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Viaggio dentro un film – Parte 5

1 ottobre 1997 Articoli, Tecnica 0 Commenti
Proiettore cinematografico 2

Testo introduttivo al corso di “Introduzione al linguaggio cinematografico” per la scuola media inferiore “L. Pirandello” di Sedriano (MI)

Anno scolastico 1997/98


Capire un film

Tutti, quando vediamo un Film, abbiamo un’impressione. Il Film ci può piacere o lo possiamo odiare; ci può far ridere o far piangere; ci può persino far ridere da quanto è brutto. Tutti possiamo esprimere questo giudizio istintivo, ma ciò che pochi riescono a fare è motivarlo, approfondire l’analisi e spiegare il proprio punto di vista ad altre persone. In questo il pubblico cinematografico è, per la maggior parte, ignorante. Ed è un bene che lo sia. Il cinema è una forma d’arte che deve trasmettere allo Spettatore delle emozioni. Le emozioni non possono, non devono, essere mediate dall’intelletto, altrimenti risulteranno false, costruite. Proprio come un Attore dovrebbe sentire ciò che il suo personaggio prova, lo Spettatore dovrebbe sentire le emozioni che l’Autore del Film cerca di trasmettere. Certo, così non si riuscirà mai ad esprimere un giudizio critico preciso, ma spesso non ha importanza. Spesso l’obiettivo del Film è solamente trasmettere sensazioni allo Spettatore, farlo emozionare, fargli strabuzzare gli occhi, farlo spaventare, farlo ridere, farlo piangere… Non chiede altro, e si potrà ritenere un Film riuscito se otterrà questa risposta dallo Spettatore. Magari potrà essere un Film povero, scadente tecnicamente, persino dilettantistico, ma sarà comunque un Film riuscito.

Farsi prendere in questo modo non è esattamente il lavoro del critico cinematografico. Il giornalista cercherà sempre di motivare il proprio giudizio istintivo addentrandosi in discorsi tecnici piuttosto che sociologici, e spesso il risultato sarà di ribaltare la propria opinione e dare un giudizio opposto a quello che aveva dato all’inizio. Questo perché permette al proprio intelletto, alle proprie conoscenze, di intervenire nel giudizio, rifiutandosi di riconoscere come base di partenza (o di arrivo) il giudizio istintivo; rifiutandosi di capire che per molte persone quel giudizio è l’unico che conta, e non fa niente se non si riesce a spiegarlo. Questo non vuol dire, comunque, che sia sbagliato cercare di approfondire l’analisi di un’opera. È semplicemente sbagliato farlo senza considerare quali siano state le nostre reazioni immediate, quale sia stato il nostro primo impatto con l’opera in questione. È giusto cercare di insegnare al pubblico a guardare un’opera in maniera più attenta e a suo modo tecnica, insegnargli ad approfondire la propria analisi. È sbagliato, invece, cercare di insegnargli a rifiutare il proprio giudizio istintivo, insegnargli a rifiutare le proprie emozioni e sensazioni per mettersi al servizio di un intelletto che non sarà mai uguale a quello di chi ha creato l’opera e quindi non ne potrà mai capire appieno le creazioni. Il pubblico non sbaglia mai, proprio perché non si lascia condizionare da niente, si lascia solo trasportare dal Film e dalle emozioni che questo sa trasmettere. Quando guardiamo un Film, infatti, mettiamo in azione un processo mentale detto “sospensione dell’incredulità”. In pratica ci rifiutiamo di dire «non ci credo» quando vediamo qualcosa di strano, tipo Indiana Jones che viene trascinato a tutta velocità da un camion senza farsi neanche un graffio. Per le due ore che passiamo in quella sala buia siamo disposti a credere a tutto, siamo disposti a farci investire da azioni rocambolesche e da effetti speciali che non hanno assolutamente nulla di verosimile. Per due ore siamo disposti a credere che quello che stiamo vedendo sia un avvenimento reale. Questa caratteristica propria ed esclusiva del linguaggio cinematografico è detta “impressione di realtà”, e nasce soprattutto dal fatto che ciò che vediamo non è altro che una serie di fotografie in movimento. Una fotografia è la riproduzione di una parte di realtà, una realtà che c’è stata solo nel momento in cui la fotografia è stata scattata. Davanti ai nostri occhi l’immagine fotografica si muove, prende vita, quindi ci sembra di trovarci davanti alla realtà. Invece ci troviamo semplicemente davanti ad una rappresentazione della realtà, nient’altro.

Ci sono tante, ed enormi, differenze tra un avvenimento reale e la sua rappresentazione filmica. Innanzitutto lo spazio cinematografico, rispetto a quello reale, perde una dimensione. Sullo schermo tutto appare appiattito, bidimensionale. Anche il tempo cinematografico è diverso da quello reale, perché il cinema può mostrarci in momenti diversi eventi che hanno avuto luogo contemporaneamente, oppure può far trascorrere dei giorni nello spazio di un decimo di secondo. Nella realtà, poi, lo Spettatore si trova all’interno dell’evento ed ha la possibilità di scegliere il proprio comportamento: può muoversi, può  spostare lo sguardo, può interagire con le altre persone e le altre cose. Al cinema, invece, lo Spettatore è passivo: è il Regista che decide per lui cosa guardare e come guardarlo, lo Spettatore non potrà mai sapere se ha veramente visto tutto ciò che c’era da vedere, né se le cose che ha visto sono le più importanti. Il montaggio poi impedisce allo Spettatore di essere sicuro di aver visto quello che è veramente successo, perché a seconda del modo in cui le immagini sono montate lo Spettatore avrà l’impressione di un evento particolare e di un rapporto particolare tra le immagini. In pratica non ha importanza quali eventi il film tratti, non sarà mai realtà. Se nei titoli di testa di un film si legge «Questa è una storia vera» si legge una menzogna.

L’opera cinematografica, come tutte le opere d’arte, è il mezzo con cui l’Autore comunica con tutte le altre persone, di solito cercando di trasmettere un messaggio o una sensazione, e quando giudichiamo un Film, o un’altra opera d’arte qualunque, non dobbiamo scordarlo. Dobbiamo cercare innanzitutto di capire se l’Autore è riuscito nel suo intento, se il suo messaggio arriva a destinazione o se le sensazioni vengono effettivamente trasmesse; non ci deve interessare più di tanto il modo in cui l’Autore vive o interagisce con altre persone, se non per spiegare le ragioni del suo tentativo; questo, però, deve avvenire solo dopo aver considerato la riuscita o meno del tentativo stesso, non è la cosa più importante. L’importante è valutare l’opera ed il modo in cui trasmette il messaggio, non l’Autore o il messaggio in sé. Possiamo non essere d’accordo con il messaggio, ma dovremo sempre rispettare la libertà dell’Autore di esprimere le proprie idee, qualunque esse siano. La cosa più importante non è neanche l’Autore in sé, le sue opere precedenti, perché anche il miglior Regista del mondo può sbagliare un Film, può “prendersi una vacanza” e fare un Film che non riesce a colpire lo Spettatore, oppure può girare un Film in cui non è chiaramente riconoscibile la sua mano, il suo stile. Questo non è necessariamente un difetto: se il Regista ha pensato che il modo migliore per raggiungere lo scopo che si prefiggeva fosse girare il Film in modo diverso dal suo solito, ed è riuscito ad ottenere ciò che voleva, non c’è nessuna ragione al mondo per cui non lo si debba considerare un Film riuscito, un Film, a pieno titolo, di quell’Autore.

È facile dover vedere un Film più volte per riuscire a capirne alcuni aspetti, e questo fatto è ancora più deleterio del farsi sopraffare dall’intelletto, perché quasi sempre, durante la seconda visione, si modifica il giudizio che si era espresso dopo la prima. Però vedere un Film più volte è utile per analizzare meglio le varie scene e situazioni. Non sempre, infatti, ogni scena di un buon Film è riuscita bene, ci possono essere dei dialoghi poco convincenti, un Attore non al meglio, un ambiente troppo irreale. Soffermarsi troppo con la mente su una sola scena non aiuterà certo a costruire un giudizio critico migliore, ma servirà a capire che il Film è qualcosa di più che la semplice somma delle scene che lo compongono.

Esistono delle regole secondo cui un Film può essere considerato bello? Si può considerarlo bello quando ha un ritmo veloce e brutto quando è lento? Bello quando la macchina da presa danza intorno agli Attori e brutto quando è ferma? Bello  quando la trama  scorre via senza problemi e brutto quando è difficile da seguire? Valutare un Film cercando di basarsi su criteri fissi, come se si stesse valutando la riuscita di una ricetta culinaria, è un po’ come dire a Mozart che le sue composizioni sono belle ma hanno “troppe note”, che sarebbero molto migliori se togliesse qualche nota “qua e là”, come gli dice l’Imperatore nel Film Amadeus.

Resta il fatto che, partendo dal proprio giudizio istintivo, il Film bisogna valutarlo, bisogna saperne analizzare i vari aspetti ed i vari significati, per quanto possibile. Bisogna sempre chiedersi il “perché” e il “percome” delle cose, senza però mai dimenticare quali sono le nostre sensazioni ed emozioni primordiali, quelle non mediate dall’intelletto. Non dobbiamo mai dimenticare che il cinema non è altro che “la materia di cui sono fatti i sogni”.


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