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Velluto blu di David Lynch

19 settembre 2017 Recensioni 1 Commento
Velluto blu

FilmAuro, 23 Ottobre 1986 – Sospeso

Il giovane Jeffrey Beaumont si reca nella sua città d’origine per assistere il padre malato e, nel percorso verso l’ospedale, si imbatte in un orecchio mozzato adagiato al suolo. Dopo aver chiamato la polizia, decide di indagare con Sandy, figlia del detective locale, scoprendo un mondo sotterraneo fatto di violenza e depravazione…


Isabella Rossellini in Velluto bluLa provincia americana apparentemente tranquilla, fatta di staccionate bianche, rose rosse e vicini sorridenti è il “locus amoenus” lynchiano che nasconde sotto l’apparenza quasi artificiale dei suoi prati verdi un mondo sommerso, oscuro e malato. Il passaggio fisico tra i due universi è rappresentato da un orecchio umano reciso e adagiato al suolo. Lo stesso Lynch ha dichiarato di aver visto proprio nell’orecchio l’idea di un passaggio che porta all’interno di qualcos’altro: come l’orecchio porta al cervello, così gli avvolgimenti anatomici ricalcano quelli narrativi nel varcare territori nascosti. Così, Jeffrey si ritrova sospeso tra la tranquilla realtà di provincia e il marciume che emerge dal sottosuolo, tra il candore di Sandy e dei suoi sogni di speranza e pettirossi, e il fascino malato di Dorothy.

Dennis Hopper e Isabella Rossellini in Velluto bluIl soggetto di Velluto blu è colmo di tutti quegli elementi cari a Lynch, che riprenderà poi nelle opere successive, sviluppandoli verso altri universi. Tra boschi, appartamenti fatiscenti, tende rosse, lampade e locali con insegne al neon, l’opera in questione può considerarsi un Twin Peaks ante litteram. La sceneggiatura lascia, come da tradizione, più spazio al simbolismo che alla logica, pur districandosi tra territori più accessibili anche al grande pubblico. Memorabile è la messa in scena del mondo malato e perverso, incarnato da un personaggio eccessivo nell’esibire psicosi di sesso e violenza.

Kyle MacLachlan in Velluto bluÈ innegabile che il lato visivo, mix di suggestioni e surrealismi onirici, superi quello narrativo, in cui giallo e noir, romanticismo ed eros si intrecciano piuttosto goffamente, mancando spesso di mordente. Ma come in ogni opera del regista di Missoula, il linguaggio visivo predomina, sopperendo le carenze formali, ben lontane dalla perfezione. Lynch tenterà anche successivamente (Cuore selvaggio, Strade perdute, Mulholland Drive) di riscrivere il thriller moderno, dove l’indagine parte dalla materia e dal corpo per arrivare alla psiche, distorcendosi irrazionalmente fino a dissolversi, come per magia. Velluto blu ipnotizza lo spettatore ammaliandolo con la sua sensualità fatta di musica e colori, varcando le soglie di un universo putrido ma seducente, come Frank e Dorothy.

Con Velluto blu, David Lynch segna una surreale discesa negli inferi della provincia statunitense, un gioco voyeuristico in cui il candore della classe media – rappresentato dallo sguardo incantato e assente di Jeffrey – assiste alla depravazione del suo lato oscuro, con un misto di disgusto e curiosità.


La locandinaTitolo: Velluto blu (Blue Velvet)
Regia: David Lynch
Sceneggiatura: David Lynch
Fotografia: Frederick Elmes
Interpreti: Isabella Rossellini, Kyle MacLachlan, Dennis Hopper, Laura Dern, Hope Lange, George Dickerson, Priscilla Pointer, Dean Stockwell, Frances Bay, Jack Harvey, Ken Stovitz, Brad Dourif, Jack Nance, Angelo Badalamenti
Nazionalità: USA, 1986
Durata: 2h.


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Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. Donato ha detto:

    Accidenti cosa siete andati a ripescare!!! Un ottimo David Lynch d’annata!!! Buono come solo il vino vecchio (e ben invecchiato) sa essere…

    Mamma mia, l’ho visto tanti ma proprio tanti anni fa e mi fece un’impressione notevole. Il mio cervello di adolescente fu letteralmente bombardato e folgorato dalla bizzarria di questo noir imperniato su di una trama costellata di illogicità ed eccessi, ma anche da lampi di genio che si materializzano soprattutto in alcune inquadrature, tra cui quella iniziale in cui la telecamera segue le formiche…

    Indimenticabile Dennis Hopper, che in questo film sforna un’interpretazione straordinaria, assolutamente a suo agio nel tratteggiare un personaggio folle, ossessivo e tendente agli eccessi di ogni genere (probabilmente proprio come lui). Ma, data la mia età all’epoca adolescenziale, ciò che colpì in maniera decisamente più brutale il mio immaginario fu la sensualità torbida, malinconica e disperata del personaggio interpretato da un’Isabella Rossellini al massimo del suo splendore. La sua interpretazione in “Velluto blu”, quella di Nastassja Kinski ne “Il bacio della pantera” e quella di Charlotte Rampling in “Portiere di notte”, mi colpirono enormemente in quel periodo della mia vita, rendendo per me quei film praticamente indimenticabili…

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