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“Vital” di Shinya Tsukamoto

8 settembre 2004 Recensioni 0 Commenti
Paola Cavallini, 8 Settembre 2004: Cronenberghiano
Disponibile in home-video

A causa di un incidente d’auto, Hiroshi perde la memoria e si trova a dover indagare sul proprio passato per riuscire a ricordare chi lui sia. Così facendo riprende a studiare medicina all’università ma si ritrova a dissezionare il cadevere della fidanzata…


Dopo un incidente d’auto, Hiroshi si risveglia in ospedale; è vivo ma non ricorda più nulla di sé e della sua vita. Alla ricerca della propria identit e del proprio passato, il giovane torna alla facoltà di medicina che aveva già frequentato e poi abbandonato in precedenza. Qui, un po’ alla volta, la sua mente sembra riappropriarsi delle proprie competenze, classificandosi secondo del proprio corso subito dopo una ragazza che dimostra per lui grande interesse. Hiroshi però non vuole una relazione con lei, il suo cervello ha cominciato a ricordare una donna con la quale vive pezzetti sempre più precisi di un “sogno” meraviglioso. Scoprirà poi che quella era la sua ragazza, che era con lui quando hanno avuto l’incidente, e che in quell’occasione ha perso la vita. Hiroshi si avvicina allora alla famiglia di lei, ed in particolare al padre, per ricordarla. Il destino ha però in serbo per lui una dura prova: per esplicita richiesta della ragazza, ella ha lasciato il proprio corpo alla scienza, e sarà proprio lui che se la ritroverà sul tavolo autoptico durante il suo corso quadrimestrale di dissezione.
Hiroshi non sceglie di sfuggire a quello che gli sta accadendo, non chiede di essere dispensato da un compito tanto terribile, ma sceglie di affrontare la situazione, ed approfitta di questa occasione che lei gli ha dato per fare un ritratto della donna che ha amato, il ritratto perfetto dell’interno del suo corpo, alla ricerca di un’immagine di lei che non avrebbe mai potuto avere. Il lungo percorso all’interno del suo corpo lo aiuterà, pur nel dolore, a compiere quel percorso che lo porterà a lasciarla andare, alla fine.

Di nuovo a Venezia, dopo che nel 2002 era stato alla Mostra con il suo Snake of June (ovviamente non in concorso) Shinja Tsukamoto ci propone una drammatica storia d’amore, che travalica la morte passando attraverso la carne immobile di un corpo che è stato abbandonato per sempre dalla vita, il luogo più interno che ognuno di noi abbia. «La verità è solo nel corpo», gli dice il suo professore di anatomia, in quello che si vede e che si tocca, che si può tagliare, scomporre e ricomporre. Il protagonista segue la sua lezione e il regista lo accompagna, sottolineando con il colore il suo cammino: il blu/nero del dolore e della solitudine; il rosso/nero dell’emozione; i colori reali applicati, per assurdo, proprio ai momenti in cui Hiroshi sogna la sua donna, in cui vive con lei quello che avrebbe voluto vivere se ella fosse vissuta. Tutto in interni nei primi due casi, tutto in esterni le fasi del sogno.

Corpo e anima, verità e sogno, immobilità e movimento sono i nuclei costitutivi della vita umana e sta a noi accogliere fino in fondo quello che il destino ci ha riservato. Film drammatico ma per nulla melenso, doloroso e crudele, coraggioso ed allo stesso tempo fatalista, Vital sembra dire allo spettatore che il dolore è parte della vita, che anch’esso ha un ruolo, che una parte di noi si costruisce anche nel momento in cui ne facciamo esperienza. E così anche noi, come Hiroshi, siamo all’inizio confusi, e man mano che procediamo ci rendiamo sempre più conto di quello che sta accadendo. La soluzione è questa: lasciarsi accompagnare nella vita dei protagonisti, soffrire con loro e per loro, vivere fino in fondo un’esperienza ineguagliabile come la scomposizione e la ricomposizione di se stessi.


Titolo: Vital: Autopsia di un amore (Vital)
Regia: Shinya Tsukamoto
Sceneggiatura: Shinya Tsukamoto
Fotografia: Shinya Tsukamoto
Interpreti: Tadanobu Asano, Nami Tsukamoto, Kiki, Ittoku Kishibe, Kazumi Kushida, Lily, Jun Kunimura, Hana Kino, Go Rijyu, Shinya Tsukamoto

Nazionalità: Giappone, 2004
Durata: 1h. 26′


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