti chiave.

La sequenza conclusiva è il punto in cui tutti gli elementi di cui si è parlato trovano la giusta consacrazione, in un perfetto amalgamarsi di regia, fotografia, montaggio e musica; il tutto a rappresentare, in maniera se vogliamo ardita ed arrischiata (bisogna saperlo girare un finale simile, altrimenti si rischia di cadere nel ridicolo involontario), il momento topico vero e proprio, culminante in quella che resterà per sempre una delle immagini simbolo del cinema moderno.

A voler essere riduttivi, potremmo definire Thelma e Louise come uno dei road-movie meglio riusciti e più apprezzati dal pubblico, un’icona per tutte quelle donne che vorrebbero evadere da un’esistenza avvertita come costrittiva e inappagante. Ma così facendo non renderemmo probabilmente giustizia al valore di quest’opera, un’opera che porta in sé una valenza filmica più ampia, espressa per mezzo di un concentrato di emozioni che sapranno rimanervi dentro anche dopo che i titoli di coda avranno finito di scorrere.


Titolo: Thelma & Louise (Id.)
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Callie Khouri
Fotografia: Adrian Biddle
Interpreti: Susan Sarandon, Geena Davis, Harvey Keitel, Michael Madsen, Christopher McDonald, Stephen Tobolowsky, Brad Pitt, Timothy Carhart, Lucinda Jenney, Jason Beghe, Shelly Desai, Marco St. John, Sonny Carl Davis, Ken Swofford, Carol Mansell
Nazionalità: USA, 1991
Durata: 2h. 09′


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Attualmente ci sono 13 commenti a questo articolo:

  1. […] Donna alla Casa Bianca Mackenzie Allen (Geena Davis, per i pochi che non lo sanno protagonista di Thelma & Louise di Ridley Scott) è la vicepresidente degli Stati Uniti d’America. Quando il Presidente muore […]

  2. Anonimo scrive:

    Domandona.
    Voi come suddividereste Thelma e Louise nei 3 atti?
    Più che altro il problema sono i vari plot point, punto di non ritorno eccetera.

    dopo il setup dei personaggi nel primo atto abbiamo
    EVENTO DINAMICO Louise spara allo stupratore.
    1° PLOT POINT Louise decide di fuggire e chiede i soldi a Jimmy
    PUNTO DI NON RITORNO Thelma fa la rapina
    2° PLOT POINT Decidono di non fare patti con la polizia

    poi su internet ho trovato che considerano la scena in cui decidono di continuare a guidare come il “climax e risoluzione”

    anche se a lezione la prof ci ha dato un’analisi diversa… considerava il punto di non ritorno la scelta di non fare patti e attaccare il telefono in faccia ad Harvey Keitel, loro unica ancora di salvezza.
    Per me il punto di non ritorno è la rapina di Thelma, perché infatti lei diventa ricercata per rapina, mentre prima era “solo” sospettata di omicidio, ma tecnicamente non aveva fatto nulla e poteva ancora farla franca.

    Io la vedo così sopratutto perché tra le due considero protagonista Thelma, in quanto è quella che ha il maggiore arco di trasformazione, e forse Louise può essere considerata il Mentore. Infatti l’evento dinamico, che è qualcosa che l’eroe subisce e non compie attivamente, viene compiuto da Louise. Potrebbe anche considerarsi la chiamata all’avventura forse?
    non so aspetto i vostri pareri.

  3. Anonimo scrive:

    Scusate avevo messo gli spoiler ma non me li ha messi :S

  4. Anonimo scrive:

    ok ora li ha messi ma in effetti dovevo spoilerare anche il sotto! si può intervenire? :D

  5. Alberto Cassani scrive:

    Ne ho aggiunti un paio io, così dovrebbe andare. Per il futuro, considera che lo spoiler si interrompe automaticamente se lasci una riga bianca cambiando così capoverso.

    Purtroppo per rispondere alla tua domanda bisognerebbe aver appena rivisto il film, è un tipo di studio che non si può fare a memoria (soprattutto se memoria di anni).
    Teoricamente ha ragione la professoressa, perché tecnicamente se ci sono più eventi plausibili come PNR quello vero e proprio è sempre l’ultimo (salvo ovviamente errori nell’analisi), perché è quello che porta direttamente gli eventi al terzo atto. Personalmente ritengo anch’io (a memoria, però), la telefonata come PNR perché è lì che cambia definitivamente l’atteggiamento della polizia nei loro confronti e quindi non c’è più via di uscita. Vero che già in precedenza le due si trovano in una rapida spirale di eventi drammatici, ma viene loro offerta più volte una scappatoia. Solo in quel momento, diventa “ora o mai più”.
    Ad ogni modo, non è del tutto vero che l’evento dinamico è qualcosa che l’eroe non compie attivamente: è qualcosa che non compie volontariamente e/o coscientemente, ossia che subisce, ma non è necessariamente un evento che gli cade addosso per opera di qualcosa/qualcun altro senza che lui abbia parte negli eventi. Non so se mi sono spiegato.

    Syd Field ha scritto diffusamente della sceneggiatura di T&L nel suo libro “Four Screenplay”. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa lui a riguardo, ma non credo si possa trovare facilmente, quel libro.

  6. Anonimo scrive:

    Grazie mille,
    io sto leggendo il manuale di sceneggiatura di Aimeri, che dice che cmq Field è un po confusionario nei vari plot point e qualcuno li aveva infatti risuddivisi in major plot point e minor plot points (forse Trottier).

    Cmq pensi che il l’uccisione sia considerabile 1 plot point o evento dinamico?
    Poi se considero la telefonata come PNR allora il resto come lo considero? qual’è il secondo plotpoint?

  7. Anonimo scrive:

    Aimeri dice ” il punto di non ritorno sarà rilevante a livello di vita interiore del personaggio (ormai totalmente implicato negli eventi, compirà un’azione che non avrebbe mai pensato di compiere, ad esempio uccidere [..] quella persona non è piu e non potra mai piu essere la stessa”
    vogliamo dire che il fatto che lei decida non scendere a patti con la polizia è una presa di coscienza, e una sorta di reazione al mondo maschile sotto il quale ha sempre vissuto in maniera abbastanza sottomessa?

  8. Alberto Cassani scrive:

    Be’, se ci atteniamo pedissequamente alla definizione, allora il PNR sarebbe lo stupro di Louise avvenuto molto prima del film e che nel film viene solo citato… E’ da lì che lei cambia ed è a partire da lì che partono gli eventi che portano al coinvolgimento di Thelma nell’avventura del film. Presa così mi sembra una definizione troppo vaga per esserci utile, insomma…
    Rimanendo invece – ovviamente – al film vero e proprio e a Thelma come eroina, il problema della telefonata come PNR è che al telefono c’è Louise. Se tu consideri Thelma l’eroina e Louise la sua mentore, il PNR non può dipendere da una decisione del mentore. E allora a questo punto l’unico PNR possibile mi sembra la rapina. A meno che la telefonata non vada in modo diverso da come ricordo (non ricordo se sia una decisione comune o solo di Louise). Io sarei per considerarle ai fini della struttura come un unico personaggio, perché dal momento in cui partono ogni evento ed ogni decisione di una delle due influisce anche sull’altra. Quindi i vari momenti sono in fin dei conti interscambiali, e la telefonata farebbe da PNR per le ragioni che dici: da quel momento smette di ascoltare gli uomini e decide davvero di percorrere quella strada che fin lì ha fatto quasi per caso.

    Per quanto riguarda il primo atto, io sarei per l’omicidio come evento dinamico e la fuga come primo plot point. In genere il primo PP è il momento in cui l’eroe accetta il suo ruolo da eroe, mentre l’ED è quello che mette materialmente in moto gli eventi. Vero che in questo caso il ruolo dell’eroe lo si accetta fuggendo, ma tant’è…

    Se poi la telefonata è il PNR il secondo PP sarebbe evidentemente lo svincolo successivo. Il problema è che il secondo PP dev’essere alla fine del secondo atto, non nel terzo e di certo non alla fine del film (questo sempre in teoria). Quindi, in realtà se accettiamo la telefonata come PNR dobbiamo accettare anche che la sceneggiatura non segue le regole di base della struttura del racconto cinematografico perché posticipa troppo il secondo PP. Altrimenti, se consideriamo la sceneggiatura come rispettosa delle regole, allora il PNR è la rapina e il secondo PP la telefonata, come dici tu. Non si può considerare lo script all’interno delle regole e indicare come PNR l’ultima scena del secondo atto, per definizione. Questo però magari non dirlo, all’insegnante…
    Comunque, ricordo che dopo la telefonata c’è un incontro con un camionista ma non ricordo esattamente cosa succede (a parte che gli sparano sul camion). Se quella scena si può considerare una snodo narrativo, allora quello è il secondo PP, altrimenti il secondo PP è effettivamente l’ultima scena (o uno snodo precedente che non ricordo).

    E’ vero comunque che è giusto dividere i plot point in maggiori e minori, ma non tanto per la confusionarietà di Field quanto perché gli sceneggiatori hollywoodiani moderni preferiscono riempire il secondo atto di avvenimenti di un certo peso (spesso concentrandoli tutti lì, in effetti: si nota soprattutto negli action, in cui nel primo atto c’è solo un snodo significativo, nel secondo millemila e nel terzo solo il confronto finale o poco più). La struttura di Field è quella basilare, poi sono gli sceneggiatori che non rispettano la scansione temporale della struttura di base per andare incontro a quello che a loro parere è il livello del pubblico (che ci mette molto a “entrare” nel film, ha bisogno degli spiegoni e vuole un climax più lungo del sesso tantrico). Risultato: film d’azione di due ore e mezza che potrebbero benissimo durare un’ora di meno, vedere al capitolo “Jack Reacher”.

    Tornando alla Khouri, sei di fronte a una scelta vitale come il protagonista di un film: o la sceneggiatura rispetta le regole, e quindi il percorso è tracciato chiaramente; oppure non le rispetta e anche in questo caso il percorso narrativo è bello chiaro pur essendo molto diverso. Ho detto e lo ripeto che non sono in grado di dire quale sia la strada giusta perché non vedo il film da un sacco di tempo, vedi tu quale dei due percorsi ti sempre più plausibile e convincente. E spero di non averti confuso le idee invece di schiarirtele…

  9. Enrico Sacchi scrive:

    Premesso che anch’io non rivedo il film da qualche tempo, ho dato un’occhiata alla discussione in corso.
    Secondo me è sbagliato considerare Louise il mentore di Thelma, in quanto l’esperienza passata dello stupro non è stata metabolizzata in modo tale da fornirle davvero un bagaglio di saggezza significativo rispetto alla sua amica. Lungo tutto il viaggio, Louise si trova in costante mutamento, confusa e in difficoltà, e questo non quadra con quello che dovrebbe essere il ruolo di un mentore. Piuttosto, tenderei anch’io a considerare la coppia di amiche come un unico protagonista dell’avventura, visto che condividono gli ostacoli ed il percorso senza quasi mai allontanarsi.
    Detto ciò, io sceglierei i tre atti considerando i cambiamenti che gli eventi portano sulle personalità e sul ruolo delle due protagoniste.
    In pratica, se il primo atto è quello di due donne in vacanza, possiamo considerare l’incidente scatenante (o evento dinamico) il momento in cui Louise spara allo stupratore di Thelma, e il primo plot point la decisione di fuggire. Da questo momento non stiamo più assistendo ad una vacanza, ma ad una fuga improvvisata.
    Il secondo atto è quello in cui le due donne non hanno un piano a lungo termine e vogliono solo sfuggire dal confronto con la legge. Qui è dove dominano la paura e l’improvvisazione, e qui Thelma e Louise sono due donne protagoniste di un caso di cronaca. In questa lettura, il Punto di non ritorno può sì essere visto come la rapina, ma forse, se non avessi letto la vostra discussione, avrei detto che il PNR era il furto dei soldi da parte di J.D. (Brad Pitt, per intenderci), che porta le protagonista ad una profonda crisi, smantellando quello che era il piano originale.
    Per me il secondo Plot Point è quindi la telefonata tra Louise e la polizia, perché da lì in poi le due protagoniste hanno abbracciato senza più dubbi la via dell’illegalità, e siamo quindi in pieno terzo atto. Non a caso, da qui in avanti cambia anche la quantità delle forze che le inseguono. A sostegno di questa tesi, direi che si può osservare la differenza tra il crimine della rapina e l’aggressione al camionista cui Thelma e Louise fanno esplodere il camion. La rapina è un’azione molto più improvvisata e motivata dalla necessità del denaro, mentre l’aggressione è un gesto deliberato, compiuto da due personaggi oramai irrimediabilmenti cambiati rispetto all’inizio, ovvero le Thelma e Louise del terzo atto vero e proprio. Il terzo atto è quindi quello dell’evasione di due criminali dalla legge.
    Spero di non essere stato troppo confuso, comunque è un’analisi che dà la priorita alle psicologie delle protagonista e cerca di adattare il film al modello teorico, piuttosto che il contrario.

  10. Alberto Cassani scrive:

    Ecco, che Brad Pitt si ciulava i soldi me l’ero completamente dimenticato… Vedo comunque che sei d’accordo sul primo atto, è già qualcosa.

  11. Anonimo scrive:

    Boh ragazzi é un gran macello! E dire che ce lo fanno studiare perché esimplicativo del modelli a tre atti :D
    se il PNR divide quasi a meta il secondo atto… Abbiamo un primo atto=vacanza
    Secondo fuga
    terzo criminali.
    Con secondo atto diviso tra fuga improvvisata e fuga consapevole
    pero la mia prof considera PNR la scelta di.guidare e lanciarsi nel dirupo… Che avviene a pochi secondi dalla fine =\

  12. Alberto Cassani scrive:

    Per questo ti ho detto di non dire all’insegnante che non c’ha capito niente… A me sembra abbastanza chiaro che il film sia diviso sì in tre atti ma non segua le regole classiche del cinema. Evidentemente la tua insegnante non se n’è resa conto.

  13. Anonimo scrive:

    Anzi no. Scusate. La prof considera la scelta di tuffarsi il secondo PP!!! Ma che senso ha? Un terzo atto di 15 secondi? Ma é ridicolo

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