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Viaggio dentro un film - Parte 1

5 ottobre 1997 Articoli, Tecnica 22 Commenti
Proiettore cinematografico 2

Testo introduttivo al corso di “Introduzione al linguaggio cinematografico” per la scuola media inferiore “L. Pirandello” di Sedriano (MI)

Anno scolastico 1997/98


Quando leggiamo i titoli di testa di un film vediamo molti nomi associati a delle mansioni che non abbiamo mia sentito prima, non abbiamo la più pallida idea di cosa queste persone abbiano fatto per il Film. Questo succede per quasi tutte le persone che non lavorano direttamente nel cinema. Le persone “normali” non hanno la minima idea di come si realizzi un Film. Questo perché il cinema, a differenza di tutte le altre arti, non è qualcosa che si possa fare da soli. Non è possibile attraversare tutte le fasi pre-produzione, produzione e post-produzione di un Film da soli. Invece è possibile dipingere un quadro da soli; è possibile scrivere un libro, o una poesia, da soli; è possibile scolpire un statua da soli. È un po’ più difficile costruire la fontana di Trevi da soli, ed è per questo che, per certi versi, l’architettura è l’arte che più si avvicina al cinema. Tutti quelli che lavorano ad una costruzione architettonica devono svolgere al meglio il loro compito perché il risultato finale sia soddisfacente; nello stesso modo tutte le persone che lavorano in un Film devono dare il meglio di se stessi perché il prodotto finale sia buono. Un lavoro di architettura ha alle spalle un lungo periodo di preparazione a tavolino, così come ce l’ha il Film. Quando si costruisce un’opera architettonica il capo supremo, colui che dà gli ordini, colui che organizza il lavoro di tutti gli altri, colui che riesce a vedere l’opera nella sua completezza ancor prima che si cominci a costruirla è l’Architetto. Nel cinema questo colui è il Regista. Il Regista è il primo responsabile per la cattiva riuscita di un Film, quindi cercherà sempre, in tutti i modi, di far dare tutto a quelli che lo circondano, di tirar fuori il meglio da tutti. Il Regista è sostanzialmente un pazzo, perché solo un malato di mente affiderebbe il proprio lavoro e la propria carriera a decine di altre persone.

Ma chi sono queste decine di persone? Come viene diviso il loro lavoro? E chi è veramente il Regista? Bisognerebbe seguire la produzione di un Film da vicino per poterlo capire, essere sul set tutti i giorni, essere seduti a fianco del montatore ogni volta che opera una scelta. Visto che non possiamo fare niente di tutto questo proviamo a simularlo. Facciamo finta di parlare con lo Sceneggiatore mentre scrive la storia, di partecipare alla selezione degli Attori, di essere il primo assistente del Regista, ed altro. Molto altro.

Il soggetto e la sceneggiatura

Il Soggetto è l’idea che sta dietro il Film, la trama, la storia. Non è certo un’assicurazione sulla buona riuscita del Film, proprio perché ne è solo l’inizio. Troppe cose avverranno in seguito, troppe persone ci metteranno mano. Dato che ormai di storie originali non ne esistono più (a dir la verità non ne esistevano già più ai tempi di Shakespeare, tant’è che lo stesso Shakespeare riutilizzava più volte gli stessi spunti) sarebbe abbastanza inutile dare ad un Produttore un Soggetto da leggere, perché, dato che il Produttore è la persona che mette i soldi (e tanti, anche) per la realizzazione del Film, è impensabile che questi accetti di spendere qualche miliardo basandosi solo sulla lettura di un paio di paginette che raccontano qualcosa che tutti hanno già visto e sentito. L’importante, in questa fase, è non far sembrare il Soggetto una cosa già vista, bisogna farlo sembrare molte cose già viste, perché almeno così si può sperare che il risultato finale sembri qualcosa di nuovo.

È preferibile, allora, presentare al produttore una Sceneggiatura, cioè una descrizione accurata di tutti gli eventi del Film, dai dialoghi all’arredamento delle stanze, passando per i vestiti dei personaggi. In un certo senso assomiglia ad un libro, non fosse per la strana impaginazione grafica e per il fatto di essere divisa in scene invece che in capitoli.

La scena è un insieme di eventi che avvengono in diretta successione temporale, cioè senza interruzioni, nello stesso luogo. Se un evento viene spezzato in più luoghi, o viene portato a compimento in momenti diversi, abbiamo un cambiamento di scena. Le scene vengono divise in “Interni” (Int.) ed “Esterni” (Est.), e si spiega subito in quale luogo e tempo avvengono. Quando vediamo Matthew Broderick e Michelle Pfeiffer parlare all’interno di una stalla in Lady Hawke, non ha importanza quante volte cambiamo inquadratura, quante volte giriamo intorno agli attori, sarà sempre una scena sola. Ma quando Matthew esce per permettere a Michelle di cambiarsi d’abito, allora avremo un cambio di scena, perché ci siamo spostati da un luogo ad un altro. Queste due scene saranno contrassegnate con “Int. Stalla – Sera”, ed “Est. Stalla – Sera”. Allo stesso modo, in Stand by me, quando vediamo i ragazzi camminare a fianco di un fiume ci troveremo davanti ad una singola scena. Ma quando, cambiando inquadratura, li vedremo seduti a parlare attorno ad un fuoco, allora avremo anche cambiato scena, perché in questo caso abbiamo fatto un salto temporale. In questo caso passiamo da un “Est. Fiume – Giorno” ad un “Est. Fiume – Notte”. Ovviamente ci può essere anche il caso in cui cambiano sia il tempo che il luogo.

La Sceneggiatura è sempre scritta al tempo presente, come se le cose stessero avvenendo in questo momento, e riporta esattamente ciò che i personaggi dicono. Viene in pratica scritto tutto quello che ha importanza nel Film. Se un personaggio prenderà una pistola dal cassetto del comodino, all’inizio della scena dovrà esserci scritto che c’è un comodino con un cassetto.

La Sceneggiatura cinematografica, anche se a prima vista può sembrare, non assomiglia molto al copione di un’opera teatrale. Quando si scrive per il teatro si mette, all’inizio, la descrizione della scena, intesa come ambiente, poi si parte subito con i dialoghi, che sono la parte più cospicua dello scritto. Nel copione teatrale le azioni dei personaggi sono pochissime, in genere limitate alle indicazioni relative all’entrata o all’uscita dalla scena dei vari personaggi ed alle loro azioni più importanti. Nella Sceneggiatura cinematografica, invece, bisogna sempre scrivere cosa fanno i personaggi, bisogna inframmezzare i dialoghi con le didascalie in modo da dare un ritmo più vivace a ciò che si scrive. La differenza più grande, infatti, è che, mentre il copione teatrale è scritto per essere rappresentato, la Sceneggiatura è scritta per essere letta.

Scrivere una sceneggiatura ricade in quella pratica che viene detta “scrittura creativa”, cioè anche quando si scrive una sceneggiatura, come succede quando si scrive  un romanzo, lo scrittore utilizza un proprio stile personale. Due sceneggiatori non scriverebbero mai due sceneggiature uguali, non solo per quanto riguarda i dialoghi e le situazioni, ma proprio riguardo il modo in cui le situazioni vengono raccontate. Negli ultimi anni diversi sceneggiatori, in America, hanno iniziato a scrivere le proprie sceneggiature come se fossero dei veri e propri romanzi, utilizzando uno stile diretto e colorito, in modo da dare al lettore sensazioni più intense, riuscendo così a dare più vita ai loro lavori. Se utilizzato in modo accurato questo procedimento può riuscire a nascondere i difetti della storia che viene narrata, lasciando poi al Regista il compito di riportare in pellicola lo stile dello Scrittore. Non è un caso che molto spesso queste sceneggiature risultino migliori dei film che ne vengono tratti. Diamo un’occhiata, ad esempio, a come Ebbe Roe Smith e Patrick Duncan narrano i momenti precedenti l’arrivo alla stazione di Los Angeles del treno con a bordo il protagonista all’inizio della loro sceneggiatura Minuti Contati:

INT. UNION STATION – GIORNO

Union Station, quell’appariscente monumento all’Art Deco californiana, vecchio di 50 anni. Sempre bello. Sempre grandioso.

Un cartello ad uno dei binari di arrivo/partenza avvisa che il “San Diegan”, numero 264, è previsto in arrivo alle 12:00.

Proprio sopra i cancelli di uscita, un grande orologio – due metri di diametro.

L’ora -

12 : 06 .

Vediamo la lancetta grande colpire il “7”.

Un altoparlante – possiamo a malapena capire quello che questo tizio sta dicendo.

ANNUNCIATORE
Amtrack 264, “San Diegan”, da San Diego, Del Mar…

Succede raramente che lo Sceneggiatore sia anche il Regista del Film, quindi non ci sono mai indicazioni sul tipo e la durata delle inquadrature, né sulla posizione della macchina da presa. È un lavoro che il Regista farà in seguito, di solito in piena libertà e spesso con l’utilizzo di story-board, cioè una serie di disegni che rappresentano le diverse inquadrature, un disegno per ognuna. Gli story-board vengono utilizzati soprattutto per le scene che prevedono l’uso di effetti speciali, perché in questo caso c’è bisogno di una precisione massima nella pianificazione delle riprese. Nella Sceneggiatura, comunque, non ci sono indicazioni tecniche anche perché la deve leggere il Produttore, che di solito è una persona cinematograficamente stupida. Se si trovasse davanti una serie di fogli divisi in due colonne verticali, con indicazioni come P.P., C.L., Pan., M.D.P., F.C., C.M. (come si usava una volta) non capirebbe assolutamente niente e bollerebbe la Sceneggiatura come “pessima e illeggibile”. Allora è meglio usare la forma letteraria, che non presenta nessun problema di comprensione neanche per il Produttore più ignorante.

La domanda più ovvia da parte di una persona che parla con qualcuno che ha visto un film che lui non conosce è “Che tipo di film è?”. Questo vuol dire riconoscere a quale genere il film appartiene. Spesso un Produttore pone la stessa domanda ai propri collaboratori, prima di decidere se leggere o meno una sceneggiatura. Oggi come oggi nessuno accetterebbe di produrre un film di pirati, mentre sono in voga quelli catastrofici. Ma come si riconosce un genere cinematografico? Non esistono delle regole precise, soprattutto perché molto spesso un film è una commistione di generi diversi: una commedia d’azione (Pulp Fiction), una storia d’amore a sfondo catastrofico (Titanic), un horror fantascientifico (Alien). Il modo migliore per riconoscere, con qualche eccezione, un genere è quello di provare ad analizzare le sensazioni che il film voleva suscitare nello Spettatore:

  • COMMEDIA: Vuol far ridere lo Spettatore, gli vuol far passare due ore di divertimento puro. Il soggetto della presa in giro può variare notevolmente (dalla politica ai teen-ager, dai ricchi e famosi agli impiegati d’ufficio, compresi altri film o libri), così come può variare il grado di cattiveria delle battute ed il modo di farle. Quando la storia non è altro che una sequenza di gag più o meno divertenti, spesso slegate l’una dalle altre, si tratta di un film COMICO.
  • DRAMMATICO: Vuole convincere lo Spettatore a riflettere su un aspetto della società moderna, o su un avvenimento particolare, spesso alla ricerca delle lacrime. Può essere ambientato nel passato (DRAMMA STORICO) o raccontare di un problema generale della vita odierna (DRAMMA SOCIALE).
  • ROMANTICO: È un film che vuole far sospirare lo Spettatore facendogli pensare di poter essere al posto degli attori, di poter vivere quella stessa avventura nella vita reale. Tende ad avere più presa nei riguardi del pubblico femminile ed è spesso coniugato con altri generi.
  • HORROR: Vuole spaventare lo Spettatore, farlo saltare sulla sedia e fargli trattenere il respiro. Può partire indifferentemente da premesse fantascientifiche (un alieno), sovrannaturali (fantasmi) o più o meno terrene (psicopatici assassini, morti viventi…).
  • FANTASCIENZA: Molto spesso ambientata nel futuro. Si basa sull’infrazione delle leggi scientifiche da parte di premesse fantastiche (i viaggi nel tempo e nello spazio). “Cosa c’è nello spazio profondo?”.
  • WESTERN: In questo caso il riconoscimento del genere deriva da criteri storico-geografici: le storie ambientate durante la conquista dell’ovest (il Far West) di quelli che oggi sono gli Stati Uniti, a partite dagli anni quaranta del secolo scorso fino agli inizi del 1900.
  • GUERRA: Altra eccezione alla regola delle emozioni: ci si spara addosso dall’inizio alla fine, non fa nulla se la guerra in cui il film è ambientato è reale o inventata.
  • GIALLO: Se l’horror vuole spaventare lo Spettatore facendogli chiedere “Cosa sta succedendo?”, il giallo gli vuole far chiedere “Cosa sta per succedere?” e, soprattutto, “Chi è stato?”. Ci sono sostanzialmente tre modi di raccontare un giallo: dal punto di vista del detective, da quello del criminale o da quello della vittima. In quest’ultimo caso si tratta di un THRILLER.
  • AZIONE/AVVENTURA: “Guarda com’è bravo Van Damme”… “Guarda com’è forte Stallone”… “Guarda come salta in aria quel palazzo”… La differenza è nell’ambientazione, nei luoghi e nello scopo dei personaggi. Se sono alla ricerca di qualcosa o qualcuno, soprattutto se in paesaggi esotici, è un’AVVENTURA. Se combattono qualche super-cattivo per salvare la pelle o il mondo è un film d’AZIONE.
  • BIOGRAFICO: Racconta un momento della vita di una persona realmente esistita, sempre e comunque aggiungendo la finzione filmica a ciò che era la realtà. Se racconta di un avvenimento storico invece che di uno personale si tratta di un film STORICO.
  • MUSICALE: È ambientato in una realtà in cui i personaggi cantano e ballano al suono di una musica che solamente loro (ed il pubblico) possono sentire. In genere il film cantato è riconosciuto come MUSICALE, mentre quello cantato e ballato è definito MUSICAL.
  • ANIMAZIONE: Non necessariamente un cartone animato (Toy Story), è ambientato in un universo in cui tutto può diventare qualunque altra cosa, in particolare gli animali parlano come (e spesso con) gli esseri umani.
  • DOCUMENTARIO: Teoricamente si tratta di una semplice riproposizione di quella che è stata la realtà in un particolare momento e luogo, senza alcun intervento da parte di coloro che hanno girato il film.

Ogni genere è regolato da una serie di norme non scritte, di convenzioni generali, che sono a conoscenza, anche se magari solo a livello inconscio, di ogni Spettatore, a maggior ragione se lo Spettatore è un affezionato di un genere particolare. Quelle che Kevin Williamson aveva enunciato in Scream, e successivamente in Scream 2, sono solo alcune delle regole comuni a tutti i film horror moderni, anche se nessuno le aveva mai fatte notare prima:

  • Solo i personaggi casti e puri sopravvivono: coloro che hanno avuto, nel corso del film, esperienze sessuali o hanno bevuto alcolici o utilizzato droghe di qualunque genere sono destinati alla morte.
  • Un personaggio che lascia una stanza dicendo “Torno subito” non tornerà mai indietro. Mai.
  • In un seguito ci sono sempre più morti che nell’originale.
  • Le scene di morte di un seguito sono più elaborate che nell’originale. Più sangue, più urla.

Dato che gli Spettatori si aspettano il rispetto di queste norme, lo Sceneggiatore deve conoscere perfettamente i confini del genere che sta frequentando per poter fare un lavoro veramente valido, in modo da poter comunque sorprendere lo Spettatore. Andare contro queste regole, nella maggior parte dei casi, porterà lo Spettatore a rifiutare la soluzione proposta dal film: nessuno apprezzerebbe mai un film giallo in cui il colpevole è il poliziotto.

Quando si è un giovane Sceneggiatore sconosciuto, agli esordi, sarebbe meglio scrivere sempre qualcosa di particolare, qualcosa che resti bene impresso nella mente del lettore, e non sempre la cosa migliore da fare è mandare i propri lavori ad una casa di produzione. Spesso infatti, soprattutto negli Stati Uniti, sono gli Attori che presentano una Sceneggiatura interessante al Produttore, dicendo di voler realizzare il Film. Per poter sperare che un Attore di nome sia interessato alla Sceneggiatura ci deve ovviamente essere un personaggio adatto a lui. Meglio: dev’essere solo per lui. Deve sentire che lo Sceneggiatore stava pensando a lui mentre scriveva. Deve credere che il Film possa avere un senso solo con la sua presenza. Non fa niente se non è vero, deve avere quest’impressione.

Spesso, comunque, la Sceneggiatura viene scritta da più persone contemporaneamente, il che non è detto che aiuti. È vero che più teste pensano, più idee vengono fuori (o almeno dovrebbero), ma è anche più difficile che ci sia un unico modo di vedere le diverse scene. In genere più persone lavorano alla Sceneggiatura più il risultato finale risulta eterogeneo e discontinuo, soprattutto se queste persone non si conoscono bene e non sono abituate a lavorare insieme. Una cosa che succede soprattutto nel cinema americano, è che la Sceneggiatura venga tolta di mano allo Scrittore quando questi ne ha terminato la prima versione, in modo che qualcun altro possa correggerne gli errori, o le parti che non vanno bene alla produzione. Anche qui non sempre il procedimento aiuta il Film: 13 persone collaborarono, in momenti diversi, alla sceneggiatura di Via col vento; e, per fare un esempio più recente, la Sceneggiatura di L’eliminatore, con Arnold Schwarzenegger, ha avuto 7 riscritture dopo quella originale. Il primo è uno dei film di maggior successo della storia del cinema, l’altro è forse uno dei più brutti di tutti i tempi.

Non è comunque necessario, per fare un buon Film, che alla Sceneggiatura lavori solo una persona, e che questa persona sia colui che poi dirigerà il Film. In effetti è difficile dire esattamente quale sia l’importanza della Sceneggiatura per la riuscita finale del Film. Diversi studiosi e addetti ai lavori credono che i Film si costruiscano a tavolino, che la Sceneggiatura sia già di per se stessa una creazione artistica, un’opera cinematografica già compiuta definitivamente. Quindi secondo loro il Regista non dovrebbe far altro che riportare su pellicola quello che sta scritto sulle pagine. Però, come dice John Carpenter, uno dei migliori regista di horror d’America ma anche regista del delizioso Starman, «che lo Sceneggiatore provi ad infilare i suoi fogli in un proiettore, vediamo che Film viene fuori». Un’altra corrente di pensiero, infatti, ritiene che la Sceneggiatura sia semplicemente una traccia che può, e deve, essere modificata ed arricchita durante le riprese ed il montaggio. Anche qui dipende dal rapporto più o meno diretto che il Regista ha con la Sceneggiatura. È infatti probabile che se lui partecipi alla scrittura si faccia già un’idea ben definita di come girare il Film, come faceva, ad esempio Alfred Hitchcock. Se invece la Sceneggiatura gli viene sottoposta già completata cercherà di adattarla alle sue idee, di cambiarla, di renderla più personale. Certo però che non è possibile che il solo fatto di essere sul set, a contatto con gli Attori e con la macchina da presa, faccia venire in mente al Regista come girare una scena, dopo che ha passato notti insonni cercando di trovare l’intuizione giusta.


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Attualmente ci sono 22 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Colleziono dvd da ormai tre anni. Ne ho 170 di tutti i generi, di ogni regista e anno.
    Qualcuno mi potrebbe consigliare 10 film che non dovrebbero mancare in una collezione?
    ( a differenza dei classici di Coppola, Spielberg, Kubrick, Pasolini ecc.)

  2. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Ecco i film che ho:
    Le cronache di Narnia: Il leone la strega e l’armadio
    Le cronache di Narnia: Il principe Caspian
    Il signore degli anelli: La compagnia dell’Anello
    Il signore degli anelli: Le due torri
    Il signore degli anelli: Il ritorno del Re
    La leggenda di Beowulf
    Pirati dei Caraibi: La maledizione della prima luna
    Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma
    Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo
    Harry Potter e la pietra filosofale
    Harry Potter e la camera dei segreti
    Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
    Harry Potter e il calice di fuoco
    Harry Potter e l’ordine della fenice
    10.000 a.C
    Alexader
    The New World – Il Nuovo Mondo
    Il mistero dei templari
    Il mistero delle pagine perdute
    Pathfinder – La leggenda del guerriero vichingo
    La mummia
    La mummia – il ritorno
    La mummia – la tomba dell’imperatore dragone
    Van Helsing
    Le crociate – Kingdom of Heaven
    Il gladiatore
    300 di Frank Miller
    Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie
    Hulk
    Jesus Christ Superstar
    Quo Vadis
    Ritorno al futuro parte I
    Ritorno al futuro parte II
    Ritorno al futuro parte III
    La leggenda degli uomini straordinari
    Io,Robot
    Master and Commander – sfida ai confini del mare
    2001 – Odissea nello spazio
    Save the last dance
    Mongol
    Collateral
    E.T l’Extra Terrestre
    Schindler’s list
    Scarface
    Hero
    Batman
    Batman il ritorno
    Batman forever
    Batman e Robin
    Batman begins
    Il cavaliere oscuro
    Il padrino
    Il padrino parte II
    Il padrino parte III
    Mission
    La sposa cadavere
    Flags of our fathers
    Pearl Harbor
    The guardian
    L’ultimo dei Mohicani
    Blood diamond – diamanti di sangue
    Titanic
    Il Labirinto del Fauno
    Eyes Wide Shut
    L’ultimo samurai
    Cleopatra
    Troy
    JFK: un caso ancora aperto
    C’era una volta in America
    Die Hard: Trappola di cristallo
    Die Hard 2: 58 minuti per morire
    Gangs of New York
    L’incredibile Hulk
    SWEENEY TODD il diabolico barbiere di Fleet Street
    Gesù di Nazareth
    Spiderman 1
    Spiderman 2
    Spiderman 3
    Mistic river
    Quei bravi ragazzi
    007 – Licenza di uccidere
    007 – Dalla Russia con amore
    007 – Missione Goldfinger
    007 – TUNDERBALL Operazione Tuono
    007 – Si vive solo due volte
    007 – Al servizio segreto di sua maestà
    007 – Una Cascata di Diamanti
    007 – Vivi e lascia morire
    007 – L’uomo dalla pistola d’oro
    007 – MOONRAKER Operazione Spazio
    007 – Solo per i tuoi occhi
    007 – Bersaglio Mobile
    007 – OCTOPUSSY Operazione Piovra
    007 – Zona Pericolo
    007 – Vendetta privata
    007 – Il domani non muore mai
    007 – Il Mondo Non Basta
    007 – La morte può attendere
    Basic Instinct
    Il nome della Rosa
    Forrest Gump
    Il cacciatore
    Spartacus
    The day after tomorrow – L’alba del giorno dopo
    Constantin
    Grosso guaio a Chinatown
    Il braccio violento della legge
    Il braccio violento della legge n°2
    Slevin – Patto criminale
    Hancock
    Lo squalo
    Gli spietati
    Minority Report
    Commando
    Poseidon
    Il segno di Zorro
    Balla coi lupi
    King Kong
    The Blues Brothers
    X-Men
    X-Men 2
    X-Men 3: Conflitto finale
    Pride and Glory – Il prezzo dell’onore
    Twilight
    Toro scatenato
    Black Hawk Down
    Ben – Hur
    Ben – Hur ( 1925 )
    Platoon
    L’Ultimo Imperatore
    L.A. Confidential
    Quel pomeriggio di un giorno da cani
    Moulin Rouge!
    QUILLS – La penna dello scandalo
    Babilon A.D
    Il diario di Anna Frank
    Christiane F.
    Gomorra
    Sfida senza regole
    Skin Heads
    Red Dragon
    The Departed – Il bene e il male
    Nessuna verità
    Ogni maledetta domenica
    Barry Lyndon
    Smokin’ Aces
    Ritorno a Cold Mountain
    I segreti di Brokeback Mountain
    Blade Runner
    CRIME INC: la vera storia della mafia
    Gandhi
    Gli uccelli
    La fabbrica di cioccolato
    Intrigo a Berlino
    Apocalypto
    La bussola d’oro
    La Passione di Cristo
    Apocalypse Now
    Apocalypse Now Redux
    Il destino di un guerriero
    Eragon
    Ghost fantasma
    A beautiful mind
    Un tram che si chiama desiderio
    Angeli e Demoni
    Miami Vice
    Bad Boys II
    Don Camillo
    Il compagno Don Camillo

  3. Alberto Cassani scrive:

    Guarda, secondo me “avere” un film non ha molta importanza: quello che conta è averli visti, i film. Secondo me i film “imprescindibili” sono troppi per limitarsi a dieci titoli, ma se vuoi si può cominciare dalle top ten stilate ogni dieci anni dalla rivista inglese Sight & Sound attraverso le indicazioni dei critici e dei registi più rispettati nell’ambiente. Trovi la lista qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Sight_%26_Sound, ma ovviamente i titoli nominati in sessant’anni sono ben più di 10.

    Però direi che poi sarebbe importante aver visto anche buona parte dei film conservati dal National Film Registry, ossia quei film che sono ritenuti ufficialmente patrimonio culturale degli Stati Uniti (http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_di_film_preservati_nel_National_Film_Registry_degli_Stati_Uniti), un po’ di film neorealisti (http://it.wikipedia.org/wiki/Neorealismo_%28cinema%29#I_film), qualcuno della Nouvella Vague e i più importanti dell’espressionismo tedesco. Poi, volendo, ci sono anche la lista dell’American Film Institute con i 100 migliori film statunitensi (http://it.wikipedia.org/wiki/AFI%27s_100_Years…_100_Movies) e quella del British Film Insititute con i 100 migliori film britannici (http://it.wikipedia.org/wiki/BFI_100), ci si aggiunge un pugno di film di Sergio Leone e qualche cinese per far contenti i miei amici orientalisti, e si comincia ad avere un’idea di cos’ha prodotto il cinema in 100 e rotti anni di storia…

    E’ ovvio che l’unico essere vivente ad aver visto tutti i film contenuti in queste liste è Alberto Pezzotta…

  4. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Ho dato un’occhiata alle liste che mi hai proposto ci sono molti film interessanti, soprattutto il drammatico la corazzata Potemkin, che mi è piaciuto molto. è il mio film muto preferito.

  5. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Albè, stasera vedo il costosissimo VIA COL VENTO con Vivien Light e Clarck Gable.
    se lo hai visto mi puoi dire se è veramente il kolossal bellissimo di cui parlano.

  6. Alberto Cassani scrive:

    “Via col vento” non è un film che amo particolarmente, però è ancora ben chiara la magniloquenza della messinscena. Anche se alcuni trucchi, a guardarli oggi, sono chiaramente visibili è comunque IL kollossal del cinema hollywoodiano insieme a “Ben Hur”. In questo credo non abbia perso nulla, col passare degli anni.

  7. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Via col vento è un film bellissimo dura quasi quattro ore ma non annoia inoltre è vero che mostra la sua età comunque è veramente un kolossa. anche ben hur mi è piaciuto molto.
    via col vento lo consiglio a tutti.

  8. Riccardo scrive:

    Alberto, qualche giorno fa ho trovato il dvd di un film intitolato THE INNOCENT, con Campbell Scott, Anthony Hopkins e Isabella Rossellini, diretti dal regista de IL MARATONETA.
    è un film molto particolare, può piacere come non, infatti bisogna aver prima letto il romanzo ( cosa che però non ho fatto ), ma secondo me è valido.

    tu lo conosci questo film, lo hai visto?

  9. Alberto Cassani scrive:

    No, non l’ho visto. Ma non sono un amante di McEwan, l’unico film tratto da un suo romanzo che mi sia piaciuto è stato “L’amore fatale” (http://www.cinefile.biz/?p=1348)

  10. Riccardo scrive:

    Mi ha incuriosito quel film della mongolfiera, penso che lo cercherò in dvd.
    e lo hai mai visto CONVIENE FARE BENE L’AMORE con Gigi Proietti e Christian DeSica. Illuminante.

  11. Alberto Cassani scrive:

    Mi sfugge il nesso con McEwan, però…

  12. Riccardo scrive:

    Non centra niente però volevo una tua opinione.

  13. Alberto Cassani scrive:

    Non credo di averlo mai visto, non mi viene proprio in mente, come film.

  14. Marci scrive:

    Alberto mi chiedevo se puoi consigliare una macchina da presa per cominciare. Insomma uno strumento che non sia troppo costoso, ma che vada un po oltre i filmini con la fotocamera.
    Okay che Rutger Hauer sostiene che con una fotocamera digitale possiamo tutti girare i nostri film, ma volevo guardarmi un po’ intorno e vedere cosa si puo’ trovare, per realizzare qualcosina, magari metterlo online, e avere comunque la soddisfazione di una qualità non così bassa.
    Grazie

  15. Marci scrive:

    Che poi dire M.d.p è scorretto perché non penso di lavorare con la pellicola, cercavo per lo piu una videocamera digitale

  16. Alberto Cassani scrive:

    L’anno scorso ho girato un corto con la Canon XM2 e mi sono trovato molto bene, ma per lavori seri sarebbe meglio avere un microfono esterno perché quello integrato è troppo sensibile. Però ieri sera ho parlato con un mio amico che fa il regista di videoclip e mi ha detto che lui (e moltissima altra gente) gira con la Canon D5 MKII. E’ una macchina fotografica che riprende anche video in alta definizione (fino a mezz’ora ogni file) e pare abbia una qualità d’immagine straordinaria. Ha anche il vantaggio di utilizzare gli obiettivi della macchina fotografica, offrendo quindi una vasta scelta su come comporre le inquadrature. Ovviamente il prezzo è più alto rispetto alla XM2, essendo un prodotto di più alto spessore, ma siamo comunque intorno ai 2.000 euro che per una videocamera di quella qualità è veramente pochissimo. La XM2 credo la si trovi intorno ai 1.600-1.700.
    In generale, comunque, se vuoi solo fare pratica e hai intenzione di pubblicare solo sul web non starti a dannare troppo l’anima perché a parte le condizioni di scarsa illuminazione che alle volte presentano ancora problemi le videocamere più moderne sono molto affidabili dal punto di vista della qualità d’immagine.

  17. Marci scrive:

    Okay grazie mille,
    invece intorno ai 5-600 euro non si trova niente di accettabile?
    Scusa eh, ma proprio non ho la più minima idea di come sia il mercato delle telecamere…grazie!

  18. Alberto Cassani scrive:

    Sì, sì. Si trovano delle videocamere amatoriali più che discrete, che vanno benissimo per impratichirsi e per fare filmati da mettere su internet, anche se offrono poca libertà all’operatore e prestazioni inferiori in condizioni di poca/troppa luca. Però non le conosco, per cui non saprei consigliarti.

  19. Maria Teresa scrive:

    trovo questo lavoro che avete pubblicato estremamente interessante… una domanda che vien fuori solo dalla mia curiosità … nelle scene si mette sempre GIORNO oppure NOTTE.. Ma ci sono quegli effetti speciali che consentono di far vedere un panorama che passa velocemente da giorno al tramonto alla notte e all’alba in pochi istanti.. per indicare questa scena cosa dovrei scriverei sulla mia sceneggiatura? Grazie in anticipo per la risposta

  20. Alberto Cassani scrive:

    Grazie dell’apprezzamento, Maria Teresa. Per quanto riguarda la curiosità, nell’intestazione della scena si indica il momento del giorno in cui la scena inizia, quindi sarà una cosa del tipo:

    EST. CITTA’ – GIORNO

    Nella descrizione della scena si scriverà poi semplicemente che sullo schermo si vedrà il tempo scorrere velocemente fino ad arrivare a sera, quindi qualcosa come:

    Il tempo scorre rapidamente, e l’alba che illumina a malapena la veduta dall’alto della grande città si trasforma nel giro di pochi secondi in NOTTE.

    Ovviamente il tipo di descrizione dipende dallo stile che si è deciso di usare nel corso di tutta la sceneggiatura, la frase che ho scritto è già piuttosto letteraria rispetto allo stile che si usa solitamente nelle sceneggiatyre italiane. Volendo si può anche indicare il fatto che lo scorrere rapido del tempo è ottenuto grazie all’uso di effetti speciali, ma non è necessario.

  21. Anonimo scrive:

    Ciao! Mi chiamo Ani, e sono una ragazza straniera che abita a Roma dal 2010 (quindi, spero che mi capiate per gli sbagli gramaticali). Mi piaceva sempre scrivere, invendando le varie storie, finche a 14 anni non mi hanno detto che faceva “schifo” quello che scrivevo:( io ho creduto… e ho smesso di scrivere. oggi ho 22 anni, forse sono già grande per ricominciare, ma credo che per una cosa che ti piace a fare non è mai tardi!:) no?:)
    Qualche giorni fa ho inventato una semplice storia con un grande senso,(almeno io penso cosi:))pero per scrvere è stato difficile. magari avete un idea da darmi come posso realizare i pensiri sul foglio?
    E alla fine vorrei tanto ringraziarvi per fare questo sito. E un grande grazie a Alberto Cassani non solo per la profesionalità ma anche per la personalita che lui abbia!:)

  22. Alberto Cassani scrive:

    Grazie dei complimenti, Ani. Purtroppo non c’è un modo universale per scrivere storie, quindi non ci sono molti consigli che si possono dare. L’unico, il più importante, è quello di scrivere e continuare a scrivere. Solo così si può migliorare, e solo così si può aumentare la facilità con cui si scrive. Io ti consiglio per adesso di scrivere nella tua lingua, e continuare a modificare quello che hai scritto finché non sei soddisfatta. Però non bloccarti su quella storia, quando senti che è conclusa, che è a posto così com’è, scrivine un’altra, e poi un’altra ancora, e torna alla prima solo dopo un po’ di tempo. In questo modo capirai più facilmente cosa non funziona e va cambiato. Scrivi in maniera semplice, diretta; non perderti in discorsi troppo complicati ma lascia che le idee arrivino sul foglio facilmente, in fretta. Poi, quando conoscerai bene la nostra lingua, potrai tradurre in italiano quello che hai scritto e farlo leggere agli altri. Ma non avere fretta di fare le cose, perché di solito si finisce per farle male. In bocca al lupo!

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