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Viaggio dentro un film – Parte 3

3 ottobre 1997 Articoli, Tecnica 1 Commento
Proiettore cinematografico 2

Testo introduttivo al corso di “Introduzione al linguaggio cinematografico” per la scuola media inferiore “L. Pirandello” di Sedriano (MI)

Anno scolastico 1997/98


Gli effetti speciali

Tutto il Film è un trucco, per il semplice motivo che il cinema non è realtà. Quello che vediamo sullo schermo è sempre una ricostruzione, è sempre finzione.
Gli Effetti Speciali propriamente detti, comunque, si possono essenzialmente dividere in due categorie: “trucchi profilmici”, e “trucchi cinematografici”. In pratica: i trucchi profilmici sono quelli che avvengono prima di accendere la macchina da presa (la sostituzione di un Attore con una controfigura, per esempio), mentre quelli cinematografici riguardano specificatamente la macchina da presa ed il risultato delle riprese (per esempio accelerare la pellicola in modo da far sembrare che un’auto quasi ferma stia correndo a 200 all’ora). Comunque sia, anche quando si crea un effetto speciale profilmico c’è sempre un intervento a livello cinematografico teso a nascondere, o sottolineare, il trucco. Infatti quando si utilizza una controfigura si posiziona la macchina da presa e si illumina la scena in modo tale che lo Spettatore non si renda conto della sostituzione, ad esempio non mostrandone chiaramente il viso, ma quando si fa esplodere un palazzo in genere si mostra la sequenza al rallentatore e da diversi punti di vista, un po’ come per dire: “Guardate qua che potenza questa esplosione”. Gli Effetti Speciali, quindi, intervengono sia in fase di produzione che in fase di post-produzione.

Praticamente in tutti i Film ci sono degli effetti speciali: può capitare che un personaggio venga ferito da colpi d’arma da fuoco (come succede in quasi tutti i film statunitensi), che parli e interagisca con dei cartoni animati (nel famoso Chi ha incastrato Roger Rabbit?), che incontri degli alieni (Incontri ravvicinati del terzo tipo e un altro milione di Film), o semplicemente che si nasconda dietro un albero molto più sottile di lui, scomparendo dalla vista del pubblico (Helzapoppin’).

Una volta, quando sugli schermi si potevano vedere le avventure del Godzilla giapponese (paradossalmente migliori di quelle del Godzilla americano) o di King Kong, gli effetti speciali erano molto semplici e rudimentali: un uomo nascosto sotto una tuta di gomma dalla forma più strana, oppure dei pupazzetti alti pochi centimetri che venivano spostati a mano poco alla volta. L’utilizzo di queste tecniche si è molto evoluto, anche quando vengono utilizzate oggi si può notare una notevole differenza: per esempio l’alieno del film “Alien” non è altro che un Attore sotto una tuta di gomma, ma non si muove certo come Godzilla; così pure i pupazzi di Nightmare Before Christmas sono animati come si usava una volta, ma sembrano molto più reali di King Kong, e non solo perché sono a colori. A farla da padrone, comunque, è sempre più il computer. La stragrande maggioranza degli Effetti Speciali che vediamo al cinema oggi è realizzata con il computer, o comunque con apparecchiature elettroniche. L’alieno di E.T. era un robot, mentre i dinosauri di Jurassic Park e Il Mondo Perduto non sono mai andati neanche vicino a Jeff Goldblum, perché non sono mai esistiti al di fuori del cervello di un computer. Quando, proprio come in Jurassic Park, i protagonisti sono circondati da velociraptor le riprese si sono girate solamente con gli Attori, poi la pellicola è stata data ai Tecnici degli Effetti Speciali, che l’hanno inserita in memoria e vi hanno sovrapposto l’immagine di centinaia di dinosauri disegnati in precedenza. Quando invece gli Attori sono inseriti in un ambiente creato al computer, o devono recitare a Cartoonia, vengono girate le loro scene in uno studio vuoto, davanti ad una parete verde o blu (da qui il nome del procedimento: “Blue Screen”) e saranno poi loro, una volta inseriti nella memoria del computer, a venire sovrapposti all’ambiente disegnato, ambiente di cui si è tenuto conto durante le riprese. Nel cinema moderno, poi, si fa anche largo uso di miniature. È ovvio che costi meno costruire un palazzo di cartone alto mezzo metro e poi farlo saltare per aria piuttosto che far esplodere un palazzo vero. Anche qui la tecnica è migliorata tantissimo col tempo. Oggi è praticamente impossibile capire se si sta guardando un palazzo vero o una riproduzione in scala, e non è neanche detto che, se il palazzo esplode, si tratta di una miniatura. Ad esempio il palazzo che esplode all’inizio di Arma Letale 3 era vero; la produzione ha chiesto al comune di Los Angeles di poter filmare la demolizione di un vecchio palazzo, ed il comune ha accordato il permesso.

La musica

La musica è uno degli elementi più importanti di un Film, perché serve a sottolineare, a dare più forza, alle immagini. Generalmente la musica che si sente in un Film è creata apposta per quel Film da un Compositore specializzato. Non è detto che facendo scrivere la musica ad un grande Compositore, per esempio, di musica classica, il risultato possa essere migliore. Una cosa è scrivere musica completa in se stessa; un’altra, e ben diversa, è scrivere musica che deve mettersi al servizio di qualcosa che altre persone stanno creando. Mozart è sicuramente un compositore migliore di John Williams, ma le musiche che quest’ultimo ha saputo creare sono sicuramente più indicate ai film per cui sono state composte di qualunque cosa Mozart abbia mai scritto, assolvono molto meglio il compito per cui sono state commissionate.

Normalmente la musica è qualcosa che sta al di fuori dell’immagine, qualcosa che non entra direttamente nella finzione filmica. Alle volte, però, arriva direttamente da dentro il Film, da una radio per esempio. In questo caso si parla di “musica diegetica”, cioè generata da qualcosa che fa parte della scena. Normalmente la musica che si sente in queste situazioni è musica di repertorio, vecchie canzoni rock, piuttosto che musica classica. Per tutta la durata di Le Iene, di Quentin Tarantino, i personaggi ascoltano la stessa stazione radio, che trasmette solo canzoni rock degli anni ’50-’60. Quello che succede nei musical, invece, è un po’ diverso. Nonostante i personaggi cantino e ballino al ritmo della musica che lo Spettatore sente, di solito non c’è una ragione filmica per la presenza della musica. Non c’è una radio accesa, non c’è un’orchestra che suona, non c’è qualcuno che suona una chitarra. Eppure i personaggi sentono la musica. Che gli nasca dal cuore?

Il montaggio

Come detto le scene non vengono girate in sequenza, ma secondo un ordine stabilito in relazione a criteri pratici ed economici. Oltre a questo bisogna considerare che ogni scena, durante le riprese, viene divisa in tante inquadrature diverse, in modo da poter mostrare l’evento da diversi punti di vista. Quando due personaggi discutono vedremo, in linea di massima, un’inquadratura in cui entrambi sono seduti al tavolo a parlare, poi un’inquadratura del viso di quello dei due che sta parlando, quindi una del viso dell’altro personaggio che gli risponde. Ogni inquadratura, poi, viene girata diverse volte, vengono cioè effettuati diversi ciak, così da avere il materiale migliore possibile. Non è infatti possibile utilizzare un’inquadratura in cui l’Attore sbaglia le battute, o apre la porta sbagliata (come in Effetto Notte). È il Regista che decide quando il girato va bene e non c’è più bisogno di fare altro, ma è il Montatore che sceglierà le immagini migliori. Il Montatore mette in sequenza, seguendo l’ordine previsto dalla Sceneggiatura, le varie scene, scegliendo le inquadrature migliori e cercando di dare al Film il miglior ritmo possibile, in modo da dare allo Spettatore le sensazioni volute dal Regista. Proprio per questo, di solito, il Regista collabora al Montaggio. È lui che decide quando cambiare inquadratura, quale ciak scegliere, come passare da un’inquadratura all’altra. O almeno era così una volta. Oggi, soprattutto nel cinema americano, è il Produttore a supervisionare il montaggio, è lui a decidere quale deve essere il look finale del Film. Solo i Registi più affermati, gli Spielberg o i Cameron, possono permettersi di avere l’ultima parola sul Montaggio. Alle volte, poi, può anche essere un Attore a supervisionare il montaggio. Jodie Foster, ad esempio, ha sicuramente voce in capitolo quando si tratta di decidere come montare le scene che la riguardano e che ritmo dare al Film, e per aumentare ancora di più questo potere decisionale ha deciso da qualche anno di essere anche la produttrice dei propri Film. Non dimentichiamoci che spesso gli Attori obbligano lo Sceneggiatore a riscrivere intere scene solo perché il loro personaggio veniva messo in cattiva luce! Comunque è certamente il Produttore la persona più “pericolosa” per il Regista, in ogni fase della lavorazione. Si potrebbe dire, ricordando un vecchio detto hollywoodiano, che il Produttore è qualcuno che ti fa una domanda, ti suggerisce la risposta e poi ti dice che hai sbagliato!

Oltre al Montaggio fisico delle inquadrature, in questa fase si procede anche al Missaggio del sonoro. Vengono cioè inserite le musiche e gli effetti sonori in modo da essere sincronizzati alle immagini ed ai dialoghi. In genere gli effetti che si sentono sono finti, sono realizzati in studio, non sono quelli originali, soprattutto se nella scena in questione non ci sono dialoghi. Questo perché è più comodo e meno dispendioso ricreare gli effetti con calma, in modo da riuscire ad ottenere esattamente quello che si vuole.

Molti teorici paragonano il Montaggio cinematografico alla grammatica di una lingua, ma è un paragone impossibile, se non sbagliato. È vero che il cinema può essere considerato una nuova forma di letteratura, ma come si può costringere una forma d’arte all’interno di regole ferree come quelle linguistiche? Certo, anche nel Montaggio cinematografico ci sono delle regole da seguire, ma sono regole di “comprensione” più che di “costruzione”. Nella mente dello Spettatore molti aspetti del Montaggio di un Film corrispondono a determinati processi mentali. Andare contro queste convinzioni produrrà soltanto effetti deleteri al Film. Ad esempio: quando si passa da un’inquadratura ad un’altra attraverso una dissolvenza, in genere si vuole indicare che del tempo è trascorso, più raramente che si è passati da un luogo ad un altro. Ed è così che lo Spettatore la riconoscerà, penserà che sia passato del tempo tra l’inquadratura precedente e quella che sta guardando ora. Se si utilizza la dissolvenza con altri intenti lo Spettatore faticherà a capire ciò che sta a significare, o non lo capirà affatto. La ripetizione di queste “infrazioni alle regole” renderà il Film incomprensibile, o, peggio ancora, odiato dallo Spettatore. Certo, la sperimentazione è un aspetto tipico proprio dell’arte, ma non si può pretendere che venga accettata da tutti, anche se, come dice Maurizio Nichetti: «Un Film è bello o brutto a seconda che lo Spettatore si porti dietro il cervello o meno».


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Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. Riccardo scrive:

    Negli ultimi tempi mi capita di riverede vecchi film del secolo scorso, soprattutto dell’annata anni 70-80.
    L’altro giorno ho visto Un lupo mannaro americano a londra e jesus christ superstar, a chi sono piaciuti?
    Chi vuole discutere su questi due film basta che mi contatti in questa pagina.

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