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Kill Bill di Quentin Tarantino

30 novembre 2012 Recensioni 12 Commenti
Kill Bill

Buena Vista, 24 Ottobre 2003/23 Aprile 2004 – Sanguinario

Nel giorno del suo matrimonio, una ex assassina professionista vede entrare in Chiesa i suoi colleghi, che sterminano tutti i presenti e la riducono in stato comatoso. Risvegliatasi dal coma, la Sposa cercherà la sua vendetta nei confronti di Bill, il mandante…


Uma Thurman in Kill BillDue film? Uno solo? Quentin Tarantino ha sempre detto di aver concepito Kill Bill come un unico film ma che i produttori – vista l’eccessiva lunghezza della sceneggiatura – gli proposero diversi tagli. Tarantino decise allora di fere una contro-proposta: spezzare il film in due parti e distribuirle a pochi mesi di distanza. Ne approfittò per girare due film dalla trama unitaria ma completamente diversi nello stile.

Daryl Hannah in Kill BillNel primo “volume” di Kill Bill Tarantino accumula tutta l’azione e racconta la storia dei personaggi. E’ una specie di frullato in cui il regista mette di tutto sia a livello di sceneggiatura che a livello di regia, ci sono momenti in cui si arriva a pensare che abbia programmaticamente deciso di includere qualsiasi cosa possibile in questa prima parte: si passa dal piano sequenza al montaggio frenetico, ai cartoni animati, al bianco e nero; il tutto sempre condito da dosi pesanti di violenza: fiumi di sangue sostenuti da una ricca colonna sonora dei generi più disparati. Sembra di essere su un’automobile lanciata in una corsa folle: gli scenari dell’azione cambiano ogni 10 minuti (tranne che per la lunga sequenza degli 88 folli), le battute si sprecano, i personaggi cesellati “alla Tarantino” hanno pochi secondi di spazio per rimanere impressi nella memoria dello spettatore e scomparire (preferibilmente, morire). I 111 minuti di proiezione lasciano poche volte il tempo di respirare.
Lucy Liu e Uma Thurman in Kill BillNel secondo “volume” tutto cambia. Tutto viene ribaltato, perfino l’impresa che conclude la prima parte – il massacro degli 88 folli – viene ridimensionata: in un dialogo Bill dice che non erano veramente 88 e si chiamavano così solo perché il nome suonava bene. Il ritmo viene narcotizzato, i minuti di proiezione salgono a 136, i morti scendono da circa 60 a tre soli (e solo uno ucciso dalla Sposa) e praticamente non si vede una goccia di sangue. In questo secondo film ci si concentra sui sentimenti e sulle motivazioni che fanno muovere i personaggi. La regia è quella del Tarantino migliore: lunghe scene ricche di dialoghi con la tensione che sale lentamente fino a esplodere, il montaggio si fa più rarefatto, le scene d’azione latitano.

Gordon Liu e Uma Thurman in Kill BillSe questa differenza di stile tra prima e seconda parte può in un primo tempo spiazzare lo spettatore, è in realtà ciò che rende grande il film (che andrebbe comunque visto come un corpo unico): una grande prova d’autore che si snoda lungo 4 ore, in cui Tarantino riesce a passare con disinvoltura da Sergio Leone a Bruce Lee, ad utilizzare musiche che spaziano da Morricone a RZA (anche su questo tema la differenza tra i due volumi è abissale: il primo sembra una pazza compilation mentre il secondo è più omogeneo e “minimalista”). Una prova autoriale in cui a trionfare è solo il Cinema, inteso come grande intrattenimento. Come sempre in Tarantino, due dei punti di forza dei film sono la sceneggiatura e la caratterizzazione dei personaggi: tutti sono perfettamente descritti, con il loro carattere e caratteristiche proprie, a partire dai personaggi secondari per arrivare alla Sposa. Basti pensare allo sceriffo che arriva nella chiesa della strage: pochissime inquadrature e un numero davvero esiguo di dialoghi riescono a renderlo indimenticabile. O ancora a Buck, l’infermiere dell’ospedale cui basta una sola battuta per rimanere impresso nella memoria dello spettatore.

David Carradine e Uma Thurman in Kill BillUna nota di merito speciale va al reparto attoriale: è vero che Tarantino cuce i personaggi addosso agli attori, ma qui tutti offrono una prova magistrale. Uma Thurman ha un ruolo estremamente complesso dovendo passare da momenti di lirismo a efferati omicidi restando sempre credibile e “in parte”, David Carradine e il suo gruppo di assassini sono semplicemente perfetti e i personaggi di contorno (tantissimi) offrono ottime prove.

Certo, Kill Bill – come quasi tutti i film di Tarantino – è un giocattolo: non si parla di temi “alti” e la ricerca stilistica è funzionale alla scena da girare. Ma è un giocattolo di altissima qualità.


La locandina del primo volume di Kill BillTitolo: Kill Bill (Id.)
Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Fotografia: Robert Richardson
Interpreti: Uma Thurman, David Carradine, Lucy Liu, Daryl Hannah, Michael Madsen, Vivica A. Fox, Samuel L. Jackson, Sonny Chiba, Michael Parks, Bo Svenson, Sid Haig, Michael Jay White, Gordon Liu
Nazionalità: USA, 2003/2004
Durata: 1h. 51′ + 2h. 26′


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Attualmente ci sono 12 commenti a questo articolo:

  1. Donato scrive:

    Trovo singolare che non sia stato inserito ancora alcun commento su questo film, perciò provo a gettare un sasso nello stagno… ;-)

    “Kill Bill” è probabilmente il film di Tarantino che più ha diviso gli spettatori tra coloro che l’hanno amato alla follia e coloro che lo hanno detestato in maniera assoluta, viscerale e incontrollabile. Io appartengo alla seconda schiera.

    E’ indubbiamente un film di grande successo. La trama sembra basata sugli stereotipi classici di certe storie a fumetti d’altri tempi concepite per sollazzare i gusti non proprio raffinati di un (vasto) pubblico di fascia popolare, anche se, più verosimilmente, è ispirato a quei vecchi film di arti marziali che andarono di moda alcuni decenni fa. Sarà anche un capolavoro di arte cinematografica, di tecnica delle riprese, di studio delle inquadrature, di genialità del montaggio. Ma è anche un festival degli eccessi, nonché un film basato su di una storia, su dei personaggi e su dei dialoghi che hanno la stessa credibilità delle tartarughe ninja. E come se ciò non bastasse, è anche maledettamente prolisso…

    Per quanto ho apprezzato “Le iene” e “Pulp Fiction”, tanto e molto di più ho detestato “Kill Bill”. In tutta sincerità, “Kill Bill” è indubbiamente uno dei film che mi ha fatto incazzare di più, soprattutto per il tempo che ho perso a guardarlo (non poco, vista la durata del film). Ma è soprattutto l’assurdità della storia, dei personaggi e delle situazioni (per non parlare degli eccessi) che rende impossibile, ad uno come me, godere di quel che il buon Cassani ha recentemente descritto come l’essenza primaria dell’arte cinematografica: quella sensazione di credibilità della messinscena, generalmente nota come “sospensione dell’incredulità”, che consente allo spettatore di farsi coinvolgere emozionalmente dalla storia che scorre sul grande schermo.

    Dirò di più: non solo non sono riuscito minimamente a farmi coinvolgere dalla storia, ma la visione del film mi ha irritato ed indispettito a tal punto che, per diversi anni, ho provato avversione per i film del nostro caro Quentin e solo di recente mi sono “azzardato” a vedere “Bastardi senza gloria”, non prima però di essermi ben informato su che razza di film fosse.

    Insomma, “Kill Bill” è un film che sembra rivolto e consigliabile solo ai “tarantiniani” integralisti, irriducibili, duri e puri o magari a quella schiera di spettatori a cui basta davvero poco per “sospendersi dall’incredulità” o ancora a coloro che impazziscono (di libidine) nel vedere gente che piroetta nell’aria, magari affettando con una katana quantità industriali di estremità e parti sporgenti.

    Viceversa, è molto più difficile da digerire per coloro che hanno gusti ed aspettative differenti (soprattutto per quanto riguarda la credibilità della storia) e che magari considerano Tarantino un bravo regista, ma non certo un Re Mida che trasforma in oro tutto ciò che tocca.

    Mi sembra che questa recensione sia un po’ troppo indulgente nei confronti di una pellicola che, pur essendo di indiscutibile successo, presenta comunque degli aspetti alquanto controversi.

    E adesso, fans irriducibili del caro Quentin, scatenatevi pure… ;-)

  2. Alberto Cassani scrive:

    Be’, considera che nonostante sia stata scritto a novembre la recensione è stata pubblicata solo l’8 gennaio. I tarantiniani erano tutti concentrati sull’uscita di Django… Comunque sono d’accordo sulla prolissità del film: la forzatura delle due parti si sente molto.

  3. Sebastiano scrive:

    Prima di scrivere la mia ho una domanda per Donato: perche’ apprezzi Le iene e Pulp Fiction, a differenza di Kill Bill?

  4. Donato scrive:

    x Sebastiano

    Del film “Le iene” ho apprezzato la caratterizzazione dei personaggi, la cura dei dialoghi e la capacità di condurre gran parte del film in un unico ambiente (il capannone), mantenendo straordinariamente viva la tensione e l’attenzione dello spettatore.

    Il mio preferito però è “Pulp Fiction”, che mi ha colpito in maniera particolare. Non saprei dire cosa ho trovato di speciale in “Pulp Fiction”: è un film in cui tutto sembra funzionare, persino l’inusuale tecnica di montaggio (già utilizzata ne “Le iene”) con cronologia sfalsata e intrecciata. Indubbiamente influiscono anche alcune eccellenti interpretazioni attoriali, tra cui quella di un recuperato John Travolta e di un indimenticabile Harvey “Wolf” Keitel, dei buoni dialoghi, un sapiente uso dell’humour (nero), ben dosato qua e la ed una colonna sonora strepitosa, che, ancora oggi, riascoltandola in sequenza, mi rievoca nella mente le scene clou del film.

    Per inciso, non ci sono molte colonne sonore che mi fanno questo effetto (cioè che risentendole rivedo il film nella mia mente). A occhio e croce direi solo quella di Keith Emerson per “Inferno” di Dario Argento, quella di Basil Poledouris per “Conan il Barbaro” di John Milius, quella di Kenji Kawaii per “Ghost in the Shell” di Mamoru Oshii, quella di Vangelis per “Blade Runner” di Ridley Scott e, per l’appunto, quella di “Pulp Fiction”.

    Intendiamoci, i personaggi, le storie e le situazioni dei film di Tarantino sono sempre un po’ al limite della credibilità (vedi ad es. anche “Bastardi senza Gloria”), però ci sono dei film in cui il regista ha un tantino esagerato. E secondo me “Kill Bill” è uno di questi. Poi, ovviamente, i gusti sono gusti e posso capire che ci sia chi è disposto ad accettare di tutto, anche una mossa di combattimento che al malcapitato che la subisce fa fare tre passi e poi lo fa morire (o erano cinque?)…

  5. Sebastiano scrive:

    Ok, allora mi sembra che il problema per te stia proprio nella sospensione dell’incredulita’, per cui tutto il tuo pensiero su Kill Bill lo ritengo legittimo.
    Il fatto e’ che Tarantino, secondo me, e’ uno da prendere o lasciare in toto.
    Esempio: quando vidi “Jackie Brown” restai un po’ deluso ma pensandoci mi dissi “ma va bene cosi’, e’ Tarantino…”
    Forse hai ragione tu, invece: c’e’ film e film, indipendentemente dal regista.

    Comunque, adoro “Kill Bill”.

  6. Donato scrive:

    Anch’io ho visto “Jackie Brown” e ne sono rimasto deluso. Nel complesso non era un brutto film, ma, secondo me, ha pagato molto il fatto di arrivare subito dopo il grande successo di “Pulp Fiction”, dal quale differiva moltissimo. Forse rivedendolo a distanza di più anni, le sensazioni potrebbero risultare diverse. Ricordo però che il personaggio dell’ex-galeotto fuso di cervello interpretato da un inconsueto Robert De Niro mi fece un effetto stranissimo. Non so perché, ma non ce lo vedevo De Niro in quel ruolo…

  7. Plissken scrive:

    Io non credo che “Kill Bill” si debba annoverare obbligatoriamente in quella categoria di film da “odiare o amare” senza vie di mezzo. Personalmente difatti, ritengo abbia in sé parecchie buone cose e guarda caso le famose “esagerazioni” ne sono parte integrante.

    Non mi ritengo assolutamente un “tarantiniano” in quanto non ne sono un fan a priori, ma molti dei suoi lavori (Pulp fiction in testa) mi hanno divertito e probabilmente continueranno a farlo. Kill Bill non sfugge a tale regola, anzi ritengo sia uno dei suoi film più riusciti, pur essendo perfettamente d’accordo col Cassani che ad esempio giustamente critica l’eccessiva lungaggine della parte in animazione e dell’infinito (ed estremamente tedioso) duello con i cloni di Kato.

    Nonostante questi palesi difetti però, ritengo che nel complesso il film si possa definire più che riuscito, proprio perché per quanto su di un piano semi-grottesco riesce a dare “credibilità” ad un pout-pourri di stili cinematografici differenti l’uno dall’altro; ritengo che la scelta (a mio dire intelligente) di Tarantino di conferire alla pellicola l’impronta volta a tali eccessi fosse l’unica in grado di far sì che detto amalgama funzionasse. Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se un altro regista avesse osato un’operazione di tal sorta, magari prendendosi un po’ troppo sul serio.

  8. Donato scrive:

    Il problema, per quanto mi riguarda, è che io non amo particolarmente i film che virano sul grottesco e a suo tempo mi sono imbarcato nella visione di “Kill Bill” lasciandomi influenzare (errore mio) da commenti entusiastici di persone che, evidentemente, avevano gusti e preferenze lontane anni luce dalle mie.

    Insomma, può darsi anche che io abbia sbagliato l’approccio alla visione del film, nel senso che ho creduto di andare a vedere qualcosa di completamente diverso, ciò non toglie che l’impressione che ne ho ricavato è stata talmente negativa che, a tutt’oggi, considero “Kill Bill” uno dei film più insopportabili che abbia avuto la sfortuna di guardare.

    Sul fatto che questo sia uno dei film più riusciti di Tarantino continuo a nutrire dei dubbi, perché contiene forzature e difetti palesi che non si riscontrano in altri suoi film quasi universalmente considerati capolavori.

  9. Plissken scrive:

    Personalmente, pur avendo apprezzato Kill Bill, non ho molto interesse a prenderne le difese: comprendo bene che non possa piacere a tutti, proprio per le peculiarità di cui a lungo abbiamo discusso inerenti le famose “esagerazioni”. A me piace, ma non lo considero certo un capolavoro (come nessuno dei film di Tarantino del resto)… diciamo che mi diverte, e questo per me è già tanto.

    Riguardo le “forzature” in verità credo che in tutti i film di Tarantino esse siano ben ravvisabili, tra cui “Bastardi senza gloria” che per le stesse ragioni per le quali repelli Kill Bill potrebbe risutare ostico a molte persone: è un incredibile quanto palese falso storico, che risulta però gradevole proprio in virtù di quanto ti risulta ostico, ovvero la componente grottesca. Personalmente, non ritengo quest’ultimo inferiore a Kill Bill per quanto concerne gli eccessi, in quanto solo apparentemente mitigati da un montaggio meno frenetico.

    Naturalmente poi c’è l’essenziale componente dei gusti personali secondo i quali ognuno ha la propria chiave di lettura di un film, a prescindere dagli aspetti prettamente legati allo specifico filmico.

  10. Donato scrive:

    Si. Anch’io ho evidenziato che tutti i film di Tarantino propongono storie e situazioni che sono, come minimo, al limite della credibilità.

    Per quanto riguarda “Bastardi senza gloria”, concordo sulla presenza di eccessi e di brutalità peraltro appesantite da una componente di sadismo che non è affatto stemperata da risvolti grotteschi. Tuttavia, questa pellicola è impreziosita da dei dialoghi straordinariamente curati (la parte migliore del film) e da delle interpretazioni attoriali (Cristph Waltz su tutti) di altissimo livello. Il finale poi è indubbiamente una vera e propria mistificazione, ma devo dire che, tutto sommato, il film non mi è dispiaciuto.

  11. Plissken scrive:

    Nemmeno a me è spiaciuto, anzi… nel complesso un bel film direi. L’importante credo sia non cercarvi altro se non puro entertainment, cosa in cui Tarantino è effettivamente un Maestro (per quel che mi riguarda). Poi c’è da dire che con la macchina da presa ci sa fare parecchio… anche da qui forse la forte affezione persino da parte di alcuni cinefili tendenzialmente rivolti ad un cinema più “adulto”.

    Oltre a ciò, come sappiamo, il Quentin ha il merito (almeno credo lo sia) di aver a più riprese evidenziato i generi “di serie b” riuscendo sovente a crearsi dei punti di forza rielaborando i loro punti deboli, anche se temo che si stia avviando ad abusare di ciò.
    Certo è che se mi risulta piacevole visionare le tatantiniane “rielaborazioni” degli spaghetti-western o dei film di arti marziali di Hong Kong, non avviene altrettanto nel vedere gli originali (con le dovute, rare eccezioni ovviamente) che considero immani porcherie; ergo, il nostro ci sa fare… non è da tutti riuscire a fare del buon cinema partendo da certi presupposti…

  12. Riccardo scrive:

    D’accordo con la recensione: prima parte eccessiva nel suo compiacimento frenetico (ma la amo davvero un casino), seconda parte più moderata e con tocchi western che faranno impazzire i fan del cinema di Sergio Leone (e io ho la fortuna di farne parte). Ottimo dittico, non una baracconata come molti dicono.

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