Un'altra
giovinezza
Incontro
con Francis Ford Coppola
a cura di Alberto Cassani
Prima
di tutto, vorrei dire una cosa. Un paio di giorni fa è uscita
un'intervista che riportava delle mie dichiarazioni negative nei confronti
di Al Pacino, Robert De Niro e Jack Nicholson, ma quello che è
stato stampato non era quello che io avevo detto. Io per loro non ho
nient'altro che rispetto e ammirazione: sono i tre migliori attori del
mondo, e sono miei amici. Non potevo credere che quelle frasi fossero
attribuite a me, perché non le avevo assolutamente dette. E poi,
leggendo l'intervista sembra che abbia detto di essere stato io a 'creare'
Pacino e De Niro: in realtà sono loro che hanno creato me. E
Jack Nicholson, poi, è una categoria a parte... Credo che il
problema sia nato dal fatto che il giornale ha preso dichiarazioni diverse
e le ha utilizzate fuori contesto, enfatizzando determinate cose. Mi
spiace dover citare Mario Puzo, in una situazione così, ma in
effetti "non è una cosa personale, è solo una questione
d'affari".
Senta,
in questo film c'è tutto il suo cinema,
ma sembra quasi che la storia inizi con il Colonnello Kurtz di "Apocalypse
Now"...
La storia
inizia con l'inizio del film... esattamente come inizia la storia scritta
da Mircea Iliade. Ma poi, un film così personale è ovviamente
espressione anche della tua vita e dei tuoi sentimenti. È normale
che paragonando questo film ai miei precedenti si notino dei collegamenti,
ma questo è proprio il lavoro della critica: mettere in relazione
i vari aspetti della tua vita e della tua carriera. Non spetta al regista
farlo, per cui mi viene difficile rispondere a questa domanda. A parte
questo, ho sempre voluto avere la possibilità di realizzare film
personali. Quand'ero molto giovane, io e i miei coetanei eravamo ispirati
dai film dei grandi registi italiani, francesi, giapponesi... Da giovane
non avrei mai immaginato di ottenere il successo di pubblico che ho
poi avuto a partire dal "Padrino". Quello che volevo, era
semplicemente scrivere sceneggiature su concetti interessanti e girare
film in maniera molto personale. Quando sono diventato più anziano
ho cominciato a pensare "beh, se ho avuto la vita di un regista
anziano quand'ero giovane, forse posso avere la vita di un regista giovane
ora che sono anziano..."
Lei
è rimasto lontano dai set per dieci anni, nel frattempo
i suoi amici Spielberg e Scorsese hanno ottenuti grandi successi. Scorsese
ha finalmente vinto un Oscar... Cosa le hanno detto quando ha raccontato
loro di questo suo ritorno?
Le prime persone
che hanno visto il film sono stati proprio i miei amici registi, durante
una splendida serata in un cinema di proprietà di George Lucas.
Molti registi hanno bisogno di molto tempo tra un film e l'altro, soprattutto
se scrivono da soli le sceneggiature. Io cercavo di fare due cose allo
stesso tempo: scrivere il film e trovare il mio posto nell'industria
cinematografica di oggi. Non volevo più essere un regista di
film commerciali com'ero stato finora, volevo avere la possibilità
di dirigere film personali, e per riuscirci dovevo trovare i soldi per
finanziarli. Così ho creato un'impresa vinicola con l'intenzione
di avere i soldi per supportare la mia attività cinematografica,
e questo di sicuro non è un film a basso costo [è
costato 15 milioni di dollari, ndr]. Credo che chiunque l'abbia
visto lo possa capire facilmente: è una favola epica che attraversa
un periodo di tempo piuttosto lungo ed è ambientata in diverse
nazioni. Molti pensano che sia un film a basso costo solo perché
l'ho finanziato personalmente, ma anche "Apocaypse
Now" l'ho finanziato io, e quello di certo non era un film
a basso costo...
Il
tema principale del film è la genialità e lo spettro del
fallimento. Un altro dei temi è la dicotomia tra il successo
professionale e la vita privata, tra il successo e l'amore. Sono cose
già presenti in diversi suoi film passati. Qual è stato,
esattamente, l'elemento che l'ha fatta avvicinare al progetto?
In realtà mi ci sono avvicinato leggendo alcune considerazioni
di Iliade sul rapporto tra tempo e consapevolezza. Nel cinema il tempo
è un elemento che puoi maneggiare bene, puoi farci quello che
voi, ma per me la consapevolezza era l'aspetto più intrigante
della questione, perché per il regista è sempre un problema
riuscire a mostrare al pubblico ciò che i personaggi stanno pensando,
ci sono solo pochi modi per farlo. E poi, prendere coscienza del fatto
che il concetto di tempo esiste solo grazie alla nostra consapevolezza,
è stata una cosa che mi ha davvero colpito, a livello personale.
Il tempo è la consapevolezza, ed è stato proprio
per esplorare questa questione, per impararne di più, che ho
voluto girare questo film. Fare un film, per me è come porre
una domanda, e finirlo equivale ad ottenere una risposta. In questo
caso, la risposta è che la chiave per la consapevolezza è
il linguaggio.
Questo
è un film molto complicato, un film che contiene molte idee.
Non pensa possa risultare troppo ostico, per molti spettatori?
Io vedo questa storia come una fiaba nera, come un viaggio ai confini
della realtà. Quando ho letto il racconto non riuscivo a credere
a quante cose interessanti accadessero a quest'uomo in ogni pagina.
La cosa mi piaceva molto, ma capivo che c'era molto altro che mi sfuggiva,
che aveva bisogno di una seconda lettura per essere compreso. Io volevo
realizzare un film in cui la storia fosse totalmente comprensibile già
alla prima visione, ma che ti stimolasse a riflettere sui suoi contenuti
filosofici. Non volevo fare un film che fosse inaccessibile: volevo
fare un film che avesse una bellissima fotografia, una grande colonna
sonora e un'ottima recitazione, un film che il pubblico potesse apprezzare
anche solo per questi aspetti. Però in seguito, se hai voglia
di vederlo una seconda volta, il film ti lascia qualcosa di nuovo, perché
non hai più bisogno di concentrarti su tutte le strane cose che
accadono ai personaggi e puoi coglierne anche gli altri aspetti. Mi
piace fare film che stimolano ad una seconda visione, e ho avuto la
fortuna che alcuni di quelli che ho realizzato trent'anni fa hanno un
loro pubblico ancora oggi.
Quando fai un film fuori degli schemi, un film che non sia una copia
di qualcos'altro, il pubblico ha bisogno di tempo per capire davvero
se gli è piaciuto o meno. Un film come "Apocalypse
Now" sta venendo compreso dagli spettatori solo adesso, e la
stessa cosa è successa per molti altri film del passato. Quando
esplori nuovi territori, quando condividi un autore come Mircea Iliade,
sai che stai facendo qualcosa di diverso rispetto a "Spider-Man"
o "Shrek", film che sono immediatamente
comprensibili e che quindi ottengono un successo immediato. Per essere
un artista che vuole battere nuove strade, devi essere conscio che le
tue opere hanno bisogno di maturare negli spettatori per poter essere
apprezzate. In passato è capitato molte volte - nella musica
come nella letteratura e nel cinema - che il pubblico avesse bisogno
di tempo per decidere se apprezzare o meno un'opera. Di sicuro capita
con gli scritti di Mircea Iliade. Penso che un artista non dovrebbe
girare un film preoccupandosi di quale sarà la prima reazione
del pubblico.
A
Hollywood va molto di moda rifare i film classici, soprattutto quelli
degli anni '70. Le hanno mai chiesto di poter rifare qualcuno dei suoi
capolavori?
Io credo che ogni remake sia uno spreco di energie e di soldi.
I capolavori non si dovrebbero toccare, e penso che i soldi debbano
essere utilizzati per realizzare grandi film che possano aiutare il
pubblico a comprendere la vita.
Percorsi tematici
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Maria Lara.
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