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"Il profeta" di Jacques Audiard

2 febbraio 2010 Recensioni 6 Commenti
Il profeta

Bim, 19 Marzo 2010 – Duro

Il 19enne Malik viene condannato a 6 anni di prigione per aver picchiato un poliziotto. Gli bastano un paio di giorni per capire che per sopravvivere in carcere deve essere più furbo degli altri, perché i mafiosi còrsi gli chiedono di uccidere per loro se non vuole essere ucciso da loro…


Tahar RahimSviluppando con Thomas Bidegain un soggetto di Abdel Raouf Dafri (Nemico Pubblico n° 1) e Nicolas Peufaillit, Jacques Audiard realizza il suo film più complesso e impegnativo, che finisce per essere il migliore della sua carriera. Il profeta è un film di genere duro e puro, ma ha un respiro epico che le pellicole precedenti del regista parigino non avevano e non volevano avere. Audiard e Bidegain creano personaggi interessanti e sfruttano benissimo un’ambientazione di non semplice utilizzo, raccontando una storia perfettamente calata nell’odierna realtà criminale francese e facendone una saga che non ha niente da invidiare a quella del Padrino.

Niels Arestrup e Tahar RahimAudiard si conferma regista asciutto e attento, privo di quegli eccessi stilistici che rovinano ad esempio i film di Oliver Marchal e dotato di grande capacità nel comporre inquadrature e raccontare le ossessioni dei suoi personaggi. Personaggi per i quali sceglie sempre facce atipiche, e attori non necessariamente famosi. In questo caso affida i panni del protagonista ad un quasi esordiente e gli mette a fianco un grande vecchio che qualcuno potrebbe anche trovare fuori parte, e ciò che ottiene è film fulminante ed emozionante, assolutamente eccezionale. Gran Premio della Giuria a Cannes 2009, 9 premi César e una nomination all’Oscar. Forse persino troppo poco.


La locandina franceseTitolo: Il profeta (Un prophète)
Regia: Jacques Audiard
Sceneggiatura: Thomas Bidegain, Jacques Audiard
Fotografia: Stéphane Fontaine
Interpreti: Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Hichem Yacoubi, Reda Kateb, Jean-Philippe Ricci, Gilles Cohen, Antoine Basler, Leïla Bekhti, Pierre Leccia, Foued Nassah, Jean-Emmanuel Pagni, Frédéric Graziani, Slimane Dazi
Nazionalità: Francia – Italia, 2009
Durata: 2h. 29′


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Attualmente ci sono 6 commenti a questo articolo:

  1. max scrive:

    Concordo pienamente sula prima parte della recensione ,anche se l’accostamento con il Padrino lo trovo un po’ lontano dalla realta’ ,piu’ che una saga lo definirei ” il manifesto del nuovo crimine organizzato” fatto di contaminazioni tra religioni, razze e interessi ,in un mondo che e’ cambiato anche il crimine organizzato si e’ mutato innescando nuove realta’ da capire e sviluppare .

    Il miglior film del 2009-2010

  2. Alberto Cassani scrive:

    Il paragone col Padrino è dal punto di vista artistico, di riuscita del film. Ma comunque, se fai caso alla fine lui diventa davvero un Padrino moderno.

  3. max scrive:

    Il finale e’ puro spettacolo ,colpo di genio. Io direi piu’ che padrino “IL PROFETA”.

  4. […] tratta da Cinefile Ti è piaciuto questo articolo? […]

  5. Guido scrive:

    Ciao Alberto.
    Avrei un quesito da proporti. Ieri sera finalmente ho visto il film. Volevo andare a vederlo al cinema, ma tra un impegno e l’altro non ci sono più riuscito, e ieri ho scartato il mio DVD e l’ho guardato. Innanzitutto dico subito, che come realizzazione è ottima, gli attori sono tutti molto bravi, la sceneggiatura è precisa e non ho trovato sbavature.
    Ma arrivo al nocciolo della questione. Come ti ho già detto, ero curioso di mettere a confronto la terzina di capolavori nominati all’Oscar quest’anno e, avendo già visto al cinema “Il Segreto…” e in DVD “Il Nastro Bianco” mi mancava questo. Con mio dispiacere-dato che su questo nutrivo le migliori aspettative-lo devo collocare al terzo posto.Come suddetto il film è praticamente perfetto, ma ciò che lo fa scivolare “in fondo” alla lista è il personaggio di Malik / Rahim. L’attore è bravo, ma….c’è un ma. La mia empatia con il suo personaggio è per me totalmente assente.
    Già dal momento in cui entra in carcere non c’è nulla che mi faccia affezionare a lui (sarà che è un criminale :) ), ma per tutta la durata del film non ha mai un guizzo, mai una battuta che me lo renda simpatico (se così si può dire). Inoltre non cerca di tornare sulla retta via, al contrario… La storia del cinema ci ha mostrato tanti cattivi che comunque avevano dei lati “simpatici” (penso all’ Alex di “Arancia Meccanica”, o ai Tony Montana o Carlito Brigante, o ancora al William Munny de “Gli Spietati”), invece questo ragazzo franco-algerino è sempre serioso e, onestamente, non posso dire di aver “tifato per lui” durante il film, anzi, l’ho guardato con un certo distacco.
    Il mio quesito è: “Ci sono delle cose condivisibili in quello che ho detto o devo farmi vedere da uno bravo???” :D
    Grazie mille per la tua risposta.

  6. Alberto Cassani scrive:

    Non so se Audiard volesse vedere gli spettatori parteggiare per il suo protagonista. Anche all’inizio, quando è più facile stare dalla sua parte, sappiamo talmente poco di lui che siamo confusi riguardo la natura di ciò che gli sta succedendo. “Il profeta” è più o meno la parabola di un novello “Padrino” involontario, che fa quel che fa perché travolto dagli eventi ma sufficientemente sveglio e intelligente da sopravvivere e trovare il modo migliore per uscirne. Certo non suscita simpatia, ma non credo che dovesse suscitarne. Se poi ciò che si vede sullo schermo allontana empaticamente lo spettatore, dipende dai singoli spettatori ma è perfettamente normale che succeda.
    A Venezia quest’anno c’è stato “Essential Killing” di Skolimowski (http://www.cinefile.biz/?p=20933) in cui succede volutamente proprio questo: c’è un protagonista che combina le peggio efferatezze ma in teoria dovremmo comunque temere per la sua sopravvivenza.

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