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"Un'altra giovinezza": incontro con Francis Ford Coppola

20 ottobre 2007 Interviste 0 Commenti
Un'altra giovinezza

Un’altra giovinezza è stato presentato in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma. In quest’occasione, il regista Francis Ford Coppola ha risposto alle domande dei giornalisti raccontando com’è nato questo suo atteso ritorno sul set…


Francis Ford CoppolaPrima di tutto, vorrei dire una cosa. Un paio di giorni fa è uscita un’intervista che riportava delle mie dichiarazioni negative nei confronti di Al Pacino, Robert De Niro e Jack Nicholson, ma quello che è stato stampato non era quello che io avevo detto. Io per loro non ho nient’altro che rispetto e ammirazione: sono i tre migliori attori del mondo, e sono miei amici. Non potevo credere che quelle frasi fossero attribuite a me, perché non le avevo assolutamente dette. E poi, leggendo l’intervista sembra che abbia detto di essere stato io a “creare” Pacino e De Niro: in realtà sono loro che hanno creato me. E Jack Nicholson, poi, è una categoria a parte… Credo che il problema sia nato dal fatto che il giornale ha preso dichiarazioni diverse e le ha utilizzate fuori contesto, enfatizzando determinate cose. Mi spiace dover citare Mario Puzo, in una situazione così, ma in effetti «non è una cosa personale, è solo una questione d’affari».

In questo film c’è tutto il suo cinema, ma sembra quasi che la storia inizi con il Colonnello Kurtz di Apocalypse Now
La storia inizia con l’inizio del film… esattamente come inizia la storia scritta da Mircea Iliade. Ma poi, un film così personale è ovviamente espressione anche della tua vita e dei tuoi sentimenti. È normale che paragonando questo film ai miei precedenti si notino dei collegamenti, ma questo è proprio il lavoro della critica: mettere in relazione i vari aspetti della tua vita e della tua carriera. Non spetta al regista farlo, per cui mi viene difficile rispondere a questa domanda. A parte questo, ho sempre voluto avere la possibilità di realizzare film personali. Quand’ero molto giovane, io e i miei coetanei eravamo ispirati dai film dei grandi registi italiani, francesi, giapponesi… Da giovane non avrei mai immaginato di ottenere il successo di pubblico che ho poi avuto a partire dal Padrino. Quello che volevo, era semplicemente scrivere sceneggiature su concetti interessanti e girare film in maniera molto personale. Quando sono diventato più anziano ho cominciato a pensare «be’, se ho avuto la vita di un regista anziano quand’ero giovane, forse posso avere la vita di un regista giovane ora che sono anziano…»

Alexandra Maria Lara, Tim Roth e Francis Ford CoppolaLei è rimasto lontano dai set per dieci anni, nel frattempo i suoi amici Spielberg e Scorsese hanno ottenuti grandi successi. Scorsese ha finalmente vinto un Oscar… Cosa le hanno detto quando ha raccontato loro di questo suo ritorno?
Le prime persone che hanno visto il film sono stati proprio i miei amici registi, durante una splendida serata in un cinema di proprietà di George Lucas. Molti registi hanno bisogno di molto tempo tra un film e l’altro, soprattutto se scrivono da soli le sceneggiature. Io cercavo di fare due cose allo stesso tempo: scrivere il film e trovare il mio posto nell’industria cinematografica di oggi. Non volevo più essere un regista di film commerciali com’ero stato finora, volevo avere la possibilità di dirigere film personali, e per riuscirci dovevo trovare i soldi per finanziarli. Così ho creato un’impresa vinicola con l’intenzione di avere i soldi per supportare la mia attività cinematografica, e questo di sicuro non è un film a basso costo [è costato 15 milioni di dollari, ndr]. Credo che chiunque l’abbia visto lo possa capire facilmente: è una favola epica che attraversa un periodo di tempo piuttosto lungo ed è ambientata in diverse nazioni. Molti pensano che sia un film a basso costo solo perché l’ho finanziato personalmente, ma anche Apocaypse Now l’ho finanziato io, e quello di certo non era un film a basso costo…

Il tema principale del film è la genialità e lo spettro del fallimento. Un altro dei temi è la dicotomia tra il successo professionale e la vita privata, tra il successo e l’amore. Sono cose già presenti in diversi suoi film passati. Qual è stato, esattamente, l’elemento che l’ha fatta avvicinare al progetto?
In realtà mi ci sono avvicinato leggendo alcune considerazioni di Iliade sul rapporto tra tempo e consapevolezza. Nel cinema il tempo è un elemento che puoi maneggiare bene, puoi farci quello che voi, ma per me la consapevolezza era l’aspetto più intrigante della questione, perché per il regista è sempre un problema riuscire a mostrare al pubblico ciò che i personaggi stanno pensando, ci sono solo pochi modi per farlo. E poi, prendere coscienza del fatto che il concetto di tempo esiste solo grazie alla nostra consapevolezza, è stata una cosa che mi ha davvero colpito, a livello personale. Il tempo è la consapevolezza, ed è stato proprio per esplorare questa questione, per impararne di più, che ho voluto girare questo film. Fare un film, per me è come porre una domanda, e finirlo equivale ad ottenere una risposta. In questo caso, la risposta è che la chiave per la consapevolezza è il linguaggio.

Francis Ford CoppolaQuesto è un film molto complicato, un film che contiene molte idee. Non pensa possa risultare troppo ostico, per molti spettatori?
Io vedo questa storia come una fiaba nera, come un viaggio ai confini della realtà. Quando ho letto il racconto non riuscivo a credere a quante cose interessanti accadessero a quest’uomo in ogni pagina. La cosa mi piaceva molto, ma capivo che c’era molto altro che mi sfuggiva, che aveva bisogno di una seconda lettura per essere compreso. Io volevo realizzare un film in cui la storia fosse totalmente comprensibile già alla prima visione, ma che ti stimolasse a riflettere sui suoi contenuti filosofici. Non volevo fare un film che fosse inaccessibile: volevo fare un film che avesse una bellissima fotografia, una grande colonna sonora e un’ottima recitazione, un film che il pubblico potesse apprezzare anche solo per questi aspetti. Però in seguito, se hai voglia di vederlo una seconda volta, il film ti lascia qualcosa di nuovo, perché non hai più bisogno di concentrarti su tutte le strane cose che accadono ai personaggi e puoi coglierne anche gli altri aspetti. Mi piace fare film che stimolano ad una seconda visione, e ho avuto la fortuna che alcuni di quelli che ho realizzato trent’anni fa hanno un loro pubblico ancora oggi.
Quando fai un film fuori degli schemi, un film che non sia una copia di qualcos’altro, il pubblico ha bisogno di tempo per capire davvero se gli è piaciuto o meno. Un film come Apocaypse Now sta venendo compreso dagli spettatori solo adesso, e la stessa cosa è successa per molti altri film del passato. Quando esplori nuovi territori, quando condividi un autore come Mircea Iliade, sai che stai facendo qualcosa di diverso rispetto a Spider-Man o Shrek, film che sono immediatamente comprensibili e che quindi ottengono un successo immediato. Per essere un artista che vuole battere nuove strade, devi essere conscio che le tue opere hanno bisogno di maturare negli spettatori per poter essere apprezzate. In passato è capitato molte volte – nella musica come nella letteratura e nel cinema – che il pubblico avesse bisogno di tempo per decidere se apprezzare o meno un’opera. Di sicuro capita con gli scritti di Mircea Iliade. Penso che un artista non dovrebbe girare un film preoccupandosi di quale sarà la prima reazione del pubblico.

A Hollywood va molto di moda rifare i film classici, soprattutto quelli degli anni 70. Le hanno mai chiesto di poter rifare qualcuno dei suoi capolavori?
Io credo che ogni remake sia uno spreco di energie e di soldi. I capolavori non si dovrebbero toccare, e penso che i soldi debbano essere utilizzati per realizzare grandi film che possano aiutare il pubblico a comprendere la vita.


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